Ddl Aprea 2: il porcellum scolastico

no-porcellumIl disegno di legge per la riforma degli organi collegiali della scuola continua la sua corsa alla Commissione Cultura della Camera. Avevo già parlato, a gennaio, del ddl Aprea, il disegno di legge all’esame della Camera che avrebbe rappresentato una seria minaccia per la democrazia scolastica.

Valentina Aprea (PdL), presidente della Commissione Cultura della Camera e relatrice del ddl, mantiene abusivamente il proprio posto da deputato: infatti dovrebbe dimettersi per incompatibilità con la carica di membro della giunta regionale della Lombardia. (Aggiornamento: si è dimessa dalla Camera con qualche mese di ritardo.)

La Commissione Cultura e Istruzione della Camera ha elaborato un nuovo testo unificato che mitiga alcuni aspetti dell’originale ddl Aprea, mantenendo purtroppo la stessa impostazione di fondo. È stata completamente eliminata la parte sulla chiamata diretta dei docenti da parte delle scuole, che aveva agitato i sindacati.

L’origine di tutti i mali del ddl è l’autonomia statutaria delle scuole. Ciò significa che, se ora il funzionamento e la composizione del Consiglio di Istituto e degli altri organi collegiali sono pressoché uniformi per tutte le scuole della nazione (infatti le regole del CdI sono stabilite dall’art. 8 del D.Lgs. 297/94), il ddl afferma invece che gli statuti delle istituzioni scolastiche regolano l’istituzione, la composizione e il funzionamento degli organi interni nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità scolastica. Insomma, ogni scuola avrà organi collegiali che funzionano in modo diverso e addirittura diversi organi di partecipazione (così è più divertente!).

Ogni Consiglio di Istituto avrà la propria leggina elettorale, le proprie modalità di surroga dei membri dimissionari, il proprio regolamento interno… la burocrazia sarà moltiplicata per il numero delle scuole d’Italia. Se al Liceo Einstein di Milano gli studenti potranno essere eletti con il metodo proporzionale, soglia di sbarramento per le liste al 10% e due preferenze, al Liceo Keplero di Roma si potrebbe – perché no – adottare il maggioritario con collegi uninominali e premio di maggioranza.

Questa è una concezione patologica dell’autonomia scolastica: gli organi collegiali, in particolare il Consiglio di Istituto, non hanno più ampi poteri decisionali: piuttosto, sono liberi di decidere da soli il proprio funzionamento e la propria composizione. Un’inutile complicazione burocratica: si possono stabilire delle buone regole valide per tutti – com’è ora – e garantire un’autonomia esclusivamente sostanziale, cioè sulle decisioni, sui contenuti.

Consiglio dell’autonomia (ex Consiglio di Istituto)

Il Consiglio di Istituto è ribattezzato Consiglio dell’autonomia (nel testo precedente era Consiglio di indirizzo), secondo la tipica abitudine italiana di cambiare nomi e sigle per puro sfizio. Il numero dei componenti viene assai ridotto (ora per le scuole con più di 500 studenti sono previsti 19 membri). Vediamo quali sono le caratteristiche del CdA:

Il Consiglio dell’autonomia è composto da un numero di membri compreso fra nove e tredici. La sua composizione è fissata dallo Statuto, nel rispetto dei seguenti criteri:

a) il dirigente scolastico è membro di diritto;
b) la rappresentanza dei genitori e dei docenti è paritetica;
c) nelle scuole secondarie di secondo grado è assicurata la rappresentanza degli studenti;
d) del consiglio fanno parte membri esterni […] in numero non superiore a due;

Inoltre:

  • DSGA (Direttore Servizi Generali Amministrativi): segretario senza diritto di voto e membro di diritto.
  • Durata: 3 anni (come il CdI attuale).
  • ATA (bidelli, tecnici di laboratorio, amministrativi): semplicemente, la loro rappresentanza è cancellata.
  • Docenti e genitori sono rappresentanti in egual numero nel CdA.
  • Studenti: devono essere rappresentati, ma il ddl non dice quanti debbano essere (anche uno solo andrebbe bene!). Gli studenti minorenni – come ora – non possono votare sulle questioni economiche.
  • Ordine del giorno stabilito solo dal Presidente, che è un genitore (adesso è stabilito dalla Giunta Esecutiva, ai sensi dell’art. 18, comma 15, del Testo Unico sulla scuola).
  • Statuto della scuola – comprendente la composizione del Consiglio – modificabile con i 2/3 dei voti del CdA.
  • Regolamento – comprendente la “leggina elettorale” – deciso a maggioranza semplice dallo stesso Consiglio.

Come ho già scritto nell’articolo precedente, l’ingresso di membri esterni nel CdA comprometterebbe l’autonomia degli istituti, e l’imparzialità degli stessi insegnamenti. Infatti nel CdA possono entrare a far parte fino a due rappresentanti – esterni alla scuola – delle realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, ciascuna secondo i propri compiti e le proprie attribuzioni. Il modello che si propone, molto più annacquato, è quello delle charter schools americane, che non hanno dimostrato evidenti vantaggi rispetto alle scuola pubbliche.

Le scuole non possono diventare direttamente fondazioni, ma possono possono ricevere contributi da fondazioni finalizzati al sostegno economico della loro attività, per il raggiungimento degli obiettivi strategici indicati nel piano dell’offerta formativa e per l’innalzamento degli standard di competenza dei singoli studenti e della qualità complessiva dell’istituzione scolastica.

Il Consiglio dell’Autonomia ha un potere quasi assoluto nella definizione dello Statuto, documento fondamentale di ogni scuola: lo statuto deliberato dal consiglio dell’autonomia non è soggetto ad approvazione o convalida da parte di alcuna autorità esterna, salvo il controllo formale da parte dell’organismo istituzionalmente competente. Roba da brividi.

Consiglio dei docenti (ex Collegio dei docenti)

Niente di particolarmente nuovo qui.

Al fine di programmare le attività didattiche e di valutazione collegiale degli alunni, lo Statuto disciplina l’attività del Consiglio dei docenti e delle sue articolazioni, secondo quanto previsto dai commi successivi del presente articolo.

La programmazione dell’attività didattica compete al consiglio dei docenti, presieduto dal dirigente scolastico e composto da tutti i docenti. Il Consiglio dei docenti opera anche per commissioni e dipartimenti, consigli di classe e, ai fini dell’elaborazione del piano dell’offerta formativa, mantiene un collegamento costante con gli organi che esprimono le posizioni degli alunni, dei genitori e della comunità locale.

Consigli di Classe

Ecco il punto più delicato. La normativa attuale prevede che il Consiglio di Classe sia presieduto dal DS e composto, oltre che da tutti i docenti della classe, da due rappresentanti dei genitori e da due rappresentanti degli studenti. Il ddl abroga esplicitamente queste norme, ma non è chiaro che cosa introduca al loro posto.

Si dice questo: il Consiglio dei docenti opera anche per consigli di classe. Quindi i Consigli di Classe sarebbero composti solo dai docenti? Beh, poi però si dice che lo statuto disciplina la composizione, le modalità della necessaria partecipazione degli alunni e dei genitori alla definizione e raggiungimento degli obiettivi educativi di ogni singola classe. Insomma, la partecipazione di studenti e genitori nelle classi è demandata allo statuto della scuola, non è più garantita dalla legge, diventa una sorta di concessione della scuola stessa.

I rappresentanti di genitori e degli studenti potrebbero anche non essere eletti, ma designati in altro modo. Il comma è troppo generico per fare deduzioni ragionevoli.

Diritto di assemblea: addio!

Il ddl abrogherebbe dall’art. 12 all’art. 15 del D.Lgs. 297/94, che istituiscono e regolano in modo preciso, per genitori e studenti, il diritto di assemblea. In particolare verrebbero abbattuti, in un colpo solo, i seguenti organismi:

  • Assemblea di classe (riunione di tutti gli studenti o genitori della classe)
  • Comitato degli studenti (riunione di tutti i rappresentanti delle classi)
  • Assemblea d’istituto (riunione di tutti gli studenti o genitori della scuola)

Strike!

Varie

Sono vagamente normati dei Nuclei di autovalutazione del funzionamento dell’istituto e una Conferenza di rendicontazione, che mi rifiuto di commentare.

Dopo aver abrogato gli organi scolastici di rappresentanza territoriale – come i distretti scolastici, il consiglio scolastico distrettuale, il Consiglio scolastico provinciale, il Consiglio nazionale della pubblica istruzione – il ddl non può esimersi dall’istituire nuovi enti dai nomi bislacchi:

  • Reti e Consorzi a sostegno dell’autonomia scolastica
  • il Consiglio Nazionale delle Autonomie Scolastiche (che ovviamente vede la partecipazione anche di rappresentanti della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, delle Associazioni delle Province e dei Comuni e del Presidente dell’INVALSI),
  • la Conferenza regionale del sistema educativo, scolastico e formativo
  • altre Conferenze di ambito territoriale (che, per chi non l’avesse capito, sono il luogo del coordinamento tra le istituzioni scolastiche, gli Enti locali, i rappresentanti del mondo della cultura, del lavoro e dell’impresa di un determinato territorio).

Ancora una volta, non commenterò questa parte del ddl (Dio me ne scampi!). A parole non ce la farei: devo assolutamente citare una scena di Fascisti su Marte

Conclusioni

Dietro il feticcio dell’autonomia scolastica – che viene garantita in modo formale, cioè finto, e non sostanziale – si cela la sostanziale volontà di distruggere gli organismi di partecipazione democratica di studenti e famiglie e favorire le influenze esterne nell’amministrazione scolastica.

Il ddl – al di là dei contenuti – è scritto proprio male dal punto di vista tecnico: sostituisce le norme del Testo Unico sulla scuola, che sono dettagliate, specifiche e ben fatte, con un’accozzaglia di frasi generiche e inconcludenti che non dicono nulla sul vero funzionamento degli organi collegiali, poiché esso è delegato alle singole istituzioni scolastiche.

La riforma Gelmini ha ridotto all’osso i finanziamenti alle scuole, costringendole a chiedere contributi alle famiglie ed impedendo di sperimentare nuove soluzioni autonome. Se è possibile, questo ddl è ancora peggio, perché soffoca la libera dialettica democratica interna ad ogni scuola.

È vero che il nuovo testo unificato è migliore del ddl 953 nella sua formulazione originale, ma è comunque molto peggio dello statu quo, in cui gli studenti e le famiglie hanno ampissimi spazi di partecipazione garantiti direttamente dalla legge a livello nazionale.

È quindi necessario che tutte le forze di buon senso che credono nella democrazia anche a scuola si mobilitino contro questo porcellum bipartisan.

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Autore: pietrodn

Sono nato nel 1993 e studio Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano. Amo leggere, programmare, costruire cose. Nella mia vita sono stato un Wikipediano e ho fatto parte del Consiglio di Istituto della mia scuola che è il Liceo Scientifico "Albert Einstein" di Milano. I miei interessi spaziano dall'informatica nelle sue diverse espressioni fino alla politica universitaria e a tutte le cose che possono definirsi geek.

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