Archivio

Posts Tagged ‘Costituzione’

Contributo scolastico: durissima nota MIUR contro i ricatti alle famiglie

10 marzo 2013 3 commenti

Berlusconi: "Vi restituirò il contributo volontario"Torno ad occuparmi, dopo pochi giorni, del “contributo volontario” richiesto da molte scuole alle famiglie degli studenti, talvolta con minacce e ricatti.

Infatti il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ancora guidato da Francesco Profumo (che rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti) ha emanato una durissima nota (la n. 593 del 7 marzo 2013) proprio su questo argomento. Non avevo mai visto un documento ufficiale così cattivo, e lo dice uno che non risparmia certo critiche a nessuno.

Il servizio delle Iene sui contributi scolastici deve aver fatto incazzare degli alti dirigenti ministeriali… come iene.

Il capo del Dipartimento per l’Istruzione, Lucrezia Stellacci, richiama la propria precedente circolare, deplora “comportamenti vessatori e poco trasparenti”, ribadisce il diritto ad un’istruzione gratuita ed obbligatoria ed arriva a citare l’art. 23 della Costituzione (“Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.“).

Il MIUR ritiene che “simili comportamenti, oltre a danneggiare l’immagine dell’intera amministrazione scolastica e minare il clima di fiducia e collaborazione che è doveroso instaurare con le famiglie” – argomento centrale del mio precedente post – “si configurino come vere e proprie lesioni al diritto allo studio costituzionalmente garantito”.

Continuano i (meritati) schiaffoni ai dirigenti irresponsabili: “subordinare l’iscrizione degli alunni al preventivo versamento del contributo non solo è illegittimo, ma si configura, per i soggetti che sono responsabili della gestione, come una grave violazione dei propri doveri d’ufficio“.

Invita infine i direttori degli Uffici Scolastici Regionali a verificare e punire gli abusi; auspica che i revisori dei conti svolgano specifici controlli sulle richieste di contributi alle famiglie.

Il sindacato FLC CGIL un anno fa guardava con fastidio – in nome di una mal interpretata autonomia scolastica – il fatto che il Ministero facesse il proprio dovere, richiamando i dirigenti alla legalità:

Noi riteniamo che le scuole della Repubblica abbiano tutti gli strumenti per autoregolarsi: sanno agire in trasparenza, sanno come chiedere, quando ne hanno necessità, piccoli contributi volontari alle famiglie degli alunni chiarendone la destinazione e rendicontando ai diretti interessati sul loro utilizzo.

Sì, certo, si è proprio visto come i presidi si sono autoregolati: con ricatti ed estorsioni alle famiglie… e la CGIL lo sapeva benissimo sin da allora. Poi però ci si lamenta delle vessazioni alle famiglie, quando non si è fatto nulla per punire i responsabili.

Gli abusi relativi ai contributi volontari sono ben noti da anni e i dirigenti scolastici che li compiono spesso si autodenunciano lasciando prove scritte, inconfutabili e pubbliche: le proprie circolari. Che cosa si aspetta? Applichiamo un po’ di meritocrazia: voglio vedere rotolare qualche testa!

Enza Blundo, la senatrice M5S che vuole cambiare la Costituzione senza averla letta

28 febbraio 2013 Lascia un commento

Come tutti sanno, tra i punti programmatici del MoVimento Cinque Stelle c’è la riduzione dei costi della politica.

Una neo-eletta senatrice M5S, Enza Blundo – insegnante di scuola elementare – si propone, nei primi giorni di governo, il sacrosanto intento di dimezzare deputati e senatori. Però non ha le idee molto chiare nemmeno sul numero dei propri colleghi.

Ironicamente, nel programma del MoVimento ci sarebbe anche questo punto:

• Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico

Un consiglio: prima di cambiare la Costituzione, sarebbe meglio leggerla.

Matrimoni gay: l’on. Bobba (PD) non ha letto la Costituzione

15 luglio 2012 Lascia un commento

Dopo i colleghi di partito D’Alema e Garavaglia, anche l’on. Luigi Bobba (PD) rilegge a modo proprio la Costituzione, anzi, la riscrive proprio.

Ecco come il deputato risponde ad una domanda che gli viene posta dal quotidiano online ilSussidiario.net:

Eppure è un fatto che nel Partito democratico ci siano due anime ben distinte. L’onorevole Garavaglia, ad esempio, ha dichiarato al nostro giornale che il Pd riconosce soltanto l’articolo 29, dove si dice che il matrimonio è quello fra uomo e donna.

E sono pienamente d’accordo con l’onorevole Garavaglia. Noi siamo il partito della difesa della Costituzione, e dunque non si vede perché gli articoli 29, 30 e 31 debbano essere omessi o dimenticati. L’articolo 29 recita che il matrimonio è solo l’unione fra un uomo e una donna e va rispettato.

Falso!

Falso!!

FALSO!!!

L’art. 29 della Costituzione dice una cosa molto diversa da quella affermata dal deputato:

Art. 29

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Dove l’articolo 29 reciti che l’unione matrimoniale possa sussistere solo tra uomo è donna, mi è ignoto.

Sbagliato!

Garavaglia: la Costituzione vieta i matrimoni gay. FALSO.

10 giugno 2012 1 commento

Sbagliato!Mariapia Garavaglia (senatrice del Partito Democratico) offre dalle colonne del Sussidiario.net una singolare interpretazione – falsa – della nostra Costituzione.

Non credo – replica la senatrice – che il Pd assumerà l’introduzione del matrimonio gay come propria battaglia. Il motivo è semplice: il mio partito ha fatto della difesa della Costituzione una priorità assoluta. E, nella nostra Carta fondamentale, l’articolo 29 afferma chiaramente che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna.

Forse converrebbe leggerla davvero, la Costituzione. Riporto l’art. 29 citato dalla senatrice.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Non mi sembra che nell’articolo compaiano le parole uomo o donna. Certo, la Costituzione non obbliga la legge a consentire i matrimoni omosessuali, ma nemmeno li vieta «chiaramente» come sostiene la sen. Garavaglia.

Forse Garavaglia e il compagno di partito D’Alema farebbero meglio a rileggersi la Costituzione, che dice quello che dice e – loro malgrado – non dice ciò che loro vorrebbero che dicesse.

Addendum: ecco un interessante commento sui matrimoni omosessuali, che fa riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale del 2010.

D’Alema reinventa la Costituzione

13 settembre 2011 3 commenti

Massimo D’Alema, 13 settembre 2011 (ANSA):

Il matrimonio ”come e’ previsto dalla Costituzione del nostro Paese, se non la si cambia, e’ l’unione tra persone di sesso diverso finalizzata alla procreazione. Tra l’uomo e la donna, questo dice la Costituzione

Ma la Costituzione non dice proprio questo:

Art. 29

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Art. 30

È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Non è presente il riferimento ad “unione tra persone di sesso diverso”, né la finalizzazione del matrimonio alla procreazione (i genitori devono mantenere, istruire ed educare i figli, non per forza procrearli!). Nemmeno si leggono le parole “uomo” o “donna”.

Ci si può interrogare su che cosa intendessero i Padri Costituenti per “matrimonio”, ma non si può sparare un polpettone ideologico concludendolo con “questo dice la Costituzione”. Se parli di Costituzione, voglio la citazione letterale con tanto di articolo e comma.

Al di là di quello che ognuno di noi pensi sui matrimoni gay, è intellettualmente disonesto sostenere la propria opinione, qualunque essa sia, con delle fonti false. Specie se si va a toccare la nostra amata Carta Costituzionale.

Aggiornamento: evidentemente non sono il solo a parlare di questo argomento. E D’Alema, almeno parzialmente, ritratta.

Un virile “me ne frego!”

3 dicembre 2010 Lascia un commento

Denis Verdini, da Wikipedia.Il Quirinale insiste sul rispetto delle prerogative del Capo dello Stato in caso di crisi di governo: nominare un nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri e decidere se sciogliere o meno le Camere.

Denis Verdini, coordinatore nazionale del Popolo delle Libertà (e già invischiato nell’inchiesta P3), risponde:

Noi sappiamo che il capo dello Stato ha le sue prerogative ma ce ne freghiamo, cioè politicamente riteniamo che non possa accadere questo, ovvero che il capo dello Stato, nelle sue prerogative, possa pensare che per risolvere i problemi di questo Paese si mandi a casa chi ha vinto le elezioni, Berlusconi e Bossi, e si mandi al governo chi le ha perse, Casini e Bersani. Anche i partiti hanno le loro prerogative.

Sul fatto che, in base alla Costituzione Italiana, nessuno “vinca” o “perda” le elezioni, e sulle prerogative del Capo dello Stato, avevo già scritto tempo addietro.

Sono davvero schifato.

Aggiornamento:

Non ho mai né pensato, né a maggior ragione detto che noi ce ne freghiamo delle prerogative del capo dello Stato.

La volontà degli elettori

19 agosto 2010 6 commenti

Immagine del ParlamentoL’onorevole Maurizio Gasparri dice che «Dal 1994 a oggi sono gli elettori a scegliere il nome del premier che guiderà il governo. Per questo ipotizzare governi “tecnici” e manovre di palazzo è fuori dalla democrazia sostanziale». Inoltre afferma che «Non può governare chi ha perso al voto».

L’art. 67 della Costituzione dice che «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Dunque un parlamentare non ha l’obbligo giuridico di essere fedele al suo partito e può esprimere un qualsiasi voto rappresentando la Nazione. È dunque il Parlamento, eletto «a suffragio universale e diretto», che rappresenta il popolo, non il governo.

Ai sensi dell’art. 92, poi, il Presidente del Consiglio dei Ministri è nominato dal Presidente della Repubblica, non certo dal popolo. Da ciò deriva che l’Italia è una repubblica parlamentare, non presidenziale. Il fatto che Berlusconi apponga sul simbolo del partito il suo nome è giuridicamente irrilevante: la Costituzione non può essere mutata se non con una legge di revisione costituzionale, ai sensi dell’art. 138 della stessa Carta.

L’art. 94 dice che «Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere». Dunque se il governo perde la fiducia del Parlamento, il Presidente della Repubblica può dare un nuovo incarico ad un’altra persona che costituirà un nuovo governo, che dovrà ottenere la fiducia da parte di Camera e Senato entro 10 giorni.

Il fatto che il premier non venga scelto direttamente dagli elettori implica che un premier non può, per definizione, “vincere” le elezioni, perché con le elezioni si elegge il Parlamento. Se nessuno vince, nessuno nemmeno “perde” le elezioni: può governare chiunque abbia ricevuto la nomina dal Presidente della Repubblica e abbia la fiducia del Parlamento, anche se secondo Gasparri ha “perso”.

Il concetto di “democrazia sostanziale” è aria fritta: contano solo le leggi scritte. Le regole del gioco non possono essere cambiate “implicitamente”.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 703 follower

%d bloggers like this: