Riforma epocale delle superiori, ma i regolamenti dove sono?

Mancano i regolamenti per il riordino del sistema delle superiori: il Governo agisce illegittimamente su vari fronti.

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A cinque giorni dall’apertura delle iscrizioni per le scuole secondarie di secondo grado, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca non ha ancora pubblicato i regolamenti approvati dal Consiglio dei Ministri il 4 febbraio 2010, che sono il nucleo della “riforma epocale” dell’intero sistema delle superiori (licei, tecnici, professionali).

C’è un sito ufficiale sulla riforma delle superiori, che però riporta solo gli allegati ai regolamenti, e non i veri e propri testi di legge. Si possono consultare e scaricare i quadri orari degli indirizzi e gli insegnamenti opzionali attivabili, ma le tabelle, di per sé, non possono costituire un testo normativo. Ci sono solo degli schemi di regolamento non ufficiali e senza alcun valore giuridico, a cui però alcune circolari del MIUR fanno riferimento, come segnalato da Mario Piemontese su ReteScuole.

Tali regolamenti dipendono dall’art. 64 comma 4 del decreto legge 112/08, convertito in legge con la legge 133/08, che impegna il MIUR ad effettuare una «revisione dell’attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico del sistema scolastico», però entro «dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto»: considerato che il decreto è stato approvato dal CdM il 25 giugno 2008, siamo ampiamente fuori tempo massimo. Dunque il governo sta usufruendo illegittimamente di una delega legislativa già scaduta da tempo.
Aggiornamento: grazie ad un articolo di ScuolaOggi ho scoperto che l’articolo 17, comma 25, del decreto legge 78/09, recante «provvedimenti anticrisi, nonchè proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali» (?), convertito in legge con la legge 102/09, stabilisce che «Il termine di cui all’articolo 64, comma 4, del medesimo decreto-legge n. 112 del 2008 si intende comunque rispettato con l’approvazione preliminare da parte del Consiglio dei Ministri degli schemi dei regolamenti di cui al medesimo articolo.» Dunque in teoria il termine sarebbe rispettato grazie all’ennesima legge-porcata, in evidente fumus di incostituzionalità (è una forzatura della delega legislativa al Governo).

Anche la Repubblica, ieri, segnalava la confusione generata dalla non pubblicazione di questi fondamentali regolamenti. Infatti, come si può ottemperare ad una legge che non si conosce? Le scuole non sono state messe nelle condizioni di potersi adeguare alla riforma, semplicemente perché essa non è mai entrata in vigore!

Il governo sta già propagandando ai genitori dei futuri studenti delle superiori la sua “riforma epocale” (definita così dall’on. Mariastella Gelmini): ma su quali basi di diritto?

Buono scuola, ovvero come eludere la Costituzione

Roberto Formigoni e Silvio Berlusconi
Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, e Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Ho trovato sul sito di Luciano Muhlbauer, consigliere regionale del PRC, questo interessante documento, che vi invito a leggere: “Il finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia. I numeri, i trucchi e i privilegi.” (2009). Illustra il “modello Formigoni” per i finanziamenti pubblici alla scuola privata in barba all’articolo 33 della nostra Costituzione. Roberto Formigoni è l’attuale (ri)candidato del PDL per la Regione Lombardia, candidatura peraltro illegittima.

La Regione Lombardia ha istituito per gli studenti delle scuole private il “buono scuola”, tecnicamente chiamato “dote per la libertà di scelta”. La ratio di questo provvedimento è, in soldoni: “uno studente deve essere libero di scegliere se andare alla scuola pubblica o in una scuola privata; se la scuola privata richiede una retta, la Regione rimborsa le famiglie, perché se no non siamo tutti uguali”. Insomma, è una libertà di scelta pagata con i soldi dei contribuenti. Dal rapporto si evince che la Regione ha sborsato, nell’A.S. 2008/2009, 44.832.128,25 € di buono scuola per le famiglie degli studenti delle scuole private.

L’articolo 33 della nostra Costituzione stabilisce che:

[…] Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. […]

L’operazione quindi è davvero ai margini della costituzionalità, se non oltre! Infatti il trucco usato da Formigoni e dalla sua combriccola è questo: le scuole private non vengono finanziate direttamente, ma il denaro viene dato alle famiglie, che poi lo useranno per pagare la retta delle scuole private. È un enorme regalo da parte della Regione ai ricchi e alle istituzioni scolastiche private. Ci sarebbero anche altre cose da dire, ma non mi dilungo, rimandando alla lettura del documento.

Tutto questo in tempi di crisi, mentre lo Stato non paga i suoi debiti nei confronti delle istituzioni scolastiche pubbliche.

Scuole in rosso: l'Einstein resiste!

Le scuole sono in rosso, ma il Liceo Einstein di Milano, nonostante i tagli, resiste.

Da tempo si leggono notizie (riporto il Fatto, ScuolaOggi, La Repubblica) che riportano che le scuole sono in grave difficoltà a pagare anche i servizi essenziali, a causa di enormi crediti, meglio detti “residui attivi”, da riscuotere presso il Tesoro.

Secondo Manuela Ghizzoni, Capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, il credito che le scuole vantano nei confronti dello Stato ha raggiunto complessivamente la cifra esorbitante di un miliardo di euro (sì, proprio 109 €!).

Ma cosa fa il ministero? Con la nota 9537 del 2009-12-14 dice questo:

I finanziamenti non vincolati dovranno essere impegnati al perfezionamento dell’obbligazione giuridica (es. contratto collettivo integrativo d’istituto, contratti di supplenza breve, contratti di servizio per la pulizia dei locali, ecc…).
Si segnala l’opportunità di applicare l’avanzo di amministrazione presunto, nell’entità pari al fondo di cassa al netto dei residui passivi, per far fronte ad eventuali deficienze di competenza.
L’avanzo di amministrazione determinato da residui attivi di competenza di questa Direzione Generale, va inserito opportunamente nell’aggregato “Z – Disponibilità da programmare”, fino alla loro riscossione.

Tradotto dal burocratese, vuol dire che le scuole non possono utilizzare i soldi dovuti dallo Stato, non ancora incassati (residui attivi), e  che devono “arrangiarsi” senza, con quello che hanno: l’avanzo di amministrazione degli anni precedenti (cioè il surplus finanziario degli anni precedenti).

Per cosa? Per coprire le spese di funzionamento, cambiando la destinazione originale di quelle somme, violando ogni regola! L’avanzo di amministrazione è infatti composto in gran parte dai contributi volontari che le famiglie versano alle scuole. Tale disposizione contraddice pertanto quanto affermato dal Ministero in precedenza, cioè che “eventuali contributi per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni possono dunque essere versati dalle famiglie solo ed esclusivamente su base volontaria”, e che “non è dunque consentito imporre tasse o richiedere contributi obbligatori alle famiglie di qualsiasi genere o natura per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico”. Insomma, i contributi delle famiglie, che prima servivano per arricchire l’offerta formativa, ora possono essere usati anche per coprire le spese ordinarie di funzionamento (supplenze brevi, Esame di Stato…), poiché il Ministero ha “congelato” i finanziamenti agli istituti.

Le scuole sono costrette ad anticipare i soldi delle famiglie per coprire delle spese che poi lo Stato dovrà (presumibilmente) rimborsare. E per fortuna che esistono i contributi volontari delle famiglie, altrimenti molti istituti sarebbero andati incontro ad un vero e proprio crack finanziario.

La situazione economica del nostro Liceo Einstein, per fortuna, non è drammatica come quella di altri istituti, avendo accantonato nei periodi di vacche grasse un’ingente ed esagerata quantità di denaro. Da un avanzo di 475.012,66 € registrato il 1° gennaio 2009, siamo scesi a 321.759,96 € registrati il 1° gennaio 2010. Questo cambiamento di rotta nella politica finanziaria della scuola (a mio avviso più che giusto!) è dovuto anche all’avvento del nuovo Preside prof. Edgardo Pansoni, subentrato in data 1° settembre 2009 alla prof. Maria Sebastiana Spoliti, che aveva guidato l’Istituto per ben 24 anni (dal 1985).

Bene, passiamo ad esaminare i nostri crediti nei confronti dello Stato (altresì detti residui attivi). Dal Programma Annuale 2010, approvato dal Consiglio di Istituto del 10 febbraio 2010, risultano ben 107.768,70 € nell’aggregato Z (“Disponibilità finanziaria da programmare”). Sono tutte somme che lo Stato ci deve e che non abbiamo ancora riscosso. Di tutti questi residui attivi, 75.687,80 € sono attribuiti all’Esercizio Finanziario 2009, mentre i restanti 32.080,90 € “resistono” e “invecchiano” addirittura dagli esercizi precedenti!
Questi soldi, come ho già detto, non sono programmabili e sono di fatto inutilizzabili fino alla loro riscossione.

Come avrete forse indovinato, la nostra ricchezza (e la nostra sopravvivenza…) dipende in larga parte dal contributo volontario delle famiglie, che ammonta a 120 € annui, per 895 studenti; se tutti pagassero, l’introito per questo Esercizio Finanziario sarebbe di 107.400 €. Beh, più o meno ci siamo: nel “pre-consuntivo” 2009 le somme accertate provenienti dalla voce “contributi famiglie non vincolati” ammontavano a 117.695,00 € (e gli studenti erano un po’ di più); per l’Esercizio Finanziario 2010 sono programmati 102.000,00 €.

Viene allora da chiedersi se la scuola pubblica sia ancora tale, visto che il funzionamento degli istituti dipende necessariamente dai contributi delle famiglie degli studenti. Miei cari Gelmini e Tremonti, rendete il dovuto.