“Stiamo per dire addio ai CD”? No, sono già morti

Un articolo di Tempi, datato 14 novembre 2011, titola:

Rancilio (Avvenire): «Stiamo per dire addio ai cd, ma i collezionisti non li abbandoneranno»

Gli esperti sono divisi. Per alcuni il funerale del cd è fissato già nel 2012, per altri c’è tempo fino al 2015 per dirgli addio. Secondo Gigio Rancilio di Avvenire, la verità sta nel mezzo: «Il cd sparirà in maniera irreversibile, ma non completamente. Rimarrà un oggetto irrinunciabile per i collezionisti»

Non stiamo affatto per dire addio ai CD-ROM musicali. Sono già morti.

Il Compact Disc: un mezzo superato

Un Compact Disc.

Intendiamoci: negli anni ’80 e ’90 il Compact Disc è stata un’innovazione non trascurabile: ai tempi era un mezzo abbastanza capiente, di alta qualità e soprattutto digitale.

Ma ora, qual è la funzione del CD? È un mezzo di grandi dimensioni, non tascabile, relativamente poco capiente, delicato. Non conviene ascoltare la musica direttamente dal CD: una volta importata sul disco rigido con iTunes (o applicazioni equivalenti), si possono ascoltare comodamente tutti i brani sul computer, su iPod (o equivalenti), creare playlist e compilation, eseguire ricerche tra migliaia di brani senza andare a rovistare nella propria collezione di CD o masterizzare decine di dischi. Tutti i CD che posseggo stanno fermi, messi un po’ alla rinfusa, su uno scaffale della mia libreria: non li uso mai. Possono al massimo servire come ulteriore backup della libreria musicale.

Ascolto la mia musica in tre modi:

  1. Sullo stereo in salotto, connesso ad un Mac.
  2. Sul portatile connesso direttamente alle casse.
  3. Su un lettore portatile.

Nessuno di questi metodi richiede l’utilizzo costante dei CD musicali. Questo cambiamento non rappresenta nulla di sconvolgente: è semplicemente l’avanzare della tecnologia. Gli hard disk e soprattutto le memorie flash sono dispositivi di memorizzazione di massa più efficienti dei CD, tutto qui.

Il mercato della musica digitale

Il prezzo dei CD-ROM fisici, a meno di specifiche promozioni, è esorbitante. Un album appena uscito può costare fino a 20€, mentre spesso e volentieri costa la metà sull’iTunes Store, il maggior negozio di musica digitale. Senza contare il vantaggio di acquistare online direttamente sul proprio computer senza neanche uscire di casa.

Nell’articolo non si fa praticamente cenno al mercato della musica digitale, che invece rappresenta una grande rivoluzione per l’industria musicale. Quasi come se “musica digitale” fosse sinonimo di pirateria. Non è necessariamente così, ed è proprio il mercato digitale della musica che permette alle case discografiche di non fallire a causa della pirateria. Già nel 2010 la musica digitale aveva una quota di mercato del 40% rispetto all’intera industria musicale degli Stati Uniti: un fenomeno certo non trascurabile.

La musica digitale era un tempo afflitta dalla piaga dei DRM (Digital Rights Management), le tecnologie anti-copia che finivano per rendere frustrante l’esperienza degli utenti. Apple per fortuna se ne è resa conto e li ha eliminati dal suo Store a partire dal 2007; dal 2009 tutti i brani nello Store sono liberi da DRM.

Meriterebbero un discorso a parte gli algoritmi di music recommendation (implementati su siti come last.fm), che aprono entusiasmanti opportunità culturali e commerciali.

La qualità

Nell’articolo si obietta che la qualità degli MP3 non è la stessa delle tracce codificate su un CD Audio, ma si compie l’irrimediabile errore di non considerare i particolari tecnici, per cui il discorso scade in una mediocre superficialità tirando in ballo argomenti a caso (i giovani, i sapori, i bei tempi andati e via dicendo).

È vero che il formato MP3 è un algoritmo lossy di compressione audio che permette di codificare a dimensioni ridotte sacrificando parte della qualità. Ma è altrettanto importante considerare quale encoder si utilizza e soprattutto il bitrate: un MP3 a 256 kbps è un ottimo file audio, indistinguibile dall’originale da CD per la maggior parte degli ascoltatori, me compreso.

I fanatici della qualità audio hanno però anche altre alternative: musica digitale non vuol dire soltanto MP3 (è una facile generalizzazione in cui molti, compreso Rancilio, cadono). Esistono formati di compressione lossless (senza perdita) come il FLAC, che sono riprodotti in modo identico rispetto al file originale e sono migliori anche di un ottimo MP3. Musica digitale non significa qualità scadente.

La percezione della qualità audio dipende però sia dai mezzi utilizzati sia dall’ascoltatore: se riproduco musica con delle cuffiette da quattro soldi, non serve a nulla avere i file codificati con un bitrate altissimo, o addirittura lossless. Al contrario, se devo ascoltare della musica su un buon impianto Hi-Fi, mi dovrò anche preoccupare della qualità dai file (oltre che dell’amplificatore, dei cavi, delle casse, ecc…). E un cultore dell’alta fedeltà avrà esigenze diverse da chi ascolta musica sull’autobus andando a scuola o al lavoro.

iTunes Store distribuisce la musica in formato AAC a 256 kbps: non è lossless ma è più che accettabile per la maggior parte degli utenti; anzi, sono brani di buona qualità.

La morte del CD

Tutto ciò ci porta a concludere che ciò che rimane del mercato fisico dei CD si estinguerà in pochi anni. Il vero business del mercato musicale è già digitale. Ci saranno certo dei collezionisti che desidereranno acquistare i CD fisici: ma sarà un mercato di nicchia.

Il discorso è leggermente diverso per i film: è vero che si possono scaricare da Internet, ma le dimensioni di tali file sono molto maggiori e il loro download può risultare disagevole per chi non disponesse di una connessione a banda larga. Se poi i video sono in HD, conviene decisamente affidarsi ai dischi Blu-Ray, sia per le enormi dimensioni dei file sia per i tempi di scaricamento. Ma presumibilmente nei prossimi anni la banda delle connessioni Internet domestiche, come pure la capienza dei dischi rigidi, aumenterà a tal punto da risolvere anche quest’ultimo problema e ci sbarazzeremo finalmente degli ultimi dischi fisici.

Apple ha già rimosso il lettore CD dalla sua fascia di portatili entry level (si fa per dire…), i MacBook Air. Tutta la musica e tutto il software, con una connessione sufficientemente veloce, si possono scaricare agevolmente da Internet: il drive ottico non serve! La scelta può ritenersi azzardata, ma non è la prima mossa di questo tipo per Apple: già nel 1998 rimosse dagli iMac il lettore di floppy disk, mezzo anacronistico: negli anni gli altri produttori di PC la seguirono a ruota.

Immagine di Arun Kulshreshtha da Wikimedia Commons; licenza CC-BY-SA 2.5 Generic

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Autore: pietrodn

Sono nato nel 1993 e studio Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano. Amo leggere, programmare, costruire cose. Nella mia vita sono stato un Wikipediano e ho fatto parte del Consiglio di Istituto della mia scuola che è il Liceo Scientifico "Albert Einstein" di Milano. I miei interessi spaziano dall'informatica nelle sue diverse espressioni fino alla politica universitaria e a tutte le cose che possono definirsi geek.

1 thought on ““Stiamo per dire addio ai CD”? No, sono già morti”

  1. Io sono cresciuto con i cd, non solo per ascoltare la musica, ma anche per i giochi, per trasportare i miei documenti, e per i backup. Ma la tecnologia va avanti e non si può fare i nostalgici…

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