La volontà degli elettori

Gasparri dice che un governo tecnico non rispetterebbe la volontà degli elettori. Ha torto marcio.

Immagine del ParlamentoL’onorevole Maurizio Gasparri dice che «Dal 1994 a oggi sono gli elettori a scegliere il nome del premier che guiderà il governo. Per questo ipotizzare governi “tecnici” e manovre di palazzo è fuori dalla democrazia sostanziale». Inoltre afferma che «Non può governare chi ha perso al voto».

L’art. 67 della Costituzione dice che «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Dunque un parlamentare non ha l’obbligo giuridico di essere fedele al suo partito e può esprimere un qualsiasi voto rappresentando la Nazione. È dunque il Parlamento, eletto «a suffragio universale e diretto», che rappresenta il popolo, non il governo.

Ai sensi dell’art. 92, poi, il Presidente del Consiglio dei Ministri è nominato dal Presidente della Repubblica, non certo dal popolo. Da ciò deriva che l’Italia è una repubblica parlamentare, non presidenziale. Il fatto che Berlusconi apponga sul simbolo del partito il suo nome è giuridicamente irrilevante: la Costituzione non può essere mutata se non con una legge di revisione costituzionale, ai sensi dell’art. 138 della stessa Carta.

L’art. 94 dice che «Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere». Dunque se il governo perde la fiducia del Parlamento, il Presidente della Repubblica può dare un nuovo incarico ad un’altra persona che costituirà un nuovo governo, che dovrà ottenere la fiducia da parte di Camera e Senato entro 10 giorni.

Il fatto che il premier non venga scelto direttamente dagli elettori implica che un premier non può, per definizione, “vincere” le elezioni, perché con le elezioni si elegge il Parlamento. Se nessuno vince, nessuno nemmeno “perde” le elezioni: può governare chiunque abbia ricevuto la nomina dal Presidente della Repubblica e abbia la fiducia del Parlamento, anche se secondo Gasparri ha “perso”.

Il concetto di “democrazia sostanziale” è aria fritta: contano solo le leggi scritte. Le regole del gioco non possono essere cambiate “implicitamente”.

Autore: pietrodn

Sono nato nel 1993 e studio Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano. Amo leggere, programmare, costruire cose. Nella mia vita sono stato un Wikipediano e ho fatto parte del Consiglio di Istituto della mia scuola che è il Liceo Scientifico "Albert Einstein" di Milano. I miei interessi spaziano dall'informatica nelle sue diverse espressioni fino alla politica universitaria e a tutte le cose che possono definirsi geek.

6 thoughts on “La volontà degli elettori”

  1. Ti riporto ciò che mi è stato risposto ad una mia argomentazione in tutto e per tutto uguale alla tua (ok ammetto che ho copiato da te i numeri degli articoli :P)

    Ho il massimo rispetto per la tua opinione che rispetto ma non la condivido per niente e ne spiego la ragione.
    In Italia, il diritto costituzionale, esame che ho sostenuto 16 anni fà nel mio corso di laurea in giurisprudenza con il profesore Giocoli Nacci,è affascinante. Ho studiato dal Paladin, per quanto riguarda la parte generale mentre per la speciale ho studiato la costituzione commentata ed i regolamenti parlamentari. Non sono andato male se ho preso 28. Esiste la Costituzione formale e sostanziale. La differenza sta tutta qui. Se noi analizziamo solo quella formale hai perfettamente ragione, se invece prendiamo in esame anche quella sostanziale allora le cose cambiano. Esiste anche la prassi che si consolida nel tempo. In questo dovresti ripassarti le fonti del diritto nonche studiare approfonditamente la dottrina che al riguardo è divisa. Ciò che mi insegnò il mio Prof. di diritto penale è che in Italia non esiste la certezza del diritto. Bisogna vedere come si interpreta la legge e le varie modalità di ermeneutica.Ovviamente sono d’accordo con Feltri quando afferma che un eventuale ribaltone tradirebbe la volontà popolare. Vedi Prodi 2008, quando cadde si tornò alle urne. E’ ovvio che anche in quel caso un ribaltone sarebbe stato un offesa verso il popolo.

  2. Nel caso specifico del dopo-Prodi, il mandato esplorativo a Franco Marini, allora Presidente del Senato, fu dato esclusivamente per provare a costituire un governo per cambiare la legge elettorale “porcellum”, se non mi sbaglio. Dunque nessun “ribaltone”, anche se il tentativo fosse riuscito.
    Sulla questione della “costituzione sostanziale” e delle fonti del diritto: la Costituzione scritta e vigente è gerarchicamente sovraordinata alle consuetudini. Dunque la prassi consolidatasi nel tempo è utilizzabile solo negli ambiti dove la legge è mancante o lacunosa o suscettibile di diverse interpretazioni. Non certo su questioni regolate in modo molto esplicito (e non interpretabili diversamente) dalla Costituzione, che è peraltro un testo “rigido”. In definitiva: se la prassi dice il contrario della Costituzione, la Costituzione “vince” perché viene prima, nelle fonti del diritto. Altrimenti apriremmo la strada ad interpretazioni arbitrarie della Costituzione e di conseguenza della forma dello Stato (chi ha l’autorità di stabilire quale sia la “costituzione sostanziale”?): sarebbe anarchia.
    Il fatto che Feltri dica il contrario, inoltre, dimostra con certezza tale tesi. 😛

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...