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Mariastella Gelmini fa gli auguri ad Alemanno. Quello finto.
Mariastella Gelmini ha fatto gli auguri a Gianni Alemanno su Twitter, senza accorgersi che si stava rivolgendo al finto Alemanno!
@msgelmini Grazie cara quando ci vediamo? Un abbacchio da me?—
Gianni AIemanno (@AIemannoTW) April 27, 2012
Infatti…
Intrepido sindaco con pala mentre trasforma la neve testè spalata in pane per le italiche genti! Miracolo facisssta! http://t.co/6bnC5FOE—
Gianni AIemanno (@AIemannoTW) February 11, 2012
Stasera finale del festival di San Remo e Romolo! Votate er il miglior duetto Gasparri-Califano o Storace-Fiorini! #TUTTOILRESTOÈNNOIAAAAAAA—
Gianni AIemanno (@AIemannoTW) February 18, 2012
Ah ieri era #maratonadiroma ma da oggi è ancora #maròtornaaroma… li mortacci stamatina me so' fatto 102 km de corsa pe' ggnente.—
Gianni AIemanno (@AIemannoTW) March 19, 2012
Rigirare le frittate: Gelmini insegna
Comunicato stampa MIUR, 23 settembre 2011:
Ufficio Stampa
Roma, 23 settembre 2011
Dichiarazione del ministro Mariastella Gelmini
“La scoperta del Cern di Ginevra e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare è un avvenimento scientifico di fondamentale importanza.”Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna.
Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.Inoltre, oggi l’Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l’anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante”.
Ricordo che il Gran Sasso si trova in Abruzzo. Il comunicato viene deriso da mezza Italia.
“Potrebbe esser peggio!” “E come?” Ne arriva un altro.
Ufficio Stampa
Roma, 24 settembre 2011
Miur, Polemica ridicola
L’ufficio stampa del Ministero precisa che, ovviamente, il tunnel di cui si parla nel comunicato di ieri, non è per nessuna ragione intendibile come un tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso. Questo è di facile intuizione per tutti e la polemica è assolutamente strumentale. Il tunnel a cui si fa riferimento è quello nel quale circolano i protoni dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che attraversando la terra raggiunge il Gran Sasso. Alla costruzione di questo tunnel e delle infrastrutture collegate l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro. Questa polemica è dunque destituita di fondamento ed è assolutamente ridicola.
Sintetizzando:
- “Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.”
- “il tunnel di cui si parla nel comunicato di ieri, non è per nessuna ragione intendibile come un tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso. [...] Il tunnel a cui si fa riferimento è quello nel quale circolano i protoni dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che attraversando la terra raggiunge il Gran Sasso.”
Le due proposizioni sono evidentemente in contraddizione. Cosa hai finanziato: un acceleratore o un tunnel di neutrini (che tunnel non è, visto che i neutrini semplicemente attraversano la materia)?
Per favore, qualcuno ci liberi da questi cialtroni.
OCSE: Italia ultima per spesa pubblica per istruzione
In Italia, la percentuale del PIL destinata all’istruzione è una delle più basse di tutti i Paesi OCSE. Il grido d’allarme dell’OCSE.
Oggi l’OCSE ha pubblicato il rapporto annuale Education at a Glance 2011, che riporta le ultime statistiche disponibili relative al campo dell’istruzione.
In particolare, l’Italia si distingue per la sua posizione nella classifica riguardante la spesa pubblica per l’istruzione (in percentuale rispetto al totale della spesa pubblica): il nostro Paese è ultimo tra le 33 nazioni considerate dall’OCSE.
Al grafico si aggiunge un commento che ne spiega il significato:
Public expenditure on education, as a percentage of total public expenditure, indicates the extent to which governments prioritise education in relation to other areas of investment, such as health care, social security, defence and security.
Se ne conclude che l’istruzione non è una priorità per il nostro Paese.
L’OCSE arriva addirittura a lanciare un grido d’allarme nella Country note dedicata all’Italia:
In Italia, la percentuale del PIL destinata all’istruzione è una delle più basse di tutti i Paesi OCSE.
Nel 2008, l’Italia ha speso il 4,8% del PIL per l’istruzione, ovvero 1,3 punti percentuali in
meno rispetto al totale OCSE del 6,1% (posizionandosi al 29 posto su 34 Paesi) (Tabella
B2.1).
È da notare che questi dati si riferiscono al 2008 e sono pertanto anteriori ai tagli effettuati dall’attuale governo. Ma il ministro Gelmini nel 2008 ci raccontava: “È innegabile che in questi ultimi anni la spesa dell’istruzione era fuori controllo”. Questa bugia costituì la giustificazione ideologica degli 8 miliardi di tagli della legge 133/08.
Caro-libri: una soluzione concreta
Come risolvere l’annoso problema del caro-libri nelle scuole? Da anni il prezzo della dotazione libraria in alcune classi è esagerato. A mio modesto parere la colpa è attribuibile anche ad un vergognoso cartello tra gli editori, che approfittando delle “riforme epocali” pubblicano a raffica nuove edizioni (non troppo dissimili una dall’altra) costringendo le famiglie a ricomprare i libri.
Ovviamente i soliti benpensanti si stracciano le vesti: le famiglie spendono migliaia di euro, per motorini, telefonini, vestiti di Prada, scarpe, in fondo 500€ per i libri di scuola cosa saranno mai, la cultura è un investimento e mi fermo qui per pietà. A questi sfugge il concetto di legalità: se il Ministero emana un provvedimento che dice che io non devo spendere più di 300€ per i libri di scuola, io ho diritto e pretendo di non spendere più di 300€ per i libri di scuola. Delle considerazioni filosofiche e culturali sull’importanza dei libri di testo non me ne può importare di meno (in questo contesto): le regole si rispettano. Punto.
Lasciamo stare la buffonata dei libri online (che in sé non sono una buffonata): secondo la legge 133/08 avrebbero dovuto essere obbligatori da quest’anno, ovviamente editori e insegnanti non sono pronti (ma va?), il termine è stato prorogato e con tutte le probabilità un libro digitale nelle aule italiane non lo vedremo mai. Le cosiddette “edizioni miste” sono un libro cartaceo abbinato ad un codice che in teoria dovrebbe essere utilizzabile per consultare del materiale presente in rete; in pratica questo materiale è spesso inaccessibile. Ci si chiede se questo non sia solo un espediente per mettersi in regola, o peggio, per alzare il prezzo del prodotto. La soluzione è lasciata al lettore come esercizio.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha cercato di mettere una pezza, dai tempi di Fioroni, imponendo dei tetti di spesa sui libri di scuola: in altre parole calmierando i prezzi. Una decisione sensata; del resto una soluzione di stampo liberista non sarebbe adottabile sul mercato dei libri di testo, che per sua natura è distorto: chi sceglie i libri non li compra, chi li compra non li sceglie.
Bene, problema risolto, no? No. Evidentemente i tecnici del Ministero non conoscono il malcostume italiano. È risaputo che se si istituisce una norma senza prevedere pene per i trasgressori, non c’è speranza che questa venga rispettata. E così molti consigli di classe, collegi docenti e presidi hanno continuato ad adottare libri senza premurarsi di stare nei tetti di spesa. Come è successo nella nostra scuola lo scorso anno. O peggio, i consigli di classe rispettano formalmente i tetti di spesa, mettendo in lista alcuni libri come consigliati e non come da acquistare; di fatto l’acquisto di tali libri è poi richiesto. Manovre da furbetti der quartierino, insomma.
Non si vuole fare di tutta l’erba un fascio: ovviamente esistono docenti e dirigenti che, conoscendo le norme della scuola, si premurano di farle rispettare. Ma non si può basare il funzionamento di una pubblica amministrazione solamente sulla buona volontà dei dipendenti (spesso encomiabile, talvolta carente). Insomma, bisogna “rinforzare” il provvedimento ministeriale.
Ovviamente né io né nessuno nella mia scuola ha il potere di farlo agendo “a monte”, ma solo il Ministero. Ma non mi sembra un buon motivo per stare con le mani in mano e lamentarsi del governo.
Ho dunque elaborato una proposta di delibera del Consiglio di Istituto, che nei suoi limiti può costituire una soluzione concreta. Primo, la scuola deve rispettare i tetti di spesa (ovvio); secondo, gli studenti sono tenuti ad acquistare solo i libri segnalati come “da acquistare” (ai limiti della tautologia); terzo, se i prezzi dei libri sforano i tetti la scuola rimborsa a ciascuna famiglia la differenza, ovviamente non coi soldi delle famiglie stesse; quarto, online vedi subito chi sfora e chi no.
Innanzitutto questa sarebbe una forma di garanzia forte per le famiglie, che vedrebbero riconosciuto un loro diritto in ogni caso. Dall’altro lato si responsabilizzerebbero docenti e dirigenti: se tu non rispetti le regole, sprechi soldi pubblici e gravi sulla collettività. L’obiettivo non è quello di dissanguare la scuola ogni anno a furia di rimborsi, ma quello di convincere (o costringere, in caso di penuria di risorse) docenti e dirigenti a rispettare una sacrosanta regola, se non altro per non essere di peso all’istituzione scolastica di cui fanno parte.
Bozza di delibera del Consiglio di Istituto sul prezzo dei libri di testo
- La scuola si impegna a rispettare i tetti di spesa, riferiti sia alla versione a stampa che a quella on line e mista, entro cui i docenti sono tenuti a mantenere il costo dell’intera dotazione libraria di ciascuna classe, fissati annualmente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con suo decreto.
- Come “dotazione libraria” si intendono, per ciascuna classe, i libri di testo esplicitamente segnalati come “da acquistare”. Gli studenti sono tenuti ad acquistare i soli libri di testo segnalati come “da acquistare” nella lista dei libri di testo della propria classe.
- A partire dall’anno scolastico 2012-2013, in caso di superamento dei predetti tetti di spesa, eventualmente maggiorati nei soli casi previsti dalla legge, la scuola si impegna a rimborsare a ciascuna famiglia la differenza tra il costo effettivo dell’intera dotazione libraria e il tetto di spesa relativo alla classe in corso, eventualmente maggiorato nei soli casi previsti dalla legge.
- Per il rimborso di cui al comma 3, la scuola non può attingere ai contributi versati dalle famiglie degli studenti.
- Sul sito web della scuola sono pubblicate le liste dei libri di testo per ciascuna classe, unitamente al costo totale di ciascuna dotazione libraria e al tetto di spesa riferito a ciascuna classe.
Aggiornamento: la proposta è stata respinta dal Consiglio di Istituto del Liceo Scientifico “Albert Einstein” il 29 settembre 2011, con il voto favorevole dei soli studenti.
TG1: “Oltre 7 milioni di nuovi alunni”. Invasione nelle scuole
Oggi il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini ha indetto la consueta conferenza stampa sull’avvio dell’anno scolastico.
Il servizio di Maria Soave, al TG1 delle 13.30, inizia così:
Oltre 7 milioni di nuovi alunni per un avvio di anno scolastico che si preannuncia regolare [...]
Andate a vedere il servizio, dice proprio così. In realtà il dato citato è il numero totale di alunni iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado, non certo quello di nuovi alunni. Farebbe ridere, se non facesse piangere.
Davanti a questo colossale errore possiamo pure trascurare che 7.830.650 è più vicino ad 8 milioni che a 7, ma il servizio è talmente approssimativo da non sapere neanche approssimare al milione.
Possibile che nessuno si renda conto, tramite una stima degli ordini di grandezza, che il numero di alunni non può salire di 7 milioni in un anno, essendo la popolazione italiana circa 60 milioni?
Possibile che un giornalista non sappia nemmeno leggere e copiare correttamente un lancio di agenzia?
Possibile che il direttore non sia saltato sulla sedia sentendo “7 milioni di nuovi alunni”?
Possibile che un servizio in onda sul TG del primo canale della rete pubblica non venga controllato fino alla nausea da chi di dovere?
Possibile che il canone RAI vada a finanziare questo tipo di “giornalismo”?
Rimane solo una cosa da dire, e voglio farlo usando le parole del premier:
«Lei è un dipendente del servizio pubblico, SI CONTENGA!»
Sulla valutazione dei docenti
In questi giorni fa molto discutere la proposta datata 18 novembre 2010 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di avviare nelle scuole delle province di Torino, Napoli, Pisa e Siracusa, su base volontaria, due sperimentazioni del merito. Considerato che l’anno scorso noi studenti del L.S. Einstein di Milano avevamo osato valutare i docenti, con esiti a dir poco nefasti, vediamo cosa propone il Ministero.
Progetto sperimentale per la valutazione delle scuole
Le scuole saranno valutate prendendo in considerazione:
- il livello di miglioramento degli apprendimenti degli studenti, individuato attraverso i test INVALSI;
- una serie di indicatori (rapporto scuola-famiglia, rapporto scuola-territorio, gestione delle risorse, livelli di abbandono…) verificati da un team di osservatori esterni composto da un ispettore e da due esperti indipendenti che, al termine delle attività, proporranno una relazione complessiva.
Sulla base dei risultati ottenuti verrà formulata da una Commissione tecnica regionale una graduatoria finale.
Alle scuole che si collocheranno nella fascia più alta sarà assegnato un premio (fino ad un massimo di 70mila euro) da destinare esclusivamente al personale effettivamente impiegato nell’istituto durante il periodo di sperimentazione.
L’idea è interessante, ma presenta dei punti critici:
- Se una scuola fosse già al top, e dunque non fossero riscontrabili significativi miglioramenti nei risultati degli studenti, già bravissimi, la scuola verrebbe penalizzata, perché il “livello di miglioramento degli apprendimenti” (cioè il delta) sarebbe uguale a zero.
- Le risorse da destinare esclusivamente al personale: assolutamente NO! È un’iniziativa assurda per un Ministro che si dichiara contrario ai finanziamenti a pioggia. In una stessa scuola, mediamente ottima, ci possono essere insegnanti bravissimi e alcuni incapaci. Questo sistema di valutazione distingue tra scuole, non tra insegnanti. Dunque assegnare il premio al personale non ha senso: va assegnato alla scuola, con la destinazione esclusiva di spese di investimento (nuovi laboratori, informatizzazione, sperimentazioni a livello di istituto).
Progetto sperimentale per premiare i docenti migliori
In ogni scuola verrà costituito un “nucleo” composto dal Dirigente scolastico, da due docenti eletti dal Collegio dei docenti e dal presidente del Consiglio di Istituto in qualità di osservatore. Il “nucleo” avrà il compito di valutare i docenti che hanno aderito volontariamente alla sperimentazione.
La valutazione farà riferimento a due elementi:
- curriculum vitae;
- documento di valutazione.
In aggiunta a questi elementi il nucleo dovrà considerare anche i risultati di indagini realizzate per rilevare l’apprezzamento dei docenti da parte dei genitori e degli studenti. Sperimentare l’utilizzo di indicatori dell’apprezzamento da parte di genitori e studenti costituisce un elemento qualificante della sperimentazione, poiché rende la valutazione più completa, significativa e soprattutto non autoreferenziale.
Gli insegnanti meritevoli saranno individuati e premiati entro aprile/maggio 2011.
Una quota del 30% consentirà, inoltre, di rafforzare l’azione dell’INVALSI ed estendere ad altre materie e livelli scolastici l’utilizzo di test per la valutazione degli apprendimenti.
Innanzitutto la composizione del nucleo di valutazione mi lascia seriamente perplesso: perché il genitore presidente del Consiglio di Istituto non ha diritto di voto, e perché non è prevista la partecipazione degli studenti a questo organo?
Positiva invece la valutazione del CV e di un documento di autovalutazione di ciascun docente. Più importanti ancora le indagini tra studenti e genitori, le famigerate pagelle dei prof. È questo punto che fa davvero la differenza tra una valutazione e una finta valutazione, perché sono gli studenti a stare in aula ogni giorno con i propri professori e a saperli valutare meglio e nel dettaglio.
Certo è che questo progetto lascia un’enorme e pericolosa discrezionalità al nucleo di valutazione, composto da sole tre persone (forse facilmente influenzabili?), nella definizione dei criteri di valutazione e dei quesiti delle indagini. Il Ministero avrebbe fatto meglio a definire delle griglie e dei questionari standard, in modo da rendere le valutazioni il più uniformi possibili tra le scuole del territorio.
C’è anche da dire che la meritocrazia non deve soltanto premiare, ma anche punire. Infatti, con questo sistema i docenti peggiori, che non hanno l’interesse di migliorare e di percepire un’ulteriore mensilità, ma semplicemente quello di tirare a campare, potrebbero andare avanti tranquillamente a rovinare i propri studenti senza perdere né guadagnare nulla.
Detto questo, non sono aprioristicamente contro una forma di valutazione: secondo me vale la pena di sperimentare soprattutto la valutazione dei docenti, rilevarne i problemi e proporre dei miglioramenti. Per come è formulata ora la proposta, nessuno avrebbe da perderci. Sarei comunque contrario alla messa a regime della proposta as is, per le obiezioni sopra sollevate.
La foto del giorno

Bersani sul tetto della facoltà di architettura dell'Università La Sapienza di Roma. Da Repubblica.it.
Sul blocco delle gite
In questi mesi i docenti di parecchie scuole, in tutta Italia, stanno protestando contro il blocco degli scatti stipendiali mediante il rifiuto ad intraprendere viaggi d’istruzione.
Questa forma di protesta è legittima, poiché i docenti non sono tenuti a portare le classi in gita, senza contare che ormai non percepiscono più neanche la diaria: chi glielo fa fare? Trovo che la protesta sia giusta, poiché i prof. sono gravemente danneggiati sul piano economico e professionale dai tagli del governo. Questa azione, se diffusa, può avere una certa risonanza, andando a toccare gli interessi economici dei tour operator.
Anche all’Einstein alcuni docenti sono intenzionati a bloccare i viaggi: io sono solidale con loro. Un’azione di protesta condotta in questo modo, però, è destinata inesorabilmente al fallimento. Non c’è alcuna forma di sensibilizzazione nei confronti degli studenti e dei genitori: la versione fornita dai soliti spot governativi avrà così gioco facile: gli insegnanti comunisti e politicizzati sono solo una minoranza e protestano, danneggiando i ragazzi, per mantenere lo status quo e i loro privilegi. Noi stiamo facendo una riforma epocale, eccetera eccetera. Bisogna volantinare, informare studenti e famiglie, fare assemblee, pubblicare documenti di protesta sul sito della scuola; senza questo, cari prof., nessuno capirà la vostra protesta!
Anche i prèsidi dotati di un minimo di spina dorsale dovrebbero farsi avanti: il nuovo codice disciplinare gli impedisce addirittura di esprimere la propria opinione in pubblico. Che prezzo ha la propria dignità?
Detto senza ipocrisia, io non credo che rifiutarsi di portare i ragazzi in gita li danneggi in modo grave. Dalla mia esperienza scolastica ho capito che si impara di più da una lezione ben fatta che da un viaggio d’istruzione. In altre parole, ho perso da tempo la mia fiducia nel valore didattico di tali viaggi. Certo, agli studenti (me compreso) piacciono perché ci si diverte, ma non mi sembra un buon motivo per biasimare la protesta degli insegnanti. L’interesse comune va anteposto a quello personale: sono disposto a rinunciare a qualche gita per una buona causa, che è quella della scuola pubblica.
Riflettiamo: danneggia di più gli studenti il non andare in gita o un taglio da 7,8 miliardi all’intero settore dell’istruzione?







