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Per una volta, devo dare ragione a Gasparri.
Il Pd non è un partito. È una tragedia @ilpdl—
Maurizio Gasparri (@gasparripdl) April 17, 2013
(vedi news)
DDL Aprea: arriva lo stop anche dal gruppo PD al Senato
Il DDL Aprea (PDL 953) sul riordino degli organi collegiali della scuola è sempre più solo: dopo la presa di distanze del Ministro dell’Istruzione in persona, anche il gruppo parlamentare del PD al Senato è intenzionato ad affossare il disegno di legge.
La notizia arriva direttamente dal blog della senatrice PD Mariangela Bastico, di cui riporto un passaggio:
Il gruppo Pd al Senato ha colto queste diffuse convinzioni e preoccupazioni ed è quindi orientato, una volta terminate le audizioni, a non procedere nell’iter di approvazione.
Mi sembra questa la decisione giusta, rispettosa di quanto il mondo della scuola ci ha testimoniato, decisione che consegue ad un vero percorso di ascolto.
Questo orientamento è stato assunto dai Senatori in sintonia con il Pd e con i componenti del PD della Commissione VII della Camera: credo che sia giusto esprimerlo in modo chiaro e forte per non lasciare spazio ad ulteriori fibrillazioni, allarmi e tensioni.
Questa è una vera e propria inversione di rotta rispetto al comportamento dei deputati PD della Commissione Cultura: infatti il PD, pur presentando numerosi emendamenti migliorativi, ha agevolato la discussione del disegno di legge permettendone l’approvazione in sede legislativa e il conseguente passaggio al Senato. Infatti, la stessa Francesca Puglisi, responsabile scuola del PD, otto mesi fa affermava:
La legge 953 è una buona legge. I mattoni delle sue fondamenta sono targati Pd e l’aver portato sulle nostre posizioni la maggioranza della commissione Cultura e Istruzione della Camera, è un risultato di cui va dato merito al nostro gruppo parlamentare.
Nonostante la linea politica a dir poco ondivaga del PD, sono assolutamente compiaciuto di questo pur tardivo ravvedimento nei confronti di una pessima legge.
Home page del sito del PD ora (Oh God Why?)
Matrimoni gay: l’on. Bobba (PD) non ha letto la Costituzione
Dopo i colleghi di partito D’Alema e Garavaglia, anche l’on. Luigi Bobba (PD) rilegge a modo proprio la Costituzione, anzi, la riscrive proprio.
Ecco come il deputato risponde ad una domanda che gli viene posta dal quotidiano online ilSussidiario.net:
Eppure è un fatto che nel Partito democratico ci siano due anime ben distinte. L’onorevole Garavaglia, ad esempio, ha dichiarato al nostro giornale che il Pd riconosce soltanto l’articolo 29, dove si dice che il matrimonio è quello fra uomo e donna.
E sono pienamente d’accordo con l’onorevole Garavaglia. Noi siamo il partito della difesa della Costituzione, e dunque non si vede perché gli articoli 29, 30 e 31 debbano essere omessi o dimenticati. L’articolo 29 recita che il matrimonio è solo l’unione fra un uomo e una donna e va rispettato.
Falso!
Falso!!
FALSO!!!
L’art. 29 della Costituzione dice una cosa molto diversa da quella affermata dal deputato:
Art. 29
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.
Dove l’articolo 29 reciti che l’unione matrimoniale possa sussistere solo tra uomo è donna, mi è ignoto.
Dai, Fioroni, vediamo quanti voti prendi.
L’ex Ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni, esponente dell’area moderata-cattolica del Pd, è pronto a candidarsi alle primarie del Pd se il segretario Bersani non ritratterà le sue dichiarazioni favorevoli ad una legge sulle coppie gay.
Appare del tutto folle che un partito che si dichiari progressista e “di sinistra” come il Pd insegua posizioni conservatrici e bigotte proprie di altri partiti che per fortuna stanno scomparendo: il Pdl e l’Udc. Mi auguro che Fioroni segua le orme dell’on. Paola Binetti e si iscriva ad un partito che meglio rispecchi le sue idee, e conduca da lì le sue battaglie politiche.
Sono molto curioso di sapere quanti voti possa ottenere una candidatura del genere. Ci sarà da divertirsi.
Garavaglia: la Costituzione vieta i matrimoni gay. FALSO.
Mariapia Garavaglia (senatrice del Partito Democratico) offre dalle colonne del Sussidiario.net una singolare interpretazione – falsa – della nostra Costituzione.
Non credo – replica la senatrice – che il Pd assumerà l’introduzione del matrimonio gay come propria battaglia. Il motivo è semplice: il mio partito ha fatto della difesa della Costituzione una priorità assoluta. E, nella nostra Carta fondamentale, l’articolo 29 afferma chiaramente che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna.
Forse converrebbe leggerla davvero, la Costituzione. Riporto l’art. 29 citato dalla senatrice.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.
Non mi sembra che nell’articolo compaiano le parole uomo o donna. Certo, la Costituzione non obbliga la legge a consentire i matrimoni omosessuali, ma nemmeno li vieta «chiaramente» come sostiene la sen. Garavaglia.
Forse Garavaglia e il compagno di partito D’Alema farebbero meglio a rileggersi la Costituzione, che dice quello che dice e – loro malgrado – non dice ciò che loro vorrebbero che dicesse.
Addendum: ecco un interessante commento sui matrimoni omosessuali, che fa riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale del 2010.
Vogliono abolire i rappresentanti di classe (e il PD è d’accordo)
Un disegno di legge sta per distruggere gli organi e le assemblee partecipative di genitori e studenti. Quasi nessuno ne parla, mentre fa molto clamore l’irrilevante “riforma del merito” del ministro Profumo.
Quella del rappresentante di classe è la forma di partecipazione più semplice e diretta degli studenti e dei genitori alla vita della scuola. Il rappresentante ha una duplice funzione: da una parte è eletto e coordina la componente di cui fa parte, dall’altra rappresenta gli studenti o i genitori di una classe davanti ai docenti e all’amministrazione scolastica. Nella scuola superiore l’elezione dei rappresentanti di classe è inoltre la prima esperienza di democrazia rappresentativa per gli studenti.
Ma forse non tutti sanno che il rappresentante di classe sta per scomparire.
Peggio di Scilipoti non si può… o forse sì, con l’Udc
Domenico Scilipoti è un deputato italiano, che era stato eletto nel 2008 alla Camera con l’Italia dei Valori, partito di opposizione rispetto al Governo Berlusconi IV.
Con l’approssimarsi del voto di fiducia al Governo, Scilipoti forma il Movimento di Responsabilità Nazionale insieme a Bruno Cesario e a Massimo Calearo. Tali deputati, tutti provenienti dall’opposizione, passano a concedere il proprio voto, decisivo, a favore del Governo Berlusconi. Con l’ingresso di altri deputati, “traghettati” nelle file della maggioranza, verrà poi fondato il gruppo alla Camera “Iniziativa Responsabile”, in rappresentanza del nuovo partito ”Popolo e Territorio”.
Credeva di essere il più scaltro del Parlamento, lui. Eggià, proprio il più furbo di tutti.
Ma non aveva fatto i conti con l’Udc.










