Attenti al bonus maturità: lettera a matteo@governo.it

Il nuovo Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini desidera reintrodurre il bonus maturità per l’ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso. Ho scritto un’email a lei e a Matteo Renzi, fornendo qualche ragione per non farlo.

skull_warning03

—————–

Gentile Presidente del Consiglio, gentile Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca,

sono uno studente di Ingegneria del Politecnico di Milano (ho 20 anni) e in passato mi sono occupato, come blogger, di ammissione ai Corsi di Laurea universitari a numero chiuso e in particolare del cosiddetto “bonus maturità”.

Il bonus maturità è stata una misura introdotta per la prima volta dall’on. Giuseppe Fioroni nel 2007-2008 (quando era al MIUR) e poi ripetutamente prorogata, tanto da trovare prima applicazione solo nel 2013. Ho ricostruito la storia del “bonus” in questo articolo.

Il problema è che in un’intervista al Corriere della Sera il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca prof.ssa on. Stefania Giannini si è detta favorevole alla reintroduzione del bonus, affermando che

Non era il bonus maturità in sé, ma il fatto di aver cambiato le regole in corso, ad aver scatenato il putiferio.

Invece, in più di un articolo, io ho mostrato chiaramente come il meccanismo del “bonus” e dei percentili usati per valutare la carriera scolastica dei diplomati fosse inefficace e fonte di ingiustizie. Al di là delle posizioni – legittime e diverse – che ognuno di noi può avere sul numero chiuso, il meccanismo del bonus presenta proprio delle inconsistenze matematiche non risolubili, che non premiano affatto il “merito” dei candidati ma anzi introducono elementi di aleatorietà.

Questo è dovuto principalmente al fatto che il valore di uno stesso voto di maturità non è uguale su tutto il territorio italiano, e i tentativi di correggere questa stortura usando i percentili portano ad ingiustizie ancora maggiori.

Qui ho criticato la prima versione del “bonus” (prima che fosse “corretto” dall’ex ministro Maria Chiara Carrozza), mostrando – a partire dai dati pubblicati dal MIUR – che in alcune scuole si poteva ambire a 10 punti di bonus con un 80/100 alla maturità, mentre in altre non sarebbe bastato un 100/100 per arrivare al massimo.

Qui invece ho analizzato anche la seconda versione del “bonus”, escogitata dall’ex Ministro Maria Chiara Carrozza. Anche qui sono presenti diversi problemi e in particolare faccio notare come il destino di uno studente (ossia essere ammesso o no a Medicina, per esempio) possa dipendere non dal proprio “merito” ma addirittura dalla classe con cui si viene associati quando si sostiene l’Esame di Stato (questo sempre per colpa dei percentili).

A settembre, ho analizzato i nuovi dati pubblicati dal MIUR: il meccanismo del bonus mostra l’assurdità per cui un voto di 86/100 in un istituto professionale in media “vale” più punti di bonus rispetto ad un 92/100 in un liceo classico. Con un voto di 82/100, per esempio, il 62% delle classi di un professionale avrebbe ottenuto il bonus, mentre solo il 6% delle classi di liceo classico avrebbe ottenuto almeno un punto di bonus.

Come tutti sanno, alla fine il bonus venne abrogato dal Governo con decreto legge e in Parlamento si escogitò una “sanatoria” (emendamento Galan) per limitare i ricorsi amministrativi, che comunque si stanno tuttora abbattendo sulle graduatorie di settembre 2013.

Insomma, il bonus maturità è stato un gran pasticcio. Non credo che a voi e al vostro Governo convenga ripetere quest’esperienza.

Cordiali saluti.

Pietro De Nicolao

Email inviata a:

Annunci

Contributo scolastico: durissima nota MIUR contro i ricatti alle famiglie

Berlusconi: "Vi restituirò il contributo volontario"Torno ad occuparmi, dopo pochi giorni, del “contributo volontario” richiesto da molte scuole alle famiglie degli studenti, talvolta con minacce e ricatti.

Infatti il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ancora guidato da Francesco Profumo (che rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti) ha emanato una durissima nota (la n. 593 del 7 marzo 2013) proprio su questo argomento. Non avevo mai visto un documento ufficiale così cattivo, e lo dice uno che non risparmia certo critiche a nessuno.

Il servizio delle Iene sui contributi scolastici deve aver fatto incazzare degli alti dirigenti ministeriali… come iene.

Il capo del Dipartimento per l’Istruzione, Lucrezia Stellacci, richiama la propria precedente circolare, deplora “comportamenti vessatori e poco trasparenti”, ribadisce il diritto ad un’istruzione gratuita ed obbligatoria ed arriva a citare l’art. 23 della Costituzione (“Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.“).

Il MIUR ritiene che “simili comportamenti, oltre a danneggiare l’immagine dell’intera amministrazione scolastica e minare il clima di fiducia e collaborazione che è doveroso instaurare con le famiglie” – argomento centrale del mio precedente post – “si configurino come vere e proprie lesioni al diritto allo studio costituzionalmente garantito”.

Continuano i (meritati) schiaffoni ai dirigenti irresponsabili: “subordinare l’iscrizione degli alunni al preventivo versamento del contributo non solo è illegittimo, ma si configura, per i soggetti che sono responsabili della gestione, come una grave violazione dei propri doveri d’ufficio“.

Invita infine i direttori degli Uffici Scolastici Regionali a verificare e punire gli abusi; auspica che i revisori dei conti svolgano specifici controlli sulle richieste di contributi alle famiglie.

Il sindacato FLC CGIL un anno fa guardava con fastidio – in nome di una mal interpretata autonomia scolastica – il fatto che il Ministero facesse il proprio dovere, richiamando i dirigenti alla legalità:

Noi riteniamo che le scuole della Repubblica abbiano tutti gli strumenti per autoregolarsi: sanno agire in trasparenza, sanno come chiedere, quando ne hanno necessità, piccoli contributi volontari alle famiglie degli alunni chiarendone la destinazione e rendicontando ai diretti interessati sul loro utilizzo.

Sì, certo, si è proprio visto come i presidi si sono autoregolati: con ricatti ed estorsioni alle famiglie… e la CGIL lo sapeva benissimo sin da allora. Poi però ci si lamenta delle vessazioni alle famiglie, quando non si è fatto nulla per punire i responsabili.

Gli abusi relativi ai contributi volontari sono ben noti da anni e i dirigenti scolastici che li compiono spesso si autodenunciano lasciando prove scritte, inconfutabili e pubbliche: le proprie circolari. Che cosa si aspetta? Applichiamo un po’ di meritocrazia: voglio vedere rotolare qualche testa!

Del contributo scolastico, o di come le scuole tradiscono la fiducia degli studenti

Contributo volontario: cos'è e perché ci serveNon è la prima volta che mi occupo dei contributi scolastici o “contributi volontari” in questo blog.

Per chi fosse arrivato ora, si dice contributo scolastico una donazione, di importo prefissato, che gli istituti scolastici possono richiedere alle famiglie dei propri studenti; i contributi scolastici si versano sui conti correnti delle scuole. Il contributo è cosa ben diversa dalle tasse scolastiche, che sono in genere di entità minore (meno di 20€ all’anno), sono obbligatorie e vanno versate allo Stato. Per le tasse scolastiche sono inoltre previste delle esenzioni per i meno abbienti.

Qual è il problema? I contributi volontari spesso sono fatti passare come obbligatori, alla stregua delle tasse.

Il concetto è stato ripetuto innumerevoli volte anche dagli alti dirigenti MIUR, ma pare che alcuni dirigenti scolastici non l’abbiano capito appieno. Rileggiamo tutti insieme, a voce alta, la FAQ del Ministero dell’Istruzione.

In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità, non è consentito richiedere alle famiglie contributi obbligatori di qualsiasi genere o natura per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro), fatti salvi i rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali ad es: assicurazione individuale degli studenti per RC e infortuni, libretto delle assenze, gite scolastiche, etc.). Eventuali contributi per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni possono dunque essere versati dalle famiglie solo ed esclusivamente su base volontaria. I contributi scolastici sono deliberati dai Consigli di Istituto. Il comma 622 della legge 27 Dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007), intervenendo nuovamente sul tema dell’innalzamento dell’obbligo di istruzione, della durata di dieci anni, ha tra l’altro stabilito che “resta fermo il regime di gratuità ai sensi degli articoli 28, comma 1, e 30, comma 2, secondo periodo, del Decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226”.

Oltre a ciò, raccomando anche la lettura della Circolare Ministeriale del Capo del dipartimento per l’istruzione Lucrezia Stellacci (2012-03-20), che ribadisce la volontarietà dei contributi scolastici.

Tutto questo è bastato? No. Un ottimo servizio delle Iene mostra che, a febbraio 2013, alcuni dirigenti scolastici continuano a richiedere un balzello obbligatorio mediante ricatti e minacce agli studenti e alle famiglie.

Ora, i dirigenti intervistati – di cui avrei evitato di oscurare la faccia – sono ignoranti o in malafede? Io propendo per la seconda ipotesi: infatti non cambiano idea nemmeno quando l’intervistatrice delle Iene mostra loro i chiarissimi testi normativi, fonti primarie per eccellenza, che dovrebbero dissipare ogni dubbio. Alcuni manifestano una spaventosa ignoranza giuridica: pensano che la delibera del Consiglio di Istituto sul contributo volontario possa scavalcare una disposizione di legge (la finanziaria 2007, approvata dal Parlamento); altri sono semplicemente arroganti.

L’imposizione fiscale, cioè la facoltà dello Stato di prendere parte della ricchezza privata dei cittadini per erogare dei servizi alla collettività, non è una cosa da prendere alla leggera: ha delle importanti implicazioni giuridiche, filosofiche, economiche e sociali. Nessuno si deve arrogare il diritto di imporre tributi, se non è autorizzato dalla legge.

La gravità del fatto, più che nell’entità delle somme estorte (che è pure abbastanza elevata: si arriva ai 200€ a testa), sta nell’abuso della fiducia che gli studenti e le loro famiglie ripongono nell’istituzione scuola. Una persona normale di solito non sta a chiedersi se ciò che fa la scuola sia legale o no, ma lo dà per scontato: se neppure la scuola si comporta secondo le leggi, chi diavolo dovrebbe farlo? La scuola deve essere autorevole, ma non lo è se abusa della propria autorità.

Le domande demenziali del quiz del concorso per docenti

Tra le domande: “Queste matite sono di Patrizia. Patrizia possiede delle matite?”
“Quale parola contiene una lettera ripetuta esattamente cinque volte?”
“Si possono rinominare file e cartelle?”

Genius memeCome tutti saprete, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha recentemente bandito un concorso a cattedre per assumere nuovi insegnanti. Bene, direte, ma come funziona?

La prima “prova” di questo concorso è un quiz preselettivo a scelta multipla. Il decreto 82/2012 fissa le regole: la prova è computer based, dura 50 minuti per 50 domande. Una risposta corretta vale 1 punto, una risposta errata -0.5, una risposta non data 0. La soglia della sufficienza è 35/50. Le 50 domande sono suddivise in più argomenti:

  • 18 domande di capacità logica
  • 18 di comprensione del testo
  • 7 di competenze digitali
  • 7 di conoscenza della lingua straniera (a scelta tra inglese, francese, tedesco e spagnolo).

Il MIUR ha pubblicato sul proprio sito un esercitatore online (scritto in Java) con cui gli aspiranti professori potranno esercitarsi direttamente sul database da cui verranno estratte le domande. Il sito del MIUR non permette di scaricare tutte le domande né tantomeno le risposte, ma alcuni docenti volonterosi si sono presi la briga di archiviare le batterie dei test.

Spinto da un articolo de il Post, ho deciso di mettermi alla prova, certo che, da povero studente neodiplomato, non mi sarei neppure avvicinato alla sufficienza. È un concorso per insegnanti, non avrei certo potuto passarlo.

The Ficientis

Vediamo alcune domande, tratte tutte – tranne per l’ultima – dalla prima batteria di test.

Nota: le domande di competenze digitali meritano una trattazione a parte, svolta in modo eccellente da Renzo Davoli, professore associato di Informatica all’università di Bologna. Ecco a voi la galleria degli orrori informatici! Da studente del primo anno di ingegneria informatica, non posso che condividere le conclusioni del prof.

Si parte da una domanda di insiemistica spicciola. Dai, sarà una di quelle facili…

Dom1

Ecco a voi una temibile equazione algebrica di primo grado! L’uso della X come incognita standard deve essere sconosciuto, al Ministero.

Dom2

Continua a leggere “Le domande demenziali del quiz del concorso per docenti”

Concorso per presidi: l’ennesimo EPIC FAIL targato Profumo

Il Ministero tecnico dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, presieduto dal prof. Francesco Profumo, ultimamente non ne imbrocca una giusta.

I quiz preselettivi per il Tirocinio Formativo Attivo – preparati da un team di esperti nominati da Mariastella “Tunnel” Gelmini (AHAHAHAHAH) – contenevano diverse domande sbagliate. Il MIUR è stato costretto a scusarsi e ad “abbuonare” una notevolissima parte dei quesiti affinché l’intera procedura non fosse affondata dai ricorsi. La pezza si è rivelata forse peggiore del buco, perché ciò ha comprensibilmente scatenato le ire dei candidati che avevano superato il quiz e si sono invece ritrovati superati da candidati che sarebbero stati bocciati.

Le abilitazioni nazionali per i professori universitari stanno procedendo male, anzi malissimo. Se ne sta occupando nel dettaglio la redazione di ROARS (di cui fa parte anche mio papà). Le irregolarità sono tali che è prevedibile che l’intero bando sarà disintegrato dai ricorsi amministrativi.

Ma un terzo, catastrofico fallimento si profila all’orizzonte: quello del concorso per dirigenti scolastici. Il concorso si compone di un “quiz” preselettivo – che se non superato dai candidati impedisce il proseguimento nel concorso – di due prove scritte e di una prova orale. Già il numero di domande errate e ambigue nel “quizzone” iniziale aveva fatto presagire il peggio, tuttavia la questione sembrerebbe assestata senza sostanziali conseguenze.

Il punto critico è però un altro. Per garantire equità ed imparzialità nella valutazione delle prove scritte dei candidati, si procede in questo modo: l’aspirante preside svolge la propria prova (su cui non è scritto il nome) e la inserisce in una busta grande. Scrive poi il proprio nome in un cartoncino, lo pone in una busta piccola, la sigilla, inserisce la busta piccola dentro la busta grande, che infine chiude e consegna. La commissione apre tutte le buste grandi (ma non quelle piccole), corregge e dà il voto alle prove. Solo successivamente la commissione apre le buste piccole e attribuisce i voti ai candidati. In questo modo i commissari non sanno a chi appartenga la prova che stanno correggendo.

Ma alcuni candidati lombardi si accorgono che le buste piccole sono trasparenti e che il nome del candidato è visibile in controluce anche prima di aprire la busta piccola. Il principio dell’anonimato è dunque stato violato: i candidati presentano ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, che lo accoglie (sentenza 1489 del 18 luglio 2012), annullando gli atti delle prove scritte del concorso in Lombardia.

L’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR. Il presidente del Consiglio di Stato (decreto 3218 del 3 agosto 2012) sospende temporaneamente l’efficacia della sentenza del TAR autorizzando il proseguimento del concorso.

Oggi però la Sezione Sesta del Consiglio di Stato respinge l’istanza cautelare dell’USR Lombardia (ordinanza 3295 del 28 agosto 2012), bloccando ancora il concorso. I giudici ritengono infatti:

[…] che, in relazione al merito della controversia, il rispetto del principio dell’anonimato degli elaborati nelle prove concorsuali costituisce garanzia ineludibile di serietà della selezione e dello stesso funzionamento del meccanismo meritocratico, insito nella scelta del concorso quale modalità ordinaria di accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni (art. 97 Cost.) (tra gli altri, Cons. Stato, Sez. VI, 6 aprile 2012, n. 1928);

che, nella specie, tale principio non è stato rispettato; […]

La sentenza definitiva di merito sarà emessa dal Consiglio di Stato nell’udienza pubblica del 20 novembre 2012.

Non sono un giurista, ma con queste premesse credo che i giudici del Consiglio di Stato non saranno affatto clementi riguardo alla questione dell’anonimato e delle buste trasparenti. La situazione si sta trasformando in un vero e proprio disastro: 500 scuole lombarde rimarranno senza presidi in una situazione cronica e prolungata di penuria di dirigenti; inoltre, i candidati che hanno onestamente superato tutte le prove, avendo speso soldi e tempo per prepararsi e partecipare al concorso, si ritrovano raggirati e danneggiati dall’incompetenza dell’amministrazione pubblica, che non è stata in grado di acquistare delle buste sufficientemente opache.

Vi è inoltre il rischio che, sulla scia lombarda, simili ricorsi siano accolti anche nelle altre regioni italiane, demolendo, per effetto domino, l’intero concorso su scala nazionale.

Meno male che questo era il governo dei tecnici, loro sì che sono competenti, dicevano. Figuriamoci gli altri.

Se Profumo fosse Ministro della Magia, Harry Potter sarebbe fuoricorso

Silente
Il Magnifico Rettore Albus Percival Wulfric Brian Silente. Dalla lunghezza della barba si evince che il suo mandato è stato prorogato più di una volta.

La riforma universitaria e la rivoluzione del merito non risparmiano neppure Hogwarts. A nove mesi dalla nomina di Francesco Profumo a Ministro della Magia, quali sono le novità nel magico mondo dell’università?

L’ammissione a Hogwarts è ora a numero chiuso con i test a crocette; alcune domande però erano sbagliate e sono state “abbuonate”. Le comunicazioni via civetta tra ateneo e studenti sono state sostituite da una comoda ed economica interfaccia web. Il Ministero, con suo provvedimento, ha permesso a Silente – noto barone universitario sfuggito al pensionamento letteralmente per magia – di aumentare le tasse universitarie, e pare che zio Vernon sia assai restio a pagarle.

Harry, Ron ed Hermione rientrano nell’ampia schiera degli studenti fuoricorso: infatti hanno passato l’ultimo anno di scuola a cercare gli Horcrux e a combattere Voldemort. Come suggerisce intelligentemente il Ministro, avrebbero potuto svolgere un simile lavoro part-time e conciliarlo con gli studi. La spending review si è giustamente abbattuta sugli studenti fuoricorso fannulloni con una stangata dal 25% al 100% sulle tasse universitarie.

Il Ministro si dichiara soddisfatto di tutti risultati raggiunti.

Continua a leggere “Se Profumo fosse Ministro della Magia, Harry Potter sarebbe fuoricorso”

Oops!… I Did It Again: caro libri al liceo Einstein di Milano

Britney Spears: Oops!... I Did It AgainAncora una volta il Liceo Scientifico Einstein supera i tetti di spesa stabiliti dal Ministero dell’Istruzione sui libri di testo: spese fuori controllo per le famiglie degli studenti. I docenti trasgrediscono impunemente il budget di spesa imposto loro dal Ministero dell’Istruzione, senza che la dirigenza glielo impedisca. Nessuna notizia nemmeno dal fronte dei rappresentanti dei genitori e degli studenti.

La prima segnalazione del problema caro-libri (insieme alla denuncia del Dirigente Scolastico all’Ufficio Scolastico Regionale) sortì effetti molto positivi nell’anno successivo, ma l’effetto deterrente non è durato.

I tetti di spesa stabiliti annualmente dal Ministero dell’Istruzione per i libri di testo di ogni tipologia di scuola sono “elastici”: possono essere superati fino al 10%, ma in questo caso il Collegio dei Docenti deve fornire un’opportuna motivazione e farla approvare dal Consiglio di Istituto (D.M. 43/2012). Il Consiglio di Istituto non ha, ad oggi, approvato alcuna deroga. Comunque, due classi superano il limite ben oltre il 10% di tolleranza.

Di seguito è riportata la tabella con il costo complessivo dei libri segnalati come “da acquistare” per ogni sezione, confrontati con quelli massimi previsti dal Decreto Ministeriale. Le classi che superano il limite entro il 10% sono colorate di grigio, quelle che lo superano oltre il 10% sono colorate di rosso. Il noioso lavoro di scaricamento delle liste e di calcolo è stato effettuato da Simone Fiorentino e successivamente ricontrollato da me.

Classe 1 2 3 4 5
Max € 320,00 € 223,00 € 320,00 € 288,00 € 310,00
A € 275,90 € 129,55 € 244,85 € 204,75 € 318,15
B € 252,75 € 85,75 € 282,85 € 178,60 € 286,15
C € 339,15 € 134,55 € 319,85 € 204,35 € 334,00
D € 348,75 € 172,30 € 290,05 € 237,40 € 320,00
E € 393,60 € 130,95 € 314,45 € 277,95 € 331,80
F € 353,95 € 119,00 € 268,45 € 178,65 € 277,30
G € 348,75 € 108,85 € 259,25 € 222,05 € 283,80
H € 340,40 € 129,55
I € 337,25 € 100,95
L € 111,75
M € 106,85

11 classi superano complessivamente il limite di spesa; di queste, 2 prime lo superano di oltre il 10%. Le classi interessate sono solo prime e quinte.

La maggior parte degli sforamenti avviene nelle classi prime: questa è una bella vigliaccheria perché i “primini” e i loro genitori sono generalmente – senza offesa – quelli meno informati e che hanno meno strumenti per difendersi dagli abusi della scuola.

È così difficile capire che le disposizioni ministeriali vanno rispettate? Dinanzi a quest’ostinata e recidiva aggressione ai portafogli delle famiglie, ho denunciato oggi stesso la situazione all’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, come feci due anni fa.

Avanzai in Consiglio di Istituto, tempo fa, una proposta per la soluzione finale del problema caro-libri. Inutile dire che fu respinta.