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Posts Tagged ‘finanza’

La bizzarra finanza einsteiniana

22 gennaio 2011 1 commento

Oggi si è riunita la Giunta Esecutiva del Liceo Einstein, della quale faccio parte, in preparazione al Consiglio di Istituto del 27 gennaio. Si è parlato soprattutto del Programma Annuale 2011, ovvero del conto preventivo, documento contabile in cui sono elencate tutte le entrate e le uscita della scuola previste per l’anno solare 2011. Nel seguito del post approssimerò le cifre alle migliaia per non appesantire la lettura.

Abbiamo eroso il nostro avanzo: rispetto all’avanzo di inizio 2010 che era di 227k, ci rimangono 177k. Che sarebbe anche una somma rispettabile, se non fosse che di questo avanzo 169k sono crediti nei confronti dello Stato (residui attivi), che non ci verranno liquidati o che lo saranno in minima parte. Tale credito era già presente gli anni scorsi ed è aumentato fino ad assumere dimensioni mostruose (ad inizio 2010 era di “soli” 108k). Sono le spese per le commissioni della maturità che abbiamo anticipato e che lo Stato non ci ha rimborsato. Non crescerà nei prossimi anni perché a pagare la maturità ci penserà direttamente il Tesoro.
Ci restano dunque 8k di avanzo (177-169). Ciò è accaduto perché ci sono state notevoli spese di investimento nei laboratori; si è dovuto coprire poi l’ammanco dovuto ai minori finanziamenti da parte dello Stato.

Vi è anche stata una flessione dei contributi volontari di 120€ da parte delle famiglie degli studenti: su 102k programmati (coerentemente con le entrate del 2009), ne abbiamo incassati 89k.

Ora, per complicare le cose, il sistema di assegnazione delle risorse da parte dello Stato è cambiato completamente.
Com’era: lo Stato trasferiva dei fondi non vincolati per il funzionamento e dei fondi vincolati per le attività di arricchimento dell’offerta formativa (Fondo d’Istituto o FIS) direttamente sul conto della scuola, che provvedeva a investirli autonomamente attingendo dalla propria cassa.
Com’è: lo Stato trasferisce alla scuola solo i fondi non vincolati necessari al funzionamento di base. Il FIS non è più nella diretta disponibilità della scuola, ma viene rilasciato dal Tesoro al personale che deve essere pagato su richiesta della scuola. Il FIS non è più iscritto a bilancio.
Cosa cambia: la scuola non dovrà più anticipare delle somme che verranno pagate in ritardo: buono. Il nuovo sistema provocherà un appesantimento delle procedure burocratiche e una minor trasparenza dei conti. Infatti prima tutti i flussi finanziari erano iscritti nel bilancio, unico e coerente. Ora invece il FIS è fuori bilancio e quindi è escluso dalla gestione del Consiglio di Istituto, che viene di fatto esautorato del suo potere economico. Chi decide allora come spendere il FIS? Il Collegio dei Docenti e le RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) della scuola in sede di contrattazione. Genitori e studenti sono esclusi dalla gestione di una fetta consistente della finanza scolastica. Come avrete capito arrivati a questo punto, è un colpo mortale all’autonomia delle scuole.
Ma c’è di peggio: se i fondi del FIS fossero insufficienti per coprire il pagamento del personale per tutte le attività (come da noi), si instaurerebbe un sistema ibrido: parte delle spese peserebbero sul FIS, e parte sul bilancio della scuola (che attinge, per esempio, dai contributi delle famiglie). La contabilità diventerebbe (e diventerà) folle e astrusa, data la mancanza di un unico documento che riassuma tutti i flussi finanziari e la molteplicità di organi, persone e interessi presenti nella gestione economica.

Di quali cifre stiamo parlando? Per il 2011 sono assegnati 30k per il funzionamento e 95k di FIS “virtuale” e “on demand” (questi ultimi 95k sono però gli 8/12 per i mesi da gennaio ad agosto; seguirà un ulteriore stanziamento). Sono pochi rispetto alle nostre esigenze; purtroppo non riesco a fare un confronto con il 2010 perché lo Stato gestirà alcune spese che invece prima gestivamo noi, perciò le entrate non sono direttamente comparabili.

Quali conseguenze comporterà questa sofferenza finanziaria? Innanzitutto tutte le spese sono state ridotte all’indispensabile. Il bonus di 200€ per gli studenti meritevoli (media ≥ 8 ) è a rischio, come lo sono i corsi per le certificazioni di lingua straniera. Le spese di investimento per il rinnovo dei laboratori semplicemente non esisteranno (per fortuna sono già state effettuate).

Questo sarà dunque il maggiore argomento di discussione del prossimo Consiglio: decidere le nostre priorità.

Contributo volontario: cos’è e perché ci serve

16 aprile 2010 3 commenti

banconoteCredo che sia il caso di fare chiarezza sul contributo volontario che viene richiesto dalle scuole, con un’attenzione particolare nei confronti del nostro Liceo. Questo a seguito delle domande che molti studenti quotidianamente mi rivolgono.

Che cos’è questo contributo? Sono dei soldi richiesti dalle singole scuole alle famiglie al momento dell’iscrizione. L’ammontare del contributo è deciso dal Consiglio di Istituto. Nella nostra scuola l’importo stabilito, ormai da anni, è di 120 €.

Allora partiamo proprio dalla circolare sulle iscrizioni (2010-02-22, n. 251) della nostra scuola, di quest’anno per l’A.S. 2010/2011. È importante distinguere il contributo dalle tasse: il contributo è volontario ed è incassato dalla scuola, le tasse scolastiche invece vanno allo Stato e sono obbligatorie (anche se ridotte per i meno abbienti). Nella circolare c’è scritto:

Il C.d.C. (refuso: è il Consiglio di Istituto) ha deliberato, nella seduta del 10/02 u.s., di richiedere il contributo di € 120,00 da versare sul c/c n. 22136204 (allegato) utile a supportare le spese per: il rinnovo dell’assicurazione contro gli infortuni e la R.C., l’acquisto di materiale didattico ad uso dei laboratori esistenti, le spese di funzionamento.

Bene, ma è importante conoscere un piccolo dettaglio: il contributo è totalmente volontario. E non certo perché lo dico io. Infatti la legge non permette alle scuole pubbliche di imporre tributi sulle famiglie degli studenti, ma solo di richiedere un’erogazione liberale. C’è da dire che la circolare non è proprio limpida su questo punto, ma è molto migliorata rispetto alle passate: la circolare n. 173 del 2009-02-02 (iscrizioni per l’A.S. 2009-2010) diceva: Verranno accettate solo le domande complete in ogni loro parte, firmate da entrambi i genitori e corredate di tutti i bollettini di versamento. Questo è chiaramente illegittimo e peraltro saremmo esposti a ricorsi e richieste di risarcimento da parte delle famiglie. La segreteria non può, dunque, rigettare delle richieste di iscrizioni perché prive del bollettino dei 120 € a favore della scuola.

Da che cosa è stato determinato questo cambiamento? In massima parte, da una delibera del CdI del 2010-02-10, sostenuta anche da me, che prevede che la «volontarietà» del contributo deve essere «esplicitata».

Come ho già illustrato, il contributo volontario è essenziale per il buon funzionamento della scuola, dal momento che lo Stato non ha intenzione di pagare i suoi debiti nei nostri confronti, che al 1° gennaio ammontavano a 107.768,70 € (proprio così, centosettemilasettecentosessantotto virgola settanta euro). Quindi è importante, anzi vitale, che ognuno paghi i 120 € annuali, in modo che il nostro prestigioso Liceo possa continuare a provvedere all’arricchimento dell’offerta formativa, all’innovazione tecnologica e al miglioramento dell’edilizia scolastica, voci di spesa su cui si è puntato molto negli ultimi anni.

Nel conto consuntivo 2009 i contributi “famiglie non vincolati” (tra cui c’è il contributo volontario) ammontavano a 116.695,00 €, circa il 18% delle entrate totali del Liceo (avanzo di amministrazione escluso). Una somma notevole, con la quale in una scuola si possono realizzare (e sono state realizzate) moltissime cose.

Una cosa che la circolare non dice e che invece è importante sapere è che il contributo volontario, se pagato per mezzo della banca o di un ufficio postale, è detraibile fino al 19% dalle tasse.

Buono scuola, ovvero come eludere la Costituzione

17 febbraio 2010 2 commenti
Roberto Formigoni e Silvio Berlusconi

Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, e Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Ho trovato sul sito di Luciano Muhlbauer, consigliere regionale del PRC, questo interessante documento, che vi invito a leggere: “Il finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia. I numeri, i trucchi e i privilegi.” (2009). Illustra il “modello Formigoni” per i finanziamenti pubblici alla scuola privata in barba all’articolo 33 della nostra Costituzione. Roberto Formigoni è l’attuale (ri)candidato del PDL per la Regione Lombardia, candidatura peraltro illegittima.

La Regione Lombardia ha istituito per gli studenti delle scuole private il “buono scuola”, tecnicamente chiamato “dote per la libertà di scelta”. La ratio di questo provvedimento è, in soldoni: “uno studente deve essere libero di scegliere se andare alla scuola pubblica o in una scuola privata; se la scuola privata richiede una retta, la Regione rimborsa le famiglie, perché se no non siamo tutti uguali”. Insomma, è una libertà di scelta pagata con i soldi dei contribuenti. Dal rapporto si evince che la Regione ha sborsato, nell’A.S. 2008/2009, 44.832.128,25 € di buono scuola per le famiglie degli studenti delle scuole private.

L’articolo 33 della nostra Costituzione stabilisce che:

[...] Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. [...]

L’operazione quindi è davvero ai margini della costituzionalità, se non oltre! Infatti il trucco usato da Formigoni e dalla sua combriccola è questo: le scuole private non vengono finanziate direttamente, ma il denaro viene dato alle famiglie, che poi lo useranno per pagare la retta delle scuole private. È un enorme regalo da parte della Regione ai ricchi e alle istituzioni scolastiche private. Ci sarebbero anche altre cose da dire, ma non mi dilungo, rimandando alla lettura del documento.

Tutto questo in tempi di crisi, mentre lo Stato non paga i suoi debiti nei confronti delle istituzioni scolastiche pubbliche.

Scuole in rosso: l'Einstein resiste!

15 febbraio 2010 3 commenti

Da tempo si leggono notizie (riporto il Fatto, ScuolaOggi, La Repubblica) che riportano che le scuole sono in grave difficoltà a pagare anche i servizi essenziali, a causa di enormi crediti, meglio detti “residui attivi”, da riscuotere presso il Tesoro.

Secondo Manuela Ghizzoni, Capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, il credito che le scuole vantano nei confronti dello Stato ha raggiunto complessivamente la cifra esorbitante di un miliardo di euro (sì, proprio 109 €!).

Ma cosa fa il ministero? Con la nota 9537 del 2009-12-14 dice questo:

I finanziamenti non vincolati dovranno essere impegnati al perfezionamento dell’obbligazione giuridica (es. contratto collettivo integrativo d’istituto, contratti di supplenza breve, contratti di servizio per la pulizia dei locali, ecc…).
Si segnala l’opportunità di applicare l’avanzo di amministrazione presunto, nell’entità pari al fondo di cassa al netto dei residui passivi, per far fronte ad eventuali deficienze di competenza.
L’avanzo di amministrazione determinato da residui attivi di competenza di questa Direzione Generale, va inserito opportunamente nell’aggregato “Z – Disponibilità da programmare”, fino alla loro riscossione.

Tradotto dal burocratese, vuol dire che le scuole non possono utilizzare i soldi dovuti dallo Stato, non ancora incassati (residui attivi), e  che devono “arrangiarsi” senza, con quello che hanno: l’avanzo di amministrazione degli anni precedenti (cioè il surplus finanziario degli anni precedenti).

Per cosa? Per coprire le spese di funzionamento, cambiando la destinazione originale di quelle somme, violando ogni regola! L’avanzo di amministrazione è infatti composto in gran parte dai contributi volontari che le famiglie versano alle scuole. Tale disposizione contraddice pertanto quanto affermato dal Ministero in precedenza, cioè che “eventuali contributi per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni possono dunque essere versati dalle famiglie solo ed esclusivamente su base volontaria”, e che “non è dunque consentito imporre tasse o richiedere contributi obbligatori alle famiglie di qualsiasi genere o natura per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico”. Insomma, i contributi delle famiglie, che prima servivano per arricchire l’offerta formativa, ora possono essere usati anche per coprire le spese ordinarie di funzionamento (supplenze brevi, Esame di Stato…), poiché il Ministero ha “congelato” i finanziamenti agli istituti.

Le scuole sono costrette ad anticipare i soldi delle famiglie per coprire delle spese che poi lo Stato dovrà (presumibilmente) rimborsare. E per fortuna che esistono i contributi volontari delle famiglie, altrimenti molti istituti sarebbero andati incontro ad un vero e proprio crack finanziario.

La situazione economica del nostro Liceo Einstein, per fortuna, non è drammatica come quella di altri istituti, avendo accantonato nei periodi di vacche grasse un’ingente ed esagerata quantità di denaro. Da un avanzo di 475.012,66 € registrato il 1° gennaio 2009, siamo scesi a 321.759,96 € registrati il 1° gennaio 2010. Questo cambiamento di rotta nella politica finanziaria della scuola (a mio avviso più che giusto!) è dovuto anche all’avvento del nuovo Preside prof. Edgardo Pansoni, subentrato in data 1° settembre 2009 alla prof. Maria Sebastiana Spoliti, che aveva guidato l’Istituto per ben 24 anni (dal 1985).

Bene, passiamo ad esaminare i nostri crediti nei confronti dello Stato (altresì detti residui attivi). Dal Programma Annuale 2010, approvato dal Consiglio di Istituto del 10 febbraio 2010, risultano ben 107.768,70 € nell’aggregato Z (“Disponibilità finanziaria da programmare”). Sono tutte somme che lo Stato ci deve e che non abbiamo ancora riscosso. Di tutti questi residui attivi, 75.687,80 € sono attribuiti all’Esercizio Finanziario 2009, mentre i restanti 32.080,90 € “resistono” e “invecchiano” addirittura dagli esercizi precedenti!
Questi soldi, come ho già detto, non sono programmabili e sono di fatto inutilizzabili fino alla loro riscossione.

Come avrete forse indovinato, la nostra ricchezza (e la nostra sopravvivenza…) dipende in larga parte dal contributo volontario delle famiglie, che ammonta a 120 € annui, per 895 studenti; se tutti pagassero, l’introito per questo Esercizio Finanziario sarebbe di 107.400 €. Beh, più o meno ci siamo: nel “pre-consuntivo” 2009 le somme accertate provenienti dalla voce “contributi famiglie non vincolati” ammontavano a 117.695,00 € (e gli studenti erano un po’ di più); per l’Esercizio Finanziario 2010 sono programmati 102.000,00 €.

Viene allora da chiedersi se la scuola pubblica sia ancora tale, visto che il funzionamento degli istituti dipende necessariamente dai contributi delle famiglie degli studenti. Miei cari Gelmini e Tremonti, rendete il dovuto.

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