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Fioroni: mi candido, ma anche no (scherzavo!)
Quando si dice avere le idee chiare. Il 12 giugno l’ex ministro dell’Istruzione del Pd, Giuseppe Fioroni, minacciava di candidarsi alle primarie del Pd (oh, no!) se Bersani non avesse ritrattato le sue dichiarazioni sulle coppie gay.
Il 13 giugno, ha cambiato idea (avrà letto il mio articolo?)
Contattato da IlSussidiario.net, Fioroni chiarisce di non aver avuto l’intenzione di lanciare una candidatura in alternativa a quella di Bersani: “Ho assunto questa presa di posizione ferma per impedire il solito refrain di una campagna elettorale su posizioni che non trovano corrispondenza nel vero, dando la sensazione che non si possa stare da cattolici nel Pd perché le posizioni del Pd sono altre. Credo e mi auguro” ha aggiunto “ sia la posizione che vorrà assumere Bersani”.
(da ilsussidiario.net)
Alle prossime elezioni politiche, Fioroni, che è deputato da tre legislature, non potrebbe più neanche candidarsi nel Parlamento nazionale ai sensi dell’art. 21, comma 3, dello Statuto del PD. È vero che per fare il Presidente del Consiglio non bisogna per forza essere parlamentare, però tale prassi è inusuale per un governo non “tecnico”.
Dai, Fioroni, vediamo quanti voti prendi.
L’ex Ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni, esponente dell’area moderata-cattolica del Pd, è pronto a candidarsi alle primarie del Pd se il segretario Bersani non ritratterà le sue dichiarazioni favorevoli ad una legge sulle coppie gay.
Appare del tutto folle che un partito che si dichiari progressista e “di sinistra” come il Pd insegua posizioni conservatrici e bigotte proprie di altri partiti che per fortuna stanno scomparendo: il Pdl e l’Udc. Mi auguro che Fioroni segua le orme dell’on. Paola Binetti e si iscriva ad un partito che meglio rispecchi le sue idee, e conduca da lì le sue battaglie politiche.
Sono molto curioso di sapere quanti voti possa ottenere una candidatura del genere. Ci sarà da divertirsi.
Caro-libri: una soluzione concreta
Come risolvere l’annoso problema del caro-libri nelle scuole? Da anni il prezzo della dotazione libraria in alcune classi è esagerato. A mio modesto parere la colpa è attribuibile anche ad un vergognoso cartello tra gli editori, che approfittando delle “riforme epocali” pubblicano a raffica nuove edizioni (non troppo dissimili una dall’altra) costringendo le famiglie a ricomprare i libri.
Ovviamente i soliti benpensanti si stracciano le vesti: le famiglie spendono migliaia di euro, per motorini, telefonini, vestiti di Prada, scarpe, in fondo 500€ per i libri di scuola cosa saranno mai, la cultura è un investimento e mi fermo qui per pietà. A questi sfugge il concetto di legalità: se il Ministero emana un provvedimento che dice che io non devo spendere più di 300€ per i libri di scuola, io ho diritto e pretendo di non spendere più di 300€ per i libri di scuola. Delle considerazioni filosofiche e culturali sull’importanza dei libri di testo non me ne può importare di meno (in questo contesto): le regole si rispettano. Punto.
Lasciamo stare la buffonata dei libri online (che in sé non sono una buffonata): secondo la legge 133/08 avrebbero dovuto essere obbligatori da quest’anno, ovviamente editori e insegnanti non sono pronti (ma va?), il termine è stato prorogato e con tutte le probabilità un libro digitale nelle aule italiane non lo vedremo mai. Le cosiddette “edizioni miste” sono un libro cartaceo abbinato ad un codice che in teoria dovrebbe essere utilizzabile per consultare del materiale presente in rete; in pratica questo materiale è spesso inaccessibile. Ci si chiede se questo non sia solo un espediente per mettersi in regola, o peggio, per alzare il prezzo del prodotto. La soluzione è lasciata al lettore come esercizio.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha cercato di mettere una pezza, dai tempi di Fioroni, imponendo dei tetti di spesa sui libri di scuola: in altre parole calmierando i prezzi. Una decisione sensata; del resto una soluzione di stampo liberista non sarebbe adottabile sul mercato dei libri di testo, che per sua natura è distorto: chi sceglie i libri non li compra, chi li compra non li sceglie.
Bene, problema risolto, no? No. Evidentemente i tecnici del Ministero non conoscono il malcostume italiano. È risaputo che se si istituisce una norma senza prevedere pene per i trasgressori, non c’è speranza che questa venga rispettata. E così molti consigli di classe, collegi docenti e presidi hanno continuato ad adottare libri senza premurarsi di stare nei tetti di spesa. Come è successo nella nostra scuola lo scorso anno. O peggio, i consigli di classe rispettano formalmente i tetti di spesa, mettendo in lista alcuni libri come consigliati e non come da acquistare; di fatto l’acquisto di tali libri è poi richiesto. Manovre da furbetti der quartierino, insomma.
Non si vuole fare di tutta l’erba un fascio: ovviamente esistono docenti e dirigenti che, conoscendo le norme della scuola, si premurano di farle rispettare. Ma non si può basare il funzionamento di una pubblica amministrazione solamente sulla buona volontà dei dipendenti (spesso encomiabile, talvolta carente). Insomma, bisogna “rinforzare” il provvedimento ministeriale.
Ovviamente né io né nessuno nella mia scuola ha il potere di farlo agendo “a monte”, ma solo il Ministero. Ma non mi sembra un buon motivo per stare con le mani in mano e lamentarsi del governo.
Ho dunque elaborato una proposta di delibera del Consiglio di Istituto, che nei suoi limiti può costituire una soluzione concreta. Primo, la scuola deve rispettare i tetti di spesa (ovvio); secondo, gli studenti sono tenuti ad acquistare solo i libri segnalati come “da acquistare” (ai limiti della tautologia); terzo, se i prezzi dei libri sforano i tetti la scuola rimborsa a ciascuna famiglia la differenza, ovviamente non coi soldi delle famiglie stesse; quarto, online vedi subito chi sfora e chi no.
Innanzitutto questa sarebbe una forma di garanzia forte per le famiglie, che vedrebbero riconosciuto un loro diritto in ogni caso. Dall’altro lato si responsabilizzerebbero docenti e dirigenti: se tu non rispetti le regole, sprechi soldi pubblici e gravi sulla collettività. L’obiettivo non è quello di dissanguare la scuola ogni anno a furia di rimborsi, ma quello di convincere (o costringere, in caso di penuria di risorse) docenti e dirigenti a rispettare una sacrosanta regola, se non altro per non essere di peso all’istituzione scolastica di cui fanno parte.
Bozza di delibera del Consiglio di Istituto sul prezzo dei libri di testo
- La scuola si impegna a rispettare i tetti di spesa, riferiti sia alla versione a stampa che a quella on line e mista, entro cui i docenti sono tenuti a mantenere il costo dell’intera dotazione libraria di ciascuna classe, fissati annualmente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con suo decreto.
- Come “dotazione libraria” si intendono, per ciascuna classe, i libri di testo esplicitamente segnalati come “da acquistare”. Gli studenti sono tenuti ad acquistare i soli libri di testo segnalati come “da acquistare” nella lista dei libri di testo della propria classe.
- A partire dall’anno scolastico 2012-2013, in caso di superamento dei predetti tetti di spesa, eventualmente maggiorati nei soli casi previsti dalla legge, la scuola si impegna a rimborsare a ciascuna famiglia la differenza tra il costo effettivo dell’intera dotazione libraria e il tetto di spesa relativo alla classe in corso, eventualmente maggiorato nei soli casi previsti dalla legge.
- Per il rimborso di cui al comma 3, la scuola non può attingere ai contributi versati dalle famiglie degli studenti.
- Sul sito web della scuola sono pubblicate le liste dei libri di testo per ciascuna classe, unitamente al costo totale di ciascuna dotazione libraria e al tetto di spesa riferito a ciascuna classe.
Aggiornamento: la proposta è stata respinta dal Consiglio di Istituto del Liceo Scientifico “Albert Einstein” il 29 settembre 2011, con il voto favorevole dei soli studenti.




