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Posts Tagged ‘professori’

Boldrin e la parità di potere d’acquisto

22 maggio 2012 7 commenti

L’economista Michele Boldrin, in un suo recente articolo scritto su noiseFromAmerika, sostiene che i docenti universitari non siano sottopagati, in risposta ad un articolo di Giuseppe De Nicolao (mio padre) su ROARS. Quest’ultimo dimostra invece che la ricerca italiana se la cava piuttosto bene a livello mondiale nonostante le scarse risorse a sua disposizione; la ricerca è stata effettuata con i dati SCOPUS sulle pubblicazioni (output) e OCSE sul finanziamento all’università (input).

Dal tono decisamente sopra le righe si evince una certa rabbia da parte di Boldrin, che arriva a definire dei membri della prestigiosa Accademia dei Lincei (!) «alleati» di «collettivi di scienziati rivoluzionari che non vogliono essere valutati da niente e da nessuno», cioè, secondo lui, della redazione di ROARS. Questo – essenzialmente – perché non danno ragione a lui e agli altri economisti di noiseFromAmerika. Infatti i suoi colleghi Alberto Bisin e Alessandro De Nicola – che pontificavano su Repubblica sostenendo la presunta inefficienza dell’università italiana in termini di ricerca – sono stati sbugiardati in lungo e in largo dallo stesso ROARS.

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I numeri dell’Einstein: prof. in fuga, bidelli assenti

13 gennaio 2012 Lascia un commento

A partire dal 12 gennaio 2012 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha lanciato il nuovo progetto Scuola in chiaro, che mira a fornire alle famiglie una serie di informazioni su ogni scuola d’Italia mediante un’interfaccia standardizzata.

Sono dunque disponibili i dati del Liceo Scientifico “Albert Einstein” di Milano, che sono stati inseriti il 2 dicembre 2012 e si riferiscono all’anno scolastico 2010/2011. Purtroppo non è possibile realizzare dei link diretti; ma è sufficiente andare sulla pagina del Ministero e cercare il codice meccanografico dell’Einstein, che è MIPS01000G.

Ecco la scheda dell’Einstein. Si può ricavare qualche informazione interessante. Per esempio si scopre che abbiamo 432 PC desktop (?!?) e 12 laptop in tutto nella scuola, che il numero medio di alunni per classe è massimo nelle terze e minimo nelle seconde, che abbiamo una percentuale abbastanza alta di ripetenti, che la percentuale di promossi è minore della media regionale e statale e qualche altra chicca. Continua a leggere…

Caro-libri: una soluzione concreta

10 settembre 2011 5 commenti

Come risolvere l’annoso problema del caro-libri nelle scuole? Da anni il prezzo della dotazione libraria in alcune classi è esagerato. A mio modesto parere la colpa è attribuibile anche ad un vergognoso cartello tra gli editori, che approfittando delle “riforme epocali” pubblicano a raffica nuove edizioni (non troppo dissimili una dall’altra) costringendo le famiglie a ricomprare i libri.

Ovviamente i soliti benpensanti si stracciano le vesti: le famiglie spendono migliaia di euro, per motorini, telefonini, vestiti di Prada, scarpe, in fondo 500€ per i libri di scuola cosa saranno mai, la cultura è un investimento e mi fermo qui per pietà. A questi sfugge il concetto di legalità: se il Ministero emana un provvedimento che dice che io non devo spendere più di 300€ per i libri di scuola, io ho diritto e pretendo di non spendere più di 300€ per i libri di scuola. Delle considerazioni filosofiche e culturali sull’importanza dei libri di testo non me ne può importare di meno (in questo contesto): le regole si rispettano. Punto.

Lasciamo stare la buffonata dei libri online (che in sé non sono una buffonata): secondo la legge 133/08 avrebbero dovuto essere obbligatori da quest’anno, ovviamente editori e insegnanti non sono pronti (ma va?), il termine è stato prorogato e con tutte le probabilità un libro digitale nelle aule italiane non lo vedremo mai. Le cosiddette “edizioni miste” sono un libro cartaceo abbinato ad un codice che in teoria dovrebbe essere utilizzabile per consultare del materiale presente in rete; in pratica questo materiale è spesso inaccessibile. Ci si chiede se questo non sia solo un espediente per mettersi in regola, o peggio, per alzare il prezzo del prodotto. La soluzione è lasciata al lettore come esercizio.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha cercato di mettere una pezza, dai tempi di Fioroni, imponendo dei tetti di spesa sui libri di scuola: in altre parole calmierando i prezzi. Una decisione sensata; del resto una soluzione di stampo liberista non sarebbe adottabile sul mercato dei libri di testo, che per sua natura è distorto: chi sceglie i libri non li compra, chi li compra non li sceglie.

Bene, problema risolto, no? No. Evidentemente i tecnici del Ministero non conoscono il malcostume italiano. È risaputo che se si istituisce una norma senza prevedere pene per i trasgressori, non c’è speranza che questa venga rispettata. E così molti consigli di classe, collegi docenti e presidi hanno continuato ad adottare libri senza premurarsi di stare nei tetti di spesa. Come è successo nella nostra scuola lo scorso anno. O peggio, i consigli di classe rispettano formalmente i tetti di spesa, mettendo in lista alcuni libri come consigliati e non come da acquistare; di fatto l’acquisto di tali libri è poi richiesto. Manovre da furbetti der quartierino, insomma.

Non si vuole fare di tutta l’erba un fascio: ovviamente esistono docenti e dirigenti che, conoscendo le norme della scuola, si premurano di farle rispettare. Ma non si può basare il funzionamento di una pubblica amministrazione solamente sulla buona volontà dei dipendenti (spesso encomiabile, talvolta carente). Insomma, bisogna “rinforzare” il provvedimento ministeriale.

Ovviamente né io né nessuno nella mia scuola ha il potere di farlo agendo “a monte”, ma solo il Ministero. Ma non mi sembra un buon motivo per stare con le mani in mano e lamentarsi del governo.

Ho dunque elaborato una proposta di delibera del Consiglio di Istituto, che nei suoi limiti può costituire una soluzione concreta. Primo, la scuola deve rispettare i tetti di spesa (ovvio); secondo, gli studenti sono tenuti ad acquistare solo i libri segnalati come “da acquistare” (ai limiti della tautologia); terzo, se i prezzi dei libri sforano i tetti la scuola rimborsa a ciascuna famiglia la differenza, ovviamente non coi soldi delle famiglie stesse; quarto, online vedi subito chi sfora e chi no.

Innanzitutto questa sarebbe una forma di garanzia forte per le famiglie, che vedrebbero riconosciuto un loro diritto in ogni caso. Dall’altro lato si responsabilizzerebbero docenti e dirigenti: se tu non rispetti le regole, sprechi soldi pubblici e gravi sulla collettività. L’obiettivo non è quello di dissanguare la scuola ogni anno a furia di rimborsi, ma quello di convincere (o costringere, in caso di penuria di risorse) docenti e dirigenti a rispettare una sacrosanta regola, se non altro per non essere di peso all’istituzione scolastica di cui fanno parte.

Bozza di delibera del Consiglio di Istituto sul prezzo dei libri di testo

  1. La scuola si impegna a rispettare i tetti di spesa, riferiti sia alla versione a stampa che a quella on line e mista, entro cui i docenti sono tenuti a mantenere il costo dell’intera dotazione libraria di ciascuna classe, fissati annualmente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con suo decreto.
  2. Come “dotazione libraria” si intendono, per ciascuna classe, i libri di testo esplicitamente segnalati come “da acquistare”. Gli studenti sono tenuti ad acquistare i soli libri di testo segnalati come “da acquistare” nella lista dei libri di testo della propria classe.
  3. A partire dall’anno scolastico 2012-2013, in caso di superamento dei predetti tetti di spesa, eventualmente maggiorati nei soli casi previsti dalla legge, la scuola si impegna a rimborsare a ciascuna famiglia la differenza tra il costo effettivo dell’intera dotazione libraria e il tetto di spesa relativo alla classe in corso, eventualmente maggiorato nei soli casi previsti dalla legge.
  4. Per il rimborso di cui al comma 3, la scuola non può attingere ai contributi versati dalle famiglie degli studenti.
  5. Sul sito web della scuola sono pubblicate le liste dei libri di testo per ciascuna classe, unitamente al costo totale di ciascuna dotazione libraria e al tetto di spesa riferito a ciascuna classe.

Aggiornamento: la proposta è stata respinta dal Consiglio di Istituto del Liceo Scientifico “Albert Einstein” il 29 settembre 2011, con il voto favorevole dei soli studenti.

Sulla valutazione dei docenti

5 gennaio 2011 1 commento

QuestionarioIn questi giorni fa molto discutere la proposta datata 18 novembre 2010 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di avviare nelle scuole delle province di Torino, Napoli, Pisa e Siracusa, su base volontaria, due sperimentazioni del merito. Considerato che l’anno scorso noi studenti del L.S. Einstein di Milano avevamo osato valutare i docenti, con esiti a dir poco nefasti, vediamo cosa propone il Ministero.

Progetto sperimentale per la valutazione delle scuole

Le scuole saranno valutate prendendo in considerazione:

  • il livello di miglioramento degli apprendimenti degli studenti, individuato attraverso i test INVALSI;
  • una serie di indicatori (rapporto scuola-famiglia, rapporto scuola-territorio, gestione delle risorse, livelli di abbandono…) verificati da un team di osservatori esterni composto da un ispettore e da due esperti indipendenti che, al termine delle attività, proporranno una relazione complessiva.

Sulla base dei risultati ottenuti verrà formulata da una Commissione tecnica regionale una graduatoria finale.
Alle scuole che si collocheranno nella fascia più alta sarà assegnato un premio (fino ad un massimo di 70mila euro) da destinare esclusivamente al personale effettivamente impiegato nell’istituto durante il periodo di sperimentazione.

L’idea è interessante, ma presenta dei punti critici:

  • Se una scuola fosse già al top, e dunque non fossero riscontrabili significativi miglioramenti nei risultati degli studenti, già bravissimi, la scuola verrebbe penalizzata, perché il “livello di miglioramento degli apprendimenti” (cioè il delta) sarebbe uguale a zero.
  • Le risorse da destinare esclusivamente al personale: assolutamente NO! È un’iniziativa assurda per un Ministro che si dichiara contrario ai finanziamenti a pioggia. In una stessa scuola, mediamente ottima, ci possono essere insegnanti bravissimi e alcuni incapaci. Questo sistema di valutazione distingue tra scuole, non tra insegnanti. Dunque assegnare il premio al personale non ha senso: va assegnato alla scuola, con la destinazione esclusiva di spese di investimento (nuovi laboratori, informatizzazione, sperimentazioni a livello di istituto).

Progetto sperimentale per premiare i docenti migliori

In ogni scuola verrà costituito un “nucleo” composto dal Dirigente scolastico, da due docenti eletti dal Collegio dei docenti e dal presidente del Consiglio di Istituto in qualità di osservatore. Il “nucleo” avrà il compito di valutare i docenti che hanno aderito volontariamente alla sperimentazione.
La valutazione farà riferimento a due elementi:

  • curriculum vitae;
  • documento di valutazione.

In aggiunta a questi elementi il nucleo dovrà considerare anche i risultati di indagini realizzate per rilevare l’apprezzamento dei docenti da parte dei genitori e degli studenti. Sperimentare l’utilizzo di indicatori dell’apprezzamento da parte di genitori e studenti costituisce un elemento qualificante della sperimentazione, poiché rende la valutazione più completa, significativa e soprattutto non autoreferenziale.
Gli insegnanti meritevoli saranno individuati e premiati entro aprile/maggio 2011.
Una quota del 30% consentirà, inoltre, di rafforzare l’azione dell’INVALSI ed estendere ad altre materie e livelli scolastici l’utilizzo di test per la valutazione degli apprendimenti.

Innanzitutto la composizione del nucleo di valutazione mi lascia seriamente perplesso: perché il genitore presidente del Consiglio di Istituto non ha diritto di voto, e perché non è prevista la partecipazione degli studenti a questo organo?

Positiva invece la valutazione del CV e di un documento di autovalutazione di ciascun docente. Più importanti ancora le indagini tra studenti e genitori, le famigerate pagelle dei prof. È questo punto che fa davvero la differenza tra una valutazione e una finta valutazione, perché sono gli studenti a stare in aula ogni giorno con i propri professori e a saperli valutare meglio e nel dettaglio.

Certo è che questo progetto lascia un’enorme e pericolosa discrezionalità al nucleo di valutazione, composto da sole tre persone (forse facilmente influenzabili?), nella definizione dei criteri di valutazione e dei quesiti delle indagini. Il Ministero avrebbe fatto meglio a definire delle griglie e dei questionari standard, in modo da rendere le valutazioni il più uniformi possibili tra le scuole del territorio.

C’è anche da dire che la meritocrazia non deve soltanto premiare, ma anche punire. Infatti, con questo sistema i docenti peggiori, che non hanno l’interesse di migliorare e di percepire un’ulteriore mensilità, ma semplicemente quello di tirare a campare, potrebbero andare avanti tranquillamente a rovinare i propri studenti senza perdere né guadagnare nulla.

Detto questo, non sono aprioristicamente contro una forma di valutazione: secondo me vale la pena di sperimentare soprattutto la valutazione dei docenti, rilevarne i problemi e proporre dei miglioramenti. Per come è formulata ora la proposta, nessuno avrebbe da perderci. Sarei comunque contrario alla messa a regime della proposta as is, per le obiezioni sopra sollevate.

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