Un governo poco trasparente

FOIASolo nel nostro Paese il Governo riesce ad approvare un decreto legislativo sulla trasparenza delle informazioni nelle Pubbliche Amministrazioni… senza rendere pubblico il testo del decreto!

Il decreto in questione è di fondamentale importanza perché riguarda le politiche di accesso ai documenti delle Pubbliche Amministrazioni e dunque il controllo dell’operato di esse da parte dei singoli cittadini. Da tempo si spinge per l’approvazione di un FOIA (Freedom Of Information Act) da parte del Governo Italiano.

Infatti, dal comunicato stampa della chiusura del CdM si apprende che:

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva, su proposta del Ministro della pubblica amministrazione e semplificazione, il decreto con la disciplina degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle PA. Il testo conferma sostanzialmente l’impianto di quello già approvato in sede preliminare. Infatti sono state introdotte limitate modifiche, in massima parte di carattere tecnico e formale, in accoglimento di osservazioni contenute nei pareri del Garante della privacy e delle vari componenti della Conferenza Unificata (Regioni, province e Comuni).

Segue una descrizione sommaria del decreto sulla trasparenza, che contiene anche molte belle cose, ma… manca il testo!

Un altro esempio di scarsa trasparenza è sicuramente quello del decreto attuativo della riforma Gelmini sul diritto allo studio. Tutti ne parlano: l’Unione degli Universitari lo deplora, i ciellini lo esaltano, il Ministro Profumo in persona difende la sua «proposta» (quale? sul sito del MIUR non c’è!), ma sembra impossibile leggere il testo di questa bozza e farsi un’opinione autonoma.

È purtroppo consolidata la pessima prassi secondo la quale il Consiglio dei Ministri approva atti il cui testo viene diffuso solo molti giorni dopo, magari prestandosi ad ulteriori modifiche, fuori da ogni circuito istituzionale. Si lascia che alcune, frammentarie, informazioni trapelino alla stampa in modo da “sondare” preliminarmente gli umori dell’opinione pubblica e “aggiustare” di conseguenza gli atti. Questo modo di procedere è oltraggioso e offensivo dell’intelligenza dei cittadini; non permette un’adeguata discussione pubblica dei provvedimenti governativi.

Senza un accesso diretto e ufficiale ai testi degli atti del Governo, la partecipazione democratica dei cittadini risulta molto difficile. Non è più rimandabile una riforma incisiva sulla pubblicità degli atti del Governo Italiano.

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Autore: pietrodn

Sono nato nel 1993 e studio Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano. Amo leggere, programmare, costruire cose. Nella mia vita sono stato un Wikipediano e ho fatto parte del Consiglio di Istituto della mia scuola che è il Liceo Scientifico "Albert Einstein" di Milano. I miei interessi spaziano dall'informatica nelle sue diverse espressioni fino alla politica universitaria e a tutte le cose che possono definirsi geek.

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