Caro-libri: una soluzione concreta

Libri di scuola troppo cari? La scuola rimborsa la differenza tra il costo totale e il tetto di spesa.

Come risolvere l’annoso problema del caro-libri nelle scuole? Da anni il prezzo della dotazione libraria in alcune classi è esagerato. A mio modesto parere la colpa è attribuibile anche ad un vergognoso cartello tra gli editori, che approfittando delle “riforme epocali” pubblicano a raffica nuove edizioni (non troppo dissimili una dall’altra) costringendo le famiglie a ricomprare i libri.

Ovviamente i soliti benpensanti si stracciano le vesti: le famiglie spendono migliaia di euro, per motorini, telefonini, vestiti di Prada, scarpe, in fondo 500€ per i libri di scuola cosa saranno mai, la cultura è un investimento e mi fermo qui per pietà. A questi sfugge il concetto di legalità: se il Ministero emana un provvedimento che dice che io non devo spendere più di 300€ per i libri di scuola, io ho diritto e pretendo di non spendere più di 300€ per i libri di scuola. Delle considerazioni filosofiche e culturali sull’importanza dei libri di testo non me ne può importare di meno (in questo contesto): le regole si rispettano. Punto.

Lasciamo stare la buffonata dei libri online (che in sé non sono una buffonata): secondo la legge 133/08 avrebbero dovuto essere obbligatori da quest’anno, ovviamente editori e insegnanti non sono pronti (ma va?), il termine è stato prorogato e con tutte le probabilità un libro digitale nelle aule italiane non lo vedremo mai. Le cosiddette “edizioni miste” sono un libro cartaceo abbinato ad un codice che in teoria dovrebbe essere utilizzabile per consultare del materiale presente in rete; in pratica questo materiale è spesso inaccessibile. Ci si chiede se questo non sia solo un espediente per mettersi in regola, o peggio, per alzare il prezzo del prodotto. La soluzione è lasciata al lettore come esercizio.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha cercato di mettere una pezza, dai tempi di Fioroni, imponendo dei tetti di spesa sui libri di scuola: in altre parole calmierando i prezzi. Una decisione sensata; del resto una soluzione di stampo liberista non sarebbe adottabile sul mercato dei libri di testo, che per sua natura è distorto: chi sceglie i libri non li compra, chi li compra non li sceglie.

Bene, problema risolto, no? No. Evidentemente i tecnici del Ministero non conoscono il malcostume italiano. È risaputo che se si istituisce una norma senza prevedere pene per i trasgressori, non c’è speranza che questa venga rispettata. E così molti consigli di classe, collegi docenti e presidi hanno continuato ad adottare libri senza premurarsi di stare nei tetti di spesa. Come è successo nella nostra scuola lo scorso anno. O peggio, i consigli di classe rispettano formalmente i tetti di spesa, mettendo in lista alcuni libri come consigliati e non come da acquistare; di fatto l’acquisto di tali libri è poi richiesto. Manovre da furbetti der quartierino, insomma.

Non si vuole fare di tutta l’erba un fascio: ovviamente esistono docenti e dirigenti che, conoscendo le norme della scuola, si premurano di farle rispettare. Ma non si può basare il funzionamento di una pubblica amministrazione solamente sulla buona volontà dei dipendenti (spesso encomiabile, talvolta carente). Insomma, bisogna “rinforzare” il provvedimento ministeriale.

Ovviamente né io né nessuno nella mia scuola ha il potere di farlo agendo “a monte”, ma solo il Ministero. Ma non mi sembra un buon motivo per stare con le mani in mano e lamentarsi del governo.

Ho dunque elaborato una proposta di delibera del Consiglio di Istituto, che nei suoi limiti può costituire una soluzione concreta. Primo, la scuola deve rispettare i tetti di spesa (ovvio); secondo, gli studenti sono tenuti ad acquistare solo i libri segnalati come “da acquistare” (ai limiti della tautologia); terzo, se i prezzi dei libri sforano i tetti la scuola rimborsa a ciascuna famiglia la differenza, ovviamente non coi soldi delle famiglie stesse; quarto, online vedi subito chi sfora e chi no.

Innanzitutto questa sarebbe una forma di garanzia forte per le famiglie, che vedrebbero riconosciuto un loro diritto in ogni caso. Dall’altro lato si responsabilizzerebbero docenti e dirigenti: se tu non rispetti le regole, sprechi soldi pubblici e gravi sulla collettività. L’obiettivo non è quello di dissanguare la scuola ogni anno a furia di rimborsi, ma quello di convincere (o costringere, in caso di penuria di risorse) docenti e dirigenti a rispettare una sacrosanta regola, se non altro per non essere di peso all’istituzione scolastica di cui fanno parte.

Bozza di delibera del Consiglio di Istituto sul prezzo dei libri di testo

  1. La scuola si impegna a rispettare i tetti di spesa, riferiti sia alla versione a stampa che a quella on line e mista, entro cui i docenti sono tenuti a mantenere il costo dell’intera dotazione libraria di ciascuna classe, fissati annualmente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con suo decreto.
  2. Come “dotazione libraria” si intendono, per ciascuna classe, i libri di testo esplicitamente segnalati come “da acquistare”. Gli studenti sono tenuti ad acquistare i soli libri di testo segnalati come “da acquistare” nella lista dei libri di testo della propria classe.
  3. A partire dall’anno scolastico 2012-2013, in caso di superamento dei predetti tetti di spesa, eventualmente maggiorati nei soli casi previsti dalla legge, la scuola si impegna a rimborsare a ciascuna famiglia la differenza tra il costo effettivo dell’intera dotazione libraria e il tetto di spesa relativo alla classe in corso, eventualmente maggiorato nei soli casi previsti dalla legge.
  4. Per il rimborso di cui al comma 3, la scuola non può attingere ai contributi versati dalle famiglie degli studenti.
  5. Sul sito web della scuola sono pubblicate le liste dei libri di testo per ciascuna classe, unitamente al costo totale di ciascuna dotazione libraria e al tetto di spesa riferito a ciascuna classe.

Aggiornamento: la proposta è stata respinta dal Consiglio di Istituto del Liceo Scientifico “Albert Einstein” il 29 settembre 2011, con il voto favorevole dei soli studenti.

Autore: pietrodn

Sono nato nel 1993 e studio Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano. Amo leggere, programmare, costruire cose. Nella mia vita sono stato un Wikipediano e ho fatto parte del Consiglio di Istituto della mia scuola che è il Liceo Scientifico "Albert Einstein" di Milano. I miei interessi spaziano dall'informatica nelle sue diverse espressioni fino alla politica universitaria e a tutte le cose che possono definirsi geek.

5 thoughts on “Caro-libri: una soluzione concreta”

  1. Stante che sono d’accordo con te sul fatto che se esiste un obbligo di tetto va rispettato e basta, le menate dei genitori sono pura e schifosa ipocrisia che dobbiamo puntualmente sorbirci, e che magicamente svanisce quando devono iscrivere il pargolo diletto (e quanto più questi è imbecille, più la cosa è vera) nell’università più esclusiva che riescono a trovare. Ho già detto quanto questo mi dia la nausea?

    1. Sullo snob da università non ti so dire; detesto anch’io i genitori che mandano i loro figli ad una scuola piuttosto che un’altra seguendo le “mode” del momento. Poi magari non saranno capaci di resistere tre mesi: ma tanto ci sono i CEPU e amici che ti permettono di comprare gli anni di scuola, no?

  2. Capito casualmente su questo blog e chiedo un parere. Sono una docente delle superiori che ama creare i propri prodotti didattici digitali da utilizzare con gli alunni i quali possono scaricarli da un apposito sito ed utilizzarli come materiale di studio.
    Per questo motivo, arrivata nella nuova scuola dove sono stata trasferita, ho consigliato ai miei alunni di risparmiare e non acquistare i testi in adozione perché i materiali didattici li avrei forniti io.
    Per inciso le mie lezioni contengono materiali presi da circa 5 libri diversi e da molte enciclopedie online e impiego tantissimo del mio tempo libero per realizzarle…
    Oggi sono stata aspramente richiamata dal dirigente perché a suo parere avrei fatto passare il messaggio che i libri sono inutili. Sono stata invitata anche a modificare i miei metodi didattici e ad utilizzare solo il libro integrando con video e altro solo sporadicamente!
    Io mi domando: gli studenti sono obbligati ad acquistare ogni libro dell’elenco? Possono incorrere in qualche sanzione qualora non lo facciano?
    Per quanto riguarda me, sono obbligata ad avvalermi del libro adottato per le mie lezioni?
    Grazie per qualsiasi consiglio!

    1. Sono uno studente, per cui non conosco bene gli aspetti didattico-normativi della questione. So solo che gli insegnanti sono obbligati ad adottare un libro pubblicato da una casa editrice, e non possono non avvalersene.
      Il nostro prof. di matematica e fisica ha scritto delle ottime dispense di fisica, e usa questo metodo: inserisce in lista un libro di fisica “standard” da adottare, però poi non lo fa comprare e ci fa acquistare le sue dispense facendo pagare solo i costi di stampa, quindi con gran risparmio. Integra inoltre il libro di matematica con numerose sue dispense.
      Non so se ciò sia perfettamente compatibile con la normativa vigente, comunque che io sappia egli non ha ricevuto richiami dal dirigente per questo comportamento (che non esiterei a definire virtuoso!).
      Comunque complimenti per la buona volontà e l’impegno. Non sono molti i prof. che si impegnano per redigere materiali didattici, purtroppo. Non credo che gli studenti incorrano in qualche sanzione se non acquistano i libri prescritti…
      Che materia insegni?

    2. sono curiosa di sapere se ha ricevuto risposta riguardo l’obbligo di avvalersi del libro per le lezioni..sono un’aspirante insegnante neo-laureata e concordo pienamente sulla metodologia da lei utilizzata per le lezioni: le risulta possibile quindi evitare l’acquisto del libro di testo per la sua materia creando contenuti online scaricabili dagli studenti?
      Grazie!

      Elena

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