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Svolta autoritaria al Liceo Einstein di Milano: genitori e studenti esclusi dai consigli di classe
Mentre la politica nazionale ci riserva delle belle sorprese, pare che la situazione nella mia ex scuola stia degenerando.
Con un provvedimento che si colloca ben oltre i confini della legalità e del buon senso, il Dirigente Scolastico Edgardo Pansoni ha convocato i Consigli di Classe senza i rappresentanti degli studenti e dei genitori. È davvero inaudito, e antidemocratico, che un dirigente impedisca ai rappresentanti eletti di svolgere il proprio ruolo istituzionale.
L’atto è in contraddizione con l’art. 5 del dlgs. 297/94 (T.U. sulla scuola), che stabilisce che facciano parte del consiglio di classe anche «due rappresentanti eletti dai genitori degli alunni iscritti alla classe, nonché due rappresentanti degli studenti, eletti dagli studenti della classe». Per non parlare dell’art. 9 del Regolamento di Istituto della scuola. La normativa prevede che il CdC chiuso per soli docenti si possa avere solo per «esercitare le competenze in materia di coordinamento didattico e di rapporti interdisciplinari e di valutazione periodica e finale». Non è questo il caso: basta guardare l’ordine del giorno.
Le regole si rispettano solo quando fa comodo?
Vedremo se i genitori e gli studenti dell’Einstein avranno il coraggio di reagire contro questa svolta autoritaria, o se la faranno passare sotto silenzio. Da parte mia, auspico che gli uffici competenti reagiscano con fermezza contro abusi di questa portata.
Ecco la circolare della vergogna:
Oops!… I Did It Again: caro libri al liceo Einstein di Milano
Ancora una volta il Liceo Scientifico Einstein supera i tetti di spesa stabiliti dal Ministero dell’Istruzione sui libri di testo: spese fuori controllo per le famiglie degli studenti. I docenti trasgrediscono impunemente il budget di spesa imposto loro dal Ministero dell’Istruzione, senza che la dirigenza glielo impedisca. Nessuna notizia nemmeno dal fronte dei rappresentanti dei genitori e degli studenti.
La prima segnalazione del problema caro-libri (insieme alla denuncia del Dirigente Scolastico all’Ufficio Scolastico Regionale) sortì effetti molto positivi nell’anno successivo, ma l’effetto deterrente non è durato.
I tetti di spesa stabiliti annualmente dal Ministero dell’Istruzione per i libri di testo di ogni tipologia di scuola sono “elastici”: possono essere superati fino al 10%, ma in questo caso il Collegio dei Docenti deve fornire un’opportuna motivazione e farla approvare dal Consiglio di Istituto (D.M. 43/2012). Il Consiglio di Istituto non ha, ad oggi, approvato alcuna deroga. Comunque, due classi superano il limite ben oltre il 10% di tolleranza.
Di seguito è riportata la tabella con il costo complessivo dei libri segnalati come “da acquistare” per ogni sezione, confrontati con quelli massimi previsti dal Decreto Ministeriale. Le classi che superano il limite entro il 10% sono colorate di grigio, quelle che lo superano oltre il 10% sono colorate di rosso. Il noioso lavoro di scaricamento delle liste e di calcolo è stato effettuato da Simone Fiorentino e successivamente ricontrollato da me.
| Classe | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |
| Max | € 320,00 | € 223,00 | € 320,00 | € 288,00 | € 310,00 |
| A | € 275,90 | € 129,55 | € 244,85 | € 204,75 | € 318,15 |
| B | € 252,75 | € 85,75 | € 282,85 | € 178,60 | € 286,15 |
| C | € 339,15 | € 134,55 | € 319,85 | € 204,35 | € 334,00 |
| D | € 348,75 | € 172,30 | € 290,05 | € 237,40 | € 320,00 |
| E | € 393,60 | € 130,95 | € 314,45 | € 277,95 | € 331,80 |
| F | € 353,95 | € 119,00 | € 268,45 | € 178,65 | € 277,30 |
| G | € 348,75 | € 108,85 | € 259,25 | € 222,05 | € 283,80 |
| H | € 340,40 | € 129,55 | |||
| I | € 337,25 | € 100,95 | |||
| L | € 111,75 | ||||
| M | € 106,85 |
11 classi superano complessivamente il limite di spesa; di queste, 2 prime lo superano di oltre il 10%. Le classi interessate sono solo prime e quinte.
La maggior parte degli sforamenti avviene nelle classi prime: questa è una bella vigliaccheria perché i “primini” e i loro genitori sono generalmente – senza offesa – quelli meno informati e che hanno meno strumenti per difendersi dagli abusi della scuola.
È così difficile capire che le disposizioni ministeriali vanno rispettate? Dinanzi a quest’ostinata e recidiva aggressione ai portafogli delle famiglie, ho denunciato oggi stesso la situazione all’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, come feci due anni fa.
Avanzai in Consiglio di Istituto, tempo fa, una proposta per la soluzione finale del problema caro-libri. Inutile dire che fu respinta.
Sbatti la scollatura in prima pagina – quando la circolare fa notizia
Tutto inizia con la circolare 255 del nostro Liceo Scientifico Einstein di Milano, “ispirata”, evidentemente, da qualche studentessa dell’Einstein dotata di una scollatura particolarmente ardita:
OGGETTO: abbigliamento consono
In concomitanza con il sopraggiungere di temperature ben superiori alla media reputo necessario ricordare agli studenti e alle studentesse la necessità di vestirsi in sintonia con il luogo frequentato (che non è né una palestra di aerobica ne un lido marino).
Confido nella consapevolezza dei miei studenti di utilizzare un abbigliamento adeguato.
Mi è già capitato di notare, senza bisogno di occhiali, un uso disinvolto di camicette dotate di vistose scollature.
Ritengo che l’abbigliamento, incluse le calzature, debba essere coniugato al comune senso del pudore.
Prenderli per sfinimento
Il Comitato degli Studenti (l’assemblea dei rappresentanti di classe e di istituto) del 21 dicembre 2011 ha deciso, all’unanimità, di riproporre al Collegio dei Docenti l’installazione dei distributori di preservativi ed assorbenti nei bagni della scuola.
Se da una parte giudico modeste le possibilità di successo dell’iniziativa dopo la recente bocciatura del Consiglio di Istituto, dall’altra sono favorevolmente sorpreso dalla decisione degli studenti, e credo che sia stata una mossa intelligente. In primis, fa sempre piacere sapere che la mia battaglia sia sostenuta anche dagli altri studenti.
Un secondo passaggio in Collegio Docenti (dopo quello dell’8 febbraio 2011, che ha respinto la proposta con 34 voti favorevoli, 16 a favore e 13 astenuti) potrebbe avere effetti diversi dal primo, per alcuni motivi.
- Il corpo docente è in parte cambiato: alcuni sono andati in pensione, altri sono arrivati e molti hanno cambiato scuola (e gioverebbe chiedersi il perché).
- È possibile che gli elementi più ostili alla nostra proposta non siano più attivi o nemmeno presenti.
- L’enorme esposizione e pubblicità che ha avuto il precedente caso e lo strappo istituzionale consapevolmente operato dal Dirigente Scolastico nei confronti del Consiglio di Istituto potrebbero aver fatto cambiare idea ad alcune persone.
- Ho ragionevoli motivi per supporre che siano in atto tensioni interne alla scuola, non trascurabili: i voti di “ripicca” potrebbero giocare a nostro favore.
- Gli organi collegiali si comportano in modo abbastanza strano; le persone possono accettare un argomento fallace oppure respingerne uno perfettamente corretto, votare in base a ciò che fanno i propri amici o semplicemente a caso. È anche accaduto (true story) che qualcuno, argomentando a favore di una propria posizione, l’abbia irrimediabilmente affossata a causa delle antipatie personali nei propri confronti. Del resto anche il Consiglio di Istituto, dopo aver votato per ben due volte a favore della famosa delibera, l’ha poi respinta (per motivi a me ancora oscuri): non posso escludere che un giorno questa volubilità volga a nostro favore.
Pertanto, starò a vedere. Non ho più la voglia, né per fortuna la responsabilità, di intervenire ancora sulla questione. È probabile (ma vorrei leggere quel verbale, un giorno) che il Consiglio di Istituto, annullando la delibera, abbia tentato una goffa azione di distensione nei confronti del Dirigente Scolastico. Insomma, ha accettato una tregua sfavorevole da una controparte che è nel torto. Questo atteggiamento è pericoloso, oltre che inutile. Ora che su quella delibera non c’è più nulla da perdere, conviene intraprendere la linea dura, arrivando anche alla rottura, in modo da rendere inutile l’azione del Consiglio di Istituto ed evidenziare tutte le scorrettezze che sono state compiute dal maggio 2010 fino al dicembre 2011.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
La guerra dei profilattici 4 – L’epilogo
Tra i miei (pochi) lettori c’era attesa per l’ultimo episodio della “saga dei profilattici”, per cui ecco a voi l’ultima puntata (link alle precedenti: 1, 2, 3).
Apprendo che il Consiglio di Istituto, nella seduta del 1° dicembre 2011, ha annullato con un suo voto la precedente delibera del 25 maggio 2010 riguardante l’installazione gratuita di distributori di preservativi ed assorbenti nei bagni della scuola, già riconfermata il 2 maggio 2011. L’annullamento è stato approvato con i soli 4 voti contrari degli studenti. La delibera era stata contestata più volte dal nostro Dirigente Scolastico prof. Edgardo Pansoni; tutte le risposte dell’USR alle mie e alle sue questioni gli hanno sempre dato torto.
La rinuncia da parte del Consiglio di Istituto ad una propria legittima e ripetuta deliberazione rappresenta, nella sostanza, non un reale indirizzo politico, ma un indebito passo indietro a favore di un preside che non ha mai accettato questa decisione.
Egli acquista, di fatto, un vero e proprio diritto di veto sulle delibere del Consiglio, diritto che non gli è concesso dalla legge. Quanto accaduto quella sera è un grave precedente per il Consiglio, che vede pesantemente sminuiti i propri poteri. Il messaggio che emerge, chiarissimo, è che il D.S. può disapplicare una legittima delibera del Consiglio di Istituto senza doverne rendere conto a nessuno, nemmeno ai suoi superiori che, a parte fornire dei pareri, non sono mai intervenuti.
Da uomo sinceramente convinto dell’alto valore della democrazia anche in ambito scolastico, rispetto anche quest’ultima decisione del Consiglio di Istituto, che comunque rappresenta tutta la comunità scolastica. La questione è stata ricomposta, nella forma e soltanto nella forma, con un nuovo voto dell’assemblea che l’aveva sollevata. Non posso tuttavia condividere tale decisione, perché dà un messaggio alquanto infelice sia sul piano politico sia su quello sanitario.
L’annullamento della delibera avviene poi, ironia della sorte, proprio nella giornata mondiale contro l’AIDS. In fondo, che cosa sarà mai il rischio di diffondere l’AIDS, rispetto a quello di scandalizzare i benpensanti?
Resto infine convinto della bontà della mia scelta di non ricandidarmi per rappresentare gli studenti in un organo che, ormai, non ha più una vera autonomia nei confronti del Preside. Impiegherò il mio tempo in modo più fruttuoso.
La guerra dei profilattici 3 – La diffida
Lettera inviata il 21 novembre 2011 al Preside e al Consiglio di Istituto (spero non vi siate persi le puntate 1 e 2!)
Milano, 21 novembre 2011
Alla cortese attenzione del D.S.
del L.S. “Albert Einstein” di Milano,
prof. Edgardo Pansoni
e, p.c.,
al Consiglio di Istituto
Oggetto: Diffida ad adempiere
Il Consiglio di Istituto del Liceo Scientifico “Albert Einstein” di Milano, nella seduta del 25 maggio 2010, approva una delibera concernente l’installazione di alcune distributrici di preservativi e di assorbenti nei bagni degli studenti all’interno dell’Istituto.
Il Dirigente Scolastico, prof. Edgardo Pansoni, dichiara, nella stessa seduta, di voler sospendere l’esecuzione della delibera fino a quando non avesse acquisito il parere dell’avvocatura dello Stato ovvero fino a quando non avesse ottenuto l’autorizzazione da parte dei competenti organi superiori.
La risposta al D.S. dell’USR Lombardia del 7 ottobre 2010 afferma che tra l’altro, la determinazione assunta dal Consiglio d’Istituto non parrebbe contraria a disposizioni sostanziali e procedimentali talché possa ritenersi palesemente illegittima e sarebbe stata assunta dall’Organo collegiale nell’ambito delle sue proprie competenze e nell’esercizio delle facoltà allo stesso attribuite dalla vigente normativa.
Il giorno 8 febbraio 2011 il Collegio Docenti esprime la propria contrarietà all’adesione della scuola alla campagna LILA; il 2 maggio 2011 il Consiglio di Istituto riconferma la delibera del 25 maggio 2010.
In data 7 maggio 2011, il D.S. disapplica la legittima delibera del Consiglio di Istituto con suo Decreto Dirigenziale. L’istituto dell’autonoma disapplicazione di una delibera di Consiglio da parte del Dirigente Scolastico, dal punto di vista giuridico, non esiste. Un atto amministrativo deve essere impugnato con processo amministrativo davanti all’autorità giudiziaria competente.
Infatti, in risposta al sottoscritto, l’USR Lombardia scrive la nota prot. MIURAOOUSPMI n. 10951 del 29 aprile 2011. Tale risposta cita l’art. 14, comma 7, del D.P.R. 275/1999, che recita: I provvedimenti adottati dalle istituzioni scolastiche, fatte salve le specifiche disposizioni in materia di disciplina del personale e degli studenti, divengono definitivi il quindicesimo giorno dalla data della loro pubblicazione nell’albo della scuola. Entro tale termine, chiunque abbia interesse può proporre reclamo all’organo che ha adottato l’atto, che deve pronunciarsi sul reclamo stesso nel termine di trenta giorni, decorso il quale l’atto diviene definitivo. Gli atti divengono altresì definitivi a seguito della decisione sul reclamo.
È chiaro che la delibera, ai sensi della citata normativa, sia diventata definitiva; la stessa nota aggiunge che nel momento in cui la deliberazione dell’Organo collegiale diventa definitiva essa può essere impugnata solo con ricorso giurisdizionale al TAR o ricorso straordinario al Capo dello Stato, rispettivamente nei termini di 60 e 120 giorni.
Non è stato intentato alcun ricorso al TAR o al Capo di Stato entro i termini sopra citati, che sono dunque scaduti inutilmente. Ma il ricorso amministrativo era l’unica via possibile di impugnazione della delibera: si conclude necessariamente che la delibera non è più impugnabile.
L’art. 396, comma 2, lettera c) del d.lgs. 297/94 afferma che al personale direttivo spetta curare l’esecuzione delle deliberazioni prese dal Consiglio di Istituto; pertanto non si comprende perché il Dirigente Scolastico non dia esecuzione ad una delibera del Consiglio di Istituto già esecutiva.
Inoltre, le motivazioni addotte nel Decreto Dirigenziale del 7 maggio 2011 varrebbero solo per l’installazione dei distributori di preservativi, la cui presenza può essere eventualmente ricondotta ad un preciso progetto didattico di competenza del Collegio Docenti; non possono comunque valere per l’installazione dei distributori di assorbenti, parte integrante della delibera su cui non vi è mai stato contenzioso.
Per questi motivi, il sottoscritto Pietro De Nicolao, studente del Liceo Scientifico “Albert Einstein” di Milano,
INTIMA E DIFFIDA
il Dirigente Scolastico del Liceo Scientifico “Albert Einstein” di Milano, prof. Edgardo Pansoni, ad adempiere all’esecuzione della delibera del Consiglio di Istituto del 25 maggio 2010, riguardante l’installazione dei distributori di preservativi ed assorbenti nei bagni della scuola, entro e non oltre 30 giorni dalla presente.
In fede,
Pietro De Nicolao
No, non credo che questa circolare abbia bisogno di commenti
Tanto fumo e poco arrosto
La situazione del rispetto del divieto di fumo a scuola non è migliorata dal precedente post. Ho scritto al Dirigente Scolastico, ai docenti incaricati della vigilanza e anche al Consiglio di Istituto, senza ottenere alcuna risposta. Nel frattempo all’interno della scuola dobbiamo tutti subire il fumo passivo che penetra dal cortile.
Perché il problema non è ancora stato risolto? Ma soprattutto, perché non ricevo alcuna risposta ai miei legittimi richiami alla normativa vigente? A cosa è dovuto questo ostruzionismo?
Ogni giorno in cui vedo qualcuno fumare entro la fatidica “linea rossa” (dal lunedì al sabato, dunque) scrivo una mail al Dirigente Scolastico Edgardo Pansoni e ai prof. incaricati della vigilanza sul divieto di fumo, proff. Albergati, Grosso e Mazzucchelli, nonché all’indirizzo di posta elettronica certificata della scuola, chiedendo che la norma venga fatta rispettare. Includo anche delle brevi citazioni da un documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul fumo passivo, tanto per accrescere i sensi di colpa.
Ad esempio oggi ho inviato questa mail:
Stamattina, come ogni mattina, ho notato che docenti, studenti e ATA fumano entro la linea rossa e a ridosso dell’entrata della scuola, infrangendo l’esplicito divieto ivi posto e permettendo al fumo di entrare nell’edificio scolastico.
Chiedo un vostro intervento.
“Ten per cent of the economic costs related to tobacco use are attributable to second-hand smoke. Tobacco use imposes both direct economic costs on society, such as those associated with treating tobacco-related diseases and indirect costs, such as those associated with reduced productivity or lost wages because of death or illness.”
(Organizzazione Mondiale della Sanità, “10 facts on second-hand smoke”)
http://www.who.int/features/factfiles/tobacco/tobacco_facts/en/index7.htmlPietro De Nicolao, V G
Liceo Scientifico “Albert Einstein”
Via Alberto Einstein 3, 20137 Milano





