Non serve inventare nulla

Essere pignoli non è un male.

Per essere un bravo rappresentante degli studenti spesso non serve inventarsi nulla. Basta trovare qualche norma favorevole e ostinarsi a farla applicare.

Questo è una delle cose che ho imparato nei due anni in cui ho avuto l’impegnativo incarico di rappresentare in Consiglio di Istituto gli studenti del mio liceo. Il punto è che gli studenti, di per sé, hanno poco potere rispetto alle altre componenti che rappresentano interessi contrapposti (docenti, preside). Difficilmente uno studente ha titoli per:

  1. giudicare la didattica dei docenti;
  2. fare critiche di merito sulle scelte di amministrazione della scuola.

È inutile tirare fuori dal cappello proposte velleitarie (risposta tipica: «chi sei tu per… ?»), ma occorre stare con i piedi per terra. È buona abitudine studiare la normativa e trarne fuori qualcosa di vantaggioso per sé. La maggior parte dei diritti degli studenti è già codificata in qualche testo normativo: basta saperlo trovare. La scuola – con tutti i suoi dipendenti – deve adeguarsi a tutte le leggi, i decreti, i regolamenti emessi dall’apparato statale. Ce n’è davvero per tutti i gusti: pensate che esiste una circolare ministeriale che impedisce di dare i compiti per il lunedì.

Esempio 1: Io studente dico: “i libri di testo costano troppo”. Chi sono io per dire quanto debbano costare i libri di testo? Nessuno. Chi mi darà retta? Nessuno. La cultura non ha prezzo, dicono (quelli che non devono pagare). Ma se il Ministero dell’Istruzione stabilisce un tetto massimo di spesa e io riesco a dimostrare (come ho fatto) che tale tetto è stato superato, è fatta. Gli insegnanti e il preside hanno violato una direttiva dei loro superiori, e io, studente, li ho inchiodati. Se il tetto massimo è a 300 e tu sei a 340, sei nel torto. La tua opinione non conta. Ubi maior, minor cessat.

Esempio 2: un Decreto Ministeriale stabilisce che le scuole debbano effettuare almeno due prove di evacuazione l’anno. La mia scuola ne ha fatta solo una, chiedo gentilmente che si provveda. Sei giorni dopo, la prova viene effettuata. Easy.

Gli interventi vincenti non sono quelli aggressivi urlati ideologici; sono invece quelli tecnici tranquilli pignoli a mettere in difficoltà la controparte. Non c’è nulla di peggio che apparire come un “gruppettaro di sinistra” con confuse idee rivoluzionarie: individui del genere fanno grossi danni, anche in buona fede. Morigerato nella forma, incisivo nei contenuti. Se ti insultano, porgi l’altra guancia: più urlano loro, più guadagni tu in credibilità. Se il tuo avversario sbrocca, hai vinto.

Sempre preparàti in anticipo, sempre pronti a rispondere ai possibili contro-argomenti, sempre stretti sulla normativa: solo così gli studenti si possono difendere. Ho sempre cercato di fare in modo che le mie proposte fossero supportate dalla legge, per conferire loro maggior incisività.

Paradossalmente, insistendo per il rispetto delle regole si può essere additati come sovversivi. Giunti a questo punto, però, è facilissimo ribaltare le posizioni…

Punto secondo, molte persone (anche istruite, purtroppo) hanno una visione primitiva del diritto. Non nel senso di occhio per occhio, dente per dente, ma di:

  1. ignorare le regole che bisognerebbe conoscere;
  2. conoscerle, e ritenersi al di sopra di esse;
  3. attribuire a sé o ad altri poteri illimitati;
  4. confondere «ciò che secondo me si dovrebbe fare» con ciò che dice la legge.

Ovviamente, più il tuo avversario è ignorante ed arrogante, più è facile batterlo esponendolo al pubblico ludibrio.

Esempio 3: la scuola non può imporre alle famiglie contributi obbligatori (oltre alle tasse statali). Questo per disposizione di legge. Di fatto, la nostra scuola ha preteso per anni un contributo di 120€ per l’iscrizione, senza menzionare la sua facoltatività. Ho sollevato la questione, ché mi sembrava ormai fuori controllo. Apriti cielo…

Abbiamo bisogno di soldi! Chi pagherà i laboratori? Lo stato ci paga poco! Vergognatevi! LO FACCIAMO PER VOIII!!

La questione è diversa. La legge dice che tu non hai diritto ad esigere quei soldi, quindi tu non li devi esigere. Ti ridimensioni un attimo, e li chiedi cortesemente. L’idea di fondo (sbagliata) è quella che la scuola abbia il potere assoluto sugli studenti e sulle famiglie.

Fortunatamente viviamo in uno stato di diritto (non siamo così arretrati…) e l’operato di tutte le pubbliche amministrazioni si deve adeguare alle leggi vigenti. Il diritto dello Stato ad elevare delle tasse sui cittadini non è una cosa da prendere alla leggera: c’è chi ci ha fatto una rivoluzione (No taxation without representation vi ricorda qualcosa?)

In definitiva, ad un rappresentante non si richiede di tirare fuori dal cappello soluzioni inedite e geniali. Potrebbe passare due o tre anni ad imporre il rispetto dei diritti degli studenti e delle altre leggi, e farebbe già così un ottimo e gradito lavoro!

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Autore: pietrodn

Sono nato nel 1993 e studio Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano. Amo leggere, programmare, costruire cose. Nella mia vita sono stato un Wikipediano e ho fatto parte del Consiglio di Istituto della mia scuola che è il Liceo Scientifico "Albert Einstein" di Milano. I miei interessi spaziano dall'informatica nelle sue diverse espressioni fino alla politica universitaria e a tutte le cose che possono definirsi geek.

2 thoughts on “Non serve inventare nulla”

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