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L’igiene scintillante del Liceo Einstein
Liceo Scientifico “Albert Einstein” di Milano, primo piano, 4 maggio 2012. Ma si sa, ogni scarrafone è bello a mamma sua…
Prenderli per sfinimento
Il Comitato degli Studenti (l’assemblea dei rappresentanti di classe e di istituto) del 21 dicembre 2011 ha deciso, all’unanimità, di riproporre al Collegio dei Docenti l’installazione dei distributori di preservativi ed assorbenti nei bagni della scuola.
Se da una parte giudico modeste le possibilità di successo dell’iniziativa dopo la recente bocciatura del Consiglio di Istituto, dall’altra sono favorevolmente sorpreso dalla decisione degli studenti, e credo che sia stata una mossa intelligente. In primis, fa sempre piacere sapere che la mia battaglia sia sostenuta anche dagli altri studenti.
Un secondo passaggio in Collegio Docenti (dopo quello dell’8 febbraio 2011, che ha respinto la proposta con 34 voti favorevoli, 16 a favore e 13 astenuti) potrebbe avere effetti diversi dal primo, per alcuni motivi.
- Il corpo docente è in parte cambiato: alcuni sono andati in pensione, altri sono arrivati e molti hanno cambiato scuola (e gioverebbe chiedersi il perché).
- È possibile che gli elementi più ostili alla nostra proposta non siano più attivi o nemmeno presenti.
- L’enorme esposizione e pubblicità che ha avuto il precedente caso e lo strappo istituzionale consapevolmente operato dal Dirigente Scolastico nei confronti del Consiglio di Istituto potrebbero aver fatto cambiare idea ad alcune persone.
- Ho ragionevoli motivi per supporre che siano in atto tensioni interne alla scuola, non trascurabili: i voti di “ripicca” potrebbero giocare a nostro favore.
- Gli organi collegiali si comportano in modo abbastanza strano; le persone possono accettare un argomento fallace oppure respingerne uno perfettamente corretto, votare in base a ciò che fanno i propri amici o semplicemente a caso. È anche accaduto (true story) che qualcuno, argomentando a favore di una propria posizione, l’abbia irrimediabilmente affossata a causa delle antipatie personali nei propri confronti. Del resto anche il Consiglio di Istituto, dopo aver votato per ben due volte a favore della famosa delibera, l’ha poi respinta (per motivi a me ancora oscuri): non posso escludere che un giorno questa volubilità volga a nostro favore.
Pertanto, starò a vedere. Non ho più la voglia, né per fortuna la responsabilità, di intervenire ancora sulla questione. È probabile (ma vorrei leggere quel verbale, un giorno) che il Consiglio di Istituto, annullando la delibera, abbia tentato una goffa azione di distensione nei confronti del Dirigente Scolastico. Insomma, ha accettato una tregua sfavorevole da una controparte che è nel torto. Questo atteggiamento è pericoloso, oltre che inutile. Ora che su quella delibera non c’è più nulla da perdere, conviene intraprendere la linea dura, arrivando anche alla rottura, in modo da rendere inutile l’azione del Consiglio di Istituto ed evidenziare tutte le scorrettezze che sono state compiute dal maggio 2010 fino al dicembre 2011.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Una soluzione per il fumo (che non è fumo negli occhi)
Credo di aver finito i possibili titoli con un gioco di parole riguardante il fumo: per fortuna anche il problema del fumo nella nostra scuola è avviato verso la soluzione definitiva. Finalmente una soluzione chiara, per niente fumosa! (ok, stop)
Proprio ieri una circolare del Preside operava la separazione dei cortili (detta così rievoca episodi biblici, ma vabbè): in un cortile vige il divieto assoluto di fumo, l’altro è aperto ai fumatori, che sono confinati in un preciso spazio. È in effetti la soluzione più logica, caldeggiata anche dagli studenti in Consiglio di Istituto. Infatti la linea rossa nell’altro cortile aveva ben poche speranze di essere rispettata. Certamente la messa in pratica può ancora essere migliorata, ma l’impostazione è quella giusta.
Questa soluzione impedisce l’entrata del fumo all’interno della scuola, e consente ai non fumatori di accedere al cortile senza dover inalare sostanze tossiche e cancerogene. Ringrazio di cuore gli studenti (specie quelli in Consiglio di Istituto), i docenti e i genitori che hanno fatto sentire la propria voce e hanno collaborato in questa piccola ma significativa battaglia per la salute di tutti.
Una wiki per la classe: un interessante esperimento didattico
L’idea di utilizzare una wiki di classe come piattaforma di apprendimento collaborativo non è nuova, ma vorrei parlare di un esperimento che mi riguarda da vicino. La nostra classe ha attivato ormai da un anno una propria wiki (link) sulla piattaforma Wikidot, dove raccogliamo appunti di varie materie. Avendo collaborato a Wikipedia, che è un progetto davvero ammirevole, sono incuriosito dalle applicazioni delle wiki anche in ambito didattico.
Ci siamo appoggiati a Wikidot, una piattaforma estremamente interessante, soprattutto per le wiki “educational“. Infatti la piattaforma permette di creare un sito pubblico, privato o con accesso ristretto e personalizzato con un qualsiasi numero di membri, ha 5 GB per i file, il supporto per le formule matematiche LaTeX (vedi matematica), note a pié di pagina, struttura ad albero, menu di navigazione, template, liste dinamiche di pagine, navigazione criptata, ecc.
L’idea di creare un sito del genere proviene dal nostro prof. di lettere. Infatti il lavoro più interessante è stato quello fatto sul latino. Al posto di tradurre ognuno tutti i brani, ci siamo spartiti (chi più, chi meno) le versioni da tradurre. Il risultato è una serie di testi latini con traduzione affiancata e note di analisi a pié di pagina (esempio). È possibile predisporre le pagine in modo che la grafica resti separata dai testi e che l’inserimento delle traduzioni sia molto semplice. L’elenco delle traduzioni è automatico e non va aggiornato ogni volte che si crea una nuova pagina nel giusto namespace (esempio). Con questo sistema abbiamo tradotto brani dell’Eneide di Virgilio, del De Catilinae coniuratione di Sallustio, alcune odi di Orazio e dei passi di Seneca.
Ci sono appunti teorici di italiano, latino, storia dell’arte. L’altro lavoro significativo è stato però quello della filosofia del quarto anno: abbiamo trascritto gli appunti della nostra prof. sul sito (si veda ad esempio Leibniz). Ciò comporta dei vantaggi:
- Si mettono in bella copia gli appunti presi in classe, per di più in comodo formato elettronico (a prova di cattiva grafia!). E se li perdi? Nessun problema: li ristampi!
- Gli appunti sono condivisi con tutti.
- Grazie a successive riletture, modifiche e integrazioni, si correggono le reciproche lacune e si giunge a una versione comune e definitiva, che è migliore degli appunti degli studenti presi singolarmente.
Ovviamente il gioco funziona fintantoché gli studenti collaborano tra loro e hanno tempo sufficiente per star dietro al sito. Altrimenti esso rischia di diventare un deposito di spezzoni incompleti, completamente inservibili. Non si pensi di poter inserire sul sito ogni cosa che si fa in classe: è necessario concentrarsi su poche materie o su argomenti selezionati.
Devo dire che la wiki, da quando è stata creata, ci è stata molto utile. Quasi tutti studiano sugli appunti sul sito, quando sono ben fatti. Il problema maggiore è però il poco tempo a disposizione e la scarsa collaborazione; del resto in classe non siamo tantissimi. Forse la riforma Gelmini, con le sue “classi pollaio”, renderà più fruttuosi questi esperimenti: avere 30 studenti invece che 18 fa una bella differenza.
Un altro piccolo ostacolo è stato quello di dover usare il wikitesto; infatti quasi tutti sono abituati ad usare editor WYSIWYG come Word (orrore!). Però almeno le cose più semplici si imparano in fretta, e comunque esiste una toolbar di formattazione.
In definitiva, la wiki può essere uno strumento decisivo per migliorare l’apprendimento della classe. Può però funzionare solo se gli studenti sono disponibili ad utilizzare parte del proprio tempo per i compagni (investimento che poi è ampiamente ripagato). Non è strettamente necessario che il progetto sia seguito da un docente: infatti soltanto il prof. di lettere ha seguito le sezioni di italiano e latino, mentre per gli appunti di altre materie (ad es. filosofia) ci siamo mossi in autonomia. Ci deve però essere qualcuno che sappia gestire tecnicamente il sito.
Il fumo si dirada
Relativamente al rispetto del divieto di fumo a scuola, dopo le mie ripetute mail al Preside, la situazione è sensibilmente migliorata da qualche giorno.
Infatti il 18 ottobre è stata diramata la circolare n. 66, che chiarisce dove è possibile fumare e dove no; in sintesi:
Le disposizioni operative, con obbligo di stretta osservanza per tutte le componenti, sono le seguenti:
1. all’interno dei locali scolastici è vietato fumare
2. all’esterno dei locali scolastici, il cortile interno potrà, come in passato, essere utilizzato
secondo, però, precise modalità [...]Obblighi per i fumatori
Essi dovranno fumare senza, però, oltrepassare la linea rossa.
Tale dislocazione deve impedire sia di convogliare il fumo verso l’ingresso, sia di costituire una potenziale occasione di “fumo passivo” a danno degli eventuali presenti.
L’inosservanza sarà sanzionabile a cura degli accertatori che, oltre al sottoscritto, sono stati da me prescelti e nominati con apposita determinazione dirigenziale notificata tramite albo e sito web. A tale proposito verrà inflitta la sanzione amministrativa pari ad € 55,00 (cinquantacinque)
La circolare dispone il posizionamento dei posacenere sulla linea rossa, creando una sorta di “barriera” ben visibile. L’effetto deterrente delle disposizioni e il posizionamento dei posacenere dovrebbero scoraggiare il fumo “abusivo” almeno nel breve periodo.
La circolare non risolverà definitivamente il problema (il divieto esisteva anche prima…), ma è necessario vigilare costantemente sul divieto e punire le eventuali infrazioni. Spero che così sia fatto.
Aggiornamento (25 ottobre): come sono stato stupido a credere che la circolare cambiasse davvero le cose. Oggi il piano terra della scuola era una camera a gas. Ricomincio con le mail.
Tanto fumo e poco arrosto
La situazione del rispetto del divieto di fumo a scuola non è migliorata dal precedente post. Ho scritto al Dirigente Scolastico, ai docenti incaricati della vigilanza e anche al Consiglio di Istituto, senza ottenere alcuna risposta. Nel frattempo all’interno della scuola dobbiamo tutti subire il fumo passivo che penetra dal cortile.
Perché il problema non è ancora stato risolto? Ma soprattutto, perché non ricevo alcuna risposta ai miei legittimi richiami alla normativa vigente? A cosa è dovuto questo ostruzionismo?
Ogni giorno in cui vedo qualcuno fumare entro la fatidica “linea rossa” (dal lunedì al sabato, dunque) scrivo una mail al Dirigente Scolastico Edgardo Pansoni e ai prof. incaricati della vigilanza sul divieto di fumo, proff. Albergati, Grosso e Mazzucchelli, nonché all’indirizzo di posta elettronica certificata della scuola, chiedendo che la norma venga fatta rispettare. Includo anche delle brevi citazioni da un documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul fumo passivo, tanto per accrescere i sensi di colpa.
Ad esempio oggi ho inviato questa mail:
Stamattina, come ogni mattina, ho notato che docenti, studenti e ATA fumano entro la linea rossa e a ridosso dell’entrata della scuola, infrangendo l’esplicito divieto ivi posto e permettendo al fumo di entrare nell’edificio scolastico.
Chiedo un vostro intervento.
“Ten per cent of the economic costs related to tobacco use are attributable to second-hand smoke. Tobacco use imposes both direct economic costs on society, such as those associated with treating tobacco-related diseases and indirect costs, such as those associated with reduced productivity or lost wages because of death or illness.”
(Organizzazione Mondiale della Sanità, “10 facts on second-hand smoke”)
http://www.who.int/features/factfiles/tobacco/tobacco_facts/en/index7.htmlPietro De Nicolao, V G
Liceo Scientifico “Albert Einstein”
Via Alberto Einstein 3, 20137 Milano
Fumus persecutionis

All’interno della nostra scuola vige, ovviamente, il divieto di fumo. Il divieto si estende anche alla parte del cortile interno più prossima all’entrata della scuola. La zona off-limits è delimitata da una linea rossa ben visibile dipinta sulla pavimentazione: al di qua non puoi fumare, al di là puoi fumare. Infatti entro la linea rossa sono affissi degli avvisi recanti il divieto di fumo. La ratio del divieto è quella di limitare l’ingresso del fumo all’interno dell’edificio scolastico: i fumatori devono tenersi a debita distanza.
Il nostro Dirigente Scolastico ha nominato quattro professori come funzionari incaricati di vigilare e contestare le infrazioni al divieto di fumo. La sanzione prevista, se non ricordo male, è una multa di 55€. Tutto a posto, quindi?
Per niente! Alla mattina e all’intervallo noto che studenti, collaboratori scolastici e docenti (oh, sì) fumano entro la linea rossa se non addirittura a ridosso dell’entrata. Il 20 settembre 2011 scrissi un’email al Preside, ai docenti incaricati e all’indirizzo di posta elettronica certificata della scuola chiedendo di contestare e perseguire le frequenti violazioni del divieto, ma ad oggi non ho ricevuto risposta.
La trasgressione del divieto pone due importanti problemi. Il primo è sanitario: è accertato che il fumo passivo è dannoso, e la scuola ha il dovere di proteggere la salute degli studenti che si trovano nell’edificio scolastico.
Il secondo problema è educativo: che credibilità ha un’istituzione educativa che istituisce un divieto senza poi farlo rispettare? Da questo punto di vista sarebbe meno dannoso e meno ipocrita rimuovere il divieto e permettere di fumare fino all’ingresso della scuola. Altrimenti il messaggio che si dà è molto chiaro: formalmente esistono delle regole, ma di fatto non esiste nessuno che controlla, dunque tutti sono liberi di trasgredire, anche a costo della salute altrui.
Che società potrà essere formata da una scuola che non ha il rispetto delle regole tra i suoi valori fondanti? Nessuna società, perché senza leggi non si dà società. Particolarmente grave è il comportamento di quegli adulti che trasgrediscono davanti ai ragazzi: l’esempio negativo, più che nel fumo in sé, sta nell’esplicita e impunita violazione di una regola della comunità di appartenenza.
Non vorrei essere equivocato: non ho intenzione di perseguitare i fumatori (non c’è fumus persecutionis, se mi concedete la battuta) né di proibire il fumo in ogni spazio aperto della scuola (tale proposta è già stata presentata e respinta dal Consiglio di Istituto). Desidero, anzi pretendo (perbacco!) che un divieto esistente sia scrupolosamente rispettato e che i trasgressori siano puniti a tutela della salute di tutti. Non sto dicendo “non puoi fumare”: sto dicendo “fuma pure se vuoi, ma un po’ più in là”.
L’espressione latina del titolo è volutamente distorta nel significato.







