DDL Aprea sugli organi collegiali della scuola al Senato: il punto della situazione

Valentina ApreaNelle recenti manifestazioni di piazza gli studenti hanno protestato contro il disegno di legge ex-Aprea sulla riforma degli organi collegiali della scuola. Ma cos’è questo disegno di legge, che cosa prevede e a che punto è del suo iter parlamentare?

Dal 2008 – data in cui l’ex deputata Valentina Aprea, ex presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, presentò la prima versione del disegno di legge – vi sono stati parecchi cambiamenti al ddl. L’iter del disegno di legge è stato piuttosto complesso, e potete trovare i dettaglisul sito del Senato. Quello che c’è da sapere è che il ddl è stato assegnato alla Commissione Cultura della Camera in sede legislativa, e, dopo essere stato approvato, è passato all’esame del Senato. Sede legislativa significa che la commissione parlamentare può legiferare direttamente senza che sia necessario il voto dell’intera aula sul provvedimento. Questa scelta è stata criticata da più parti, poiché fa passare in sordina l’esame parlamentare di un provvedimento di una certa importanza.

Prima di procedere, le fonti: il testo completo e aggiornato del PDL 953 “ex-Aprea” (10 ottobre) e il dossier del Senato (a vostro rischio e pericolo: sono 72 pagine di linguaggio altamente burocratico).

L’autonomia statutaria delle scuole

Il cuore del provvedimento è l’autonomia statutaria delle singole istituzioni scolastiche. Attualmente tutte le norme sulla composizione, sull’elezione e sul funzionamento degli organi collegiali della scuola (consigli di classe, consiglio di istituto, giunta esecutiva, organo di garanzia, …) sono definite dal Testo Unico sulla Scuola (d.lgs. 297/94) e da altri provvedimenti di rango minore (DPR, Ordinanze Ministeriali, Decreti Ministeriali, circolari attuative). Ora queste norme sono per ora definite in modo unico, inequivoco, chiaro, centrale, uguale per tutti.

Il DDL Aprea scardina quest’impostazione, stabilendo che gli statuti delle istituzioni scolastiche regolano l’istituzione e la composizione degli organi interni, nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità scolastica. Questo significa che ogni scuola dovrà scrivere il proprio regolamento elettorale, che sarà ovviamente diverso da istituto ad istituto.

Proporzionale con sbarramento al 5% o maggioritario a doppio turno? Oppure una cosa semplice, come un maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi unito per il rimanente 25% dei seggi assegnati al recupero proporzionale dei più votati non eletti? (Come lo famo? O famo strano!) Verrà fuori il peggio del peggio: speriamo almeno che le scuole abbiano il buon senso di copiare dei regolamenti “modello” e non facciano pasticci.

Inoltre, come vedremo approfonditamente dopo, il diritto degli studenti e dei genitori di riunirsi e di partecipare alle decisioni della scuola sarà più o meno ampio a discrezione della scuola stessa.

Il Consiglio dell’Autonomia (ex Consiglio di Istituto)

FacepalmVediamo nel dettaglio i nuovi organi collegiali. Il Consiglio di Istituto è sostituito dal Consiglio dell’Autonomia, che per cominciare è più piccolo: se il CdI comprendeva fino a 19 componenti per le scuole da più di 500 studenti, il CdA è composto da un minimo di 9 e da un massimo di 13 persone. In relazione alle recenti norme sul dimensionamento delle scuole, non è una scelta intelligente. È forse giusto che i 1000 o 1500 studenti di una grande scuola abbiano solo 2 rappresentanti? I consiglieri non percepiscono (per legge!) alcun compenso o gettone di presenza: ridurne il numero non comporterà alcun risparmio.

Il Consiglio dell’Autonomia assorbe tutte le funzioni del CdI: delibera il bilancio di previsione e consuntivo, approva i regolamenti e il Piano dell’Offerta Formativa (POF). Ma soprattutto può modificare lo Statuto della scuola con un maggioranza qualificata dei 2/3. Per approvare il bilancio, cambiare il regolamento di istituto e designare i membri del nucleo di autovalutazione è obbligatoria l’iniziativa del dirigente scolastico. I consiglieri non possono neppure presentare autonomamente proposte di modifica al Regolamento di Istituto: che assurdità antidemocratica! Questo divieto non è previsto per lo Statuto o per il Regolamento relativo al funzionamento del Consiglio dell’Autonomia. È come se, in Parlamento, i parlamentari non potessero presentare disegni di legge ordinari, ma potessero solo presentare disegni di legge costituzionali o proposte di modifica ai regolamenti parlamentari.

Il Consiglio dura in carica tre anni, fatta eccezione per la rappresentanza degli studenti che si rinnova annualmente. Il Consiglio sarebbe presieduto da un genitore e gli studenti minorenni non avrebbero diritto di voto in materia finanziaria: qui nessun cambiamento rispetto alla normativa vigente.

Ecco il rebus! Art. 3, comma 4: Lo statuto deliberato dal consiglio dell’autonomia è sottoposto al controllo formale da parte dell’organismo istituzionalmente competente. Qual è l’organismo competente? Gli estensori della legge non si sono degnati di specificarlo. L’impressione è che difficilmente ci sarà un controllo formale sugli atti dei singoli consigli dell’autonomia (se già ora un preside che calpesta le decisioni del Consiglio di Istituto e non controlla il rispetto dei tetti di spesa per i libri di testo non subisce provvedimenti disciplinari, figuriamoci che gran controlli ci saranno). Il rebus continua nel comma 5: Nel caso di persistenti e gravi irregolarità o di impossibilità di funzionamento o di continuata inattività del consiglio dell’autonomia, l’organismo istituzionalmente competente [quale??] provvede al suo scioglimento, nominando un commissario straordinario che resta in carica fino alla costituzione del nuovo consiglio.

Come si compone il Consiglio dell’Autonomia? Autonomamente, secondo lo Statuto… con dei vincoli (art. 4):

  1. Il consiglio dell’autonomia è composto da un numero di membri compreso fra nove e tredici.
  2. il dirigente scolastico è membro di diritto[come prima]
  3. nelle scuole del primo ciclo [elementari e medie], la rappresentanza eletta dai genitori è paritetica con quella eletta dai docenti; [come prima]
  4. nelle scuole secondarie di secondo grado [superiori], la rappresentanza eletta dai genitori e dagli studenti, in numero pari per ciascuna delle due componenti, è complessivamente paritetica con quella eletta dai docenti[come prima]
  5. del consiglio fa parte un rappresentante eletto dal personale amministrativo, tecnico e ausiliario [bidelli, segretari e tecnici di laboratorio];
  6. il consiglio può essere integrato, con il voto favorevole almeno dei due terzi dei componenti del consiglio stesso, da ulteriori membri esterni […] in numero non superiore a due, che non hanno diritto di voto.
  7. Il direttore dei servizi generali e amministrativi fa parte del consiglio dell’autonomia, senza diritto di voto, con funzioni di supporto tecnico-amministrativo e svolge le funzioni di segretario del consiglio.

Dall’ultimo punto si evince che le critiche relative all’aziendalizzazione e alla privatizzazione delle scuole pubbliche sono del tutto infondate, per quanto riguarda questa versione del DDL: i membri esterni non hanno diritto di voto. Chi mai desidererebbe far parte di un Consiglio dell’Autonomia senza avere diritto di voto? Le proteste di quel genere erano invece del tutto sensate in passato: la primissima versione (2008) del DDL Aprea permetteva addirittura alle scuole di trasformarsi in fondazioni, e dava ai membri esterni del CdA il diritto di voto.

La legge non proibisce che i rappresentanti siano scelti con un concorso di bellezza.

Il comma 2 dell’articolo 4 stabilisce che le modalità di costituzione delle rappresentanze dei docenti, dei genitori e degli studenti sono stabilite dal regolamento di cui all’articolo 3, comma 1, lettera b). Come detto prima, infatti, ogni scuola dovrà redigere il proprio regolamento elettorale. Notare che la legge dice “modalità di costituzione”, non “modalità di elezione”: sarebbe pienamente legittimo, in teoria, un sistema elettorale in cui i rappresentanti di istituto fossero sorteggiati tra gli studenti (come nelle polis dell’antica Grecia). O magari si sceglieranno mediante un concorso di bellezza, o in base ai risultati scolastici (secchioni al potere!), o per co-optazione (principato adottivo, stile Nerva e Traiano). Dipende tutto da quale “modalità di costituzione” è specificata nel regolamento.

Risolvendo il problema con i vincoli dati, le uniche composizioni legittime del CdA sono le seguenti:

  • in ogni caso fanno parte del CdA DS, DSGA e 1 ATA (3 membri)
  • ipotesi 1 (superiori): 2 genitori, 2 studenti, 4 insegnanti (totale 11 membri) + eventuali 2 esterni
  • ipotesi 2 (superiori): 1 genitore, 1 studente, 2 insegnanti, 2 esterni (totale 9 membri)
  • ipotesi 1 (primarie): 2 genitori, 2 insegnanti, 2 esterni (totale 9 membri)
  • ipotesi 2 (primarie): 3 genitori, 3 insegnanti (totale 9 membri) + eventuali 2 esterni
  • ipotesi 3 (primarie): 4 genitori, 4 insegnanti (totale 11 membri) + eventuali 2 esterni
  • ipotesi 4 (primarie): 5 genitori, 5 insegnanti (totale 13 membri), nessun esterno

Consiglio dei Docenti e Consigli di Classe

Il Collegio dei Docenti è sostituito dal Consiglio dei Docenti, che ne assume le funzioni. L’unica differenza è che il funzionamento del Consiglio sarà normato da un proprio regolamento e dallo Statuto, proprio come il Consiglio dell’Autonomia. Il Consiglio dei Docenti mantiene un collegamento costante con gli organi che esprimono le posizioni degli alunni, dei genitori e della comunità locale (art. 6, comma 2).

Il DDL abroga le norme che regolano i Consigli di Classe (elezione, composizione, funzionamento), e le sostituisce con poche righe, delegando – al solito – la scrittura di queste norme agli Statuti.

Lo statuto disciplina la composizione, le modalità della necessaria partecipazione degli alunni e dei genitori alla definizione e al raggiungimento degli obiettivi educativi di ciascuna classe. (art. 6, comma 4)

Il consiglio di classe è composto dai docenti di ciascuna classe, dai rappresentanti dei genitori e, nella scuola secondaria di secondo grado, dai rappresentanti di classe degli studenti. (art. 6, comma 6)

Non è definita né la proporzione delle rappresentanze di studenti e genitori, né la modalità di elezione. Anche qui, teoricamente, sarebbe legittimo sorteggiare i rappresentanti di classe.

Nucleo di autovalutazione e conferenza di rendicontazione

La scuola ha l’obbligo di costituire un nucleo di autovalutazione dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità complessive del servizio scolastico (art. 8). La composizione del nucleo è determinata dallo Statuto: comprende tra i 5 e i 7 componenti, tra cui almeno un soggetto esterno e almeno un rappresentante, rispettivamente, di docenti, studenti e genitori.

Il nucleo di autovalutazione, coinvolgendo gli operatori scolastici, gli studenti e le famiglie, predispone un rapporto annuale di autovalutazione, anche sulla base dei criteri, degli indicatori nazionali e degli altri strumenti di rilevazione forniti dall’INVALSI.

Tale rapporto è assunto come parametro di riferimento per l’elaborazione del piano dell’offerta formativa e del programma annuale delle attività, nonché della valutazione esterna della scuola realizzata secondo le modalità che saranno previste dallo sviluppo del sistema nazionale di valutazione.

L’idea di fondo è assai interessante, poiché si obbligano le scuole ad interrogarsi sull’effettiva qualità del servizio, ma le disposizioni restano vaghissime: non si capisce quali debbano essere gli strumenti concreti – al di là delle prove INVALSI, su cui sono stati fatti discorsi infiniti – da usare per valutare la didattica, e non si capisce nemmeno se e come il rapporto annuale di autovalutazione andrà ad influire su qualche aspetto della scuola, oppure rimarrà fine a se stesso.

È vero che il rapporto funge da punto di riferimento per l’elaborazione del POF; tuttavia, una scuola può scrivere un POF bellissimo e contemporaneamente offrire agli studenti un servizio complessivo scarso a causa – ad esempio – delle strutture inadeguate, della scarsa pulizia o di alcuni docenti incompetenti. Come si interviene concretamente su questi aspetti non burocratici a partire dal rapporto di autovalutazione? Non si parla minimamente di valutazione degli insegnanti, né di questionari da sottoporre agli studenti. Si sa che il rapporto di autovalutazione dovrà giustamente essere reso pubblico, ma non si sa che cosa conterrà.

L’art. 9 obbliga invece il Consiglio dell’Autonomia a promuovere annualmente una conferenza di rendicontazione sulle attività del POF, aperta a tutte le componenti della scuola, e a trasmetterne una relazione all’ufficio scolastico regionale. Un’altra idea interessante espressa con parole troppo vaghe.

Peccato, è un’occasione mancata.

Sostituiamo organi inutili con altri organi inutili (cambiando i nomi)

Il DDL abroga:

  • il consiglio scolastico distrettuale
  • il consiglio scolastico provinciale
  • il consiglio nazionale della pubblica istruzione

E istituisce, con un politichese spinto, un po’ di carrozzoni di Stato di cui faremmo felicemente a meno:

  • il Consiglio nazionale delle autonomie scolasticheun organo di partecipazione e di corresponsabilità tra lo Stato, le regioni, gli enti locali e le autonomie scolastiche nel governo del sistema nazionale di istruzione. È altresì organo di tutela della libertà di insegnamento, della qualità della scuola e di garanzia della piena attuazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche
  • le conferenze regionali del sistema educativo, scolastico e formativo: svolgono attività consultiva e di supporto nelle materie di competenza delle regioni, o su richiesta di queste, esprimendo pareri sui disegni di legge attinenti al sistema regionale
  • le conferenze di ambito territoriale: sono il luogo del coordinamento tra le istituzioni scolastiche, gli enti locali, i rappresentanti del mondo della cultura, del lavoro e dell’impresa di un determinato territorio

Se qualcuno ci avesse capito qualcosa, è gentilmente pregato di pubblicare una traduzione. Grazie.

Assemblee degli studenti e dei genitori

Il punto più critico del DDL è il disprezzo per le assemblee partecipative di studenti e genitori, che risultano abrogate. Se il d.lgs. 297/94 definiva precisamente le modalità di assemblea di studenti e genitori negli articoli da 12 a 15, il DDL Aprea li abroga e li sostituisce con l’art. 7, composto da un solo, genericissimo, comma:

Le istituzioni scolastiche, nell’ambito dell’autonomia organizzativa e didattica riconosciuta dalla legge, prevedono forme di partecipazione degli studenti e delle famiglie alle attività della scuola e garantiscono loro l’esercizio dei diritti di riunione, di associazione e di rappresentanza.

Il diritto degli studenti di riunirsi dipenderà dallo Statuto: se ad esempio lo Statuto non prevede assemblee di classe, non ci saranno assemblee di classe. I rappresentanti degli studenti pro-tempore dovranno impegnarsi a promuovere uno Statuto che sia favorevole alla propria componente: altrimenti, gli studenti nella loro scuola verranno messi a tacere per sempre.

È evidente il paradigma malato che si vuole imporre: se prima i diritti erano garantiti con certezza dalla legge ed erano uguali per tutti, ora dipenderanno dalla negoziazione tra le parti in ogni singolo istituto: gli studenti di scuole diverse avranno diritti diversi.

Nessuno vuole questo genere di autonomia. Questo è inaccettabile.

Precedenti post sul DDL Aprea:

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Autore: pietrodn

Sono nato nel 1993 e studio Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano. Amo leggere, programmare, costruire cose. Nella mia vita sono stato un Wikipediano e ho fatto parte del Consiglio di Istituto della mia scuola che è il Liceo Scientifico "Albert Einstein" di Milano. I miei interessi spaziano dall'informatica nelle sue diverse espressioni fino alla politica universitaria e a tutte le cose che possono definirsi geek.

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