Archivio
Contributo scolastico: durissima nota MIUR contro i ricatti alle famiglie
Torno ad occuparmi, dopo pochi giorni, del “contributo volontario” richiesto da molte scuole alle famiglie degli studenti, talvolta con minacce e ricatti.
Infatti il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ancora guidato da Francesco Profumo (che rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti) ha emanato una durissima nota (la n. 593 del 7 marzo 2013) proprio su questo argomento. Non avevo mai visto un documento ufficiale così cattivo, e lo dice uno che non risparmia certo critiche a nessuno.
Il servizio delle Iene sui contributi scolastici deve aver fatto incazzare degli alti dirigenti ministeriali… come iene.
Il capo del Dipartimento per l’Istruzione, Lucrezia Stellacci, richiama la propria precedente circolare, deplora “comportamenti vessatori e poco trasparenti”, ribadisce il diritto ad un’istruzione gratuita ed obbligatoria ed arriva a citare l’art. 23 della Costituzione (“Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.“).
Il MIUR ritiene che “simili comportamenti, oltre a danneggiare l’immagine dell’intera amministrazione scolastica e minare il clima di fiducia e collaborazione che è doveroso instaurare con le famiglie” – argomento centrale del mio precedente post – “si configurino come vere e proprie lesioni al diritto allo studio costituzionalmente garantito”.
Continuano i (meritati) schiaffoni ai dirigenti irresponsabili: “subordinare l’iscrizione degli alunni al preventivo versamento del contributo non solo è illegittimo, ma si configura, per i soggetti che sono responsabili della gestione, come una grave violazione dei propri doveri d’ufficio“.
Invita infine i direttori degli Uffici Scolastici Regionali a verificare e punire gli abusi; auspica che i revisori dei conti svolgano specifici controlli sulle richieste di contributi alle famiglie.
Il sindacato FLC CGIL un anno fa guardava con fastidio – in nome di una mal interpretata autonomia scolastica – il fatto che il Ministero facesse il proprio dovere, richiamando i dirigenti alla legalità:
Noi riteniamo che le scuole della Repubblica abbiano tutti gli strumenti per autoregolarsi: sanno agire in trasparenza, sanno come chiedere, quando ne hanno necessità, piccoli contributi volontari alle famiglie degli alunni chiarendone la destinazione e rendicontando ai diretti interessati sul loro utilizzo.
Sì, certo, si è proprio visto come i presidi si sono autoregolati: con ricatti ed estorsioni alle famiglie… e la CGIL lo sapeva benissimo sin da allora. Poi però ci si lamenta delle vessazioni alle famiglie, quando non si è fatto nulla per punire i responsabili.
Gli abusi relativi ai contributi volontari sono ben noti da anni e i dirigenti scolastici che li compiono spesso si autodenunciano lasciando prove scritte, inconfutabili e pubbliche: le proprie circolari. Che cosa si aspetta? Applichiamo un po’ di meritocrazia: voglio vedere rotolare qualche testa!
Del contributo scolastico, o di come le scuole tradiscono la fiducia degli studenti
Non è la prima volta che mi occupo dei contributi scolastici o “contributi volontari” in questo blog.
Per chi fosse arrivato ora, si dice contributo scolastico una donazione, di importo prefissato, che gli istituti scolastici possono richiedere alle famiglie dei propri studenti; i contributi scolastici si versano sui conti correnti delle scuole. Il contributo è cosa ben diversa dalle tasse scolastiche, che sono in genere di entità minore (meno di 20€ all’anno), sono obbligatorie e vanno versate allo Stato. Per le tasse scolastiche sono inoltre previste delle esenzioni per i meno abbienti.
Qual è il problema? I contributi volontari spesso sono fatti passare come obbligatori, alla stregua delle tasse.
Il concetto è stato ripetuto innumerevoli volte anche dagli alti dirigenti MIUR, ma pare che alcuni dirigenti scolastici non l’abbiano capito appieno. Rileggiamo tutti insieme, a voce alta, la FAQ del Ministero dell’Istruzione.
In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità, non è consentito richiedere alle famiglie contributi obbligatori di qualsiasi genere o natura per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro), fatti salvi i rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali ad es: assicurazione individuale degli studenti per RC e infortuni, libretto delle assenze, gite scolastiche, etc.). Eventuali contributi per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni possono dunque essere versati dalle famiglie solo ed esclusivamente su base volontaria. I contributi scolastici sono deliberati dai Consigli di Istituto. Il comma 622 della legge 27 Dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007), intervenendo nuovamente sul tema dell’innalzamento dell’obbligo di istruzione, della durata di dieci anni, ha tra l’altro stabilito che “resta fermo il regime di gratuità ai sensi degli articoli 28, comma 1, e 30, comma 2, secondo periodo, del Decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226″.
Oltre a ciò, raccomando anche la lettura della Circolare Ministeriale del Capo del dipartimento per l’istruzione Lucrezia Stellacci (2012-03-20), che ribadisce la volontarietà dei contributi scolastici.
Tutto questo è bastato? No. Un ottimo servizio delle Iene mostra che, a febbraio 2013, alcuni dirigenti scolastici continuano a richiedere un balzello obbligatorio mediante ricatti e minacce agli studenti e alle famiglie.
Ora, i dirigenti intervistati – di cui avrei evitato di oscurare la faccia – sono ignoranti o in malafede? Io propendo per la seconda ipotesi: infatti non cambiano idea nemmeno quando l’intervistatrice delle Iene mostra loro i chiarissimi testi normativi, fonti primarie per eccellenza, che dovrebbero dissipare ogni dubbio. Alcuni manifestano una spaventosa ignoranza giuridica: pensano che la delibera del Consiglio di Istituto sul contributo volontario possa scavalcare una disposizione di legge (la finanziaria 2007, approvata dal Parlamento); altri sono semplicemente arroganti.
L’imposizione fiscale, cioè la facoltà dello Stato di prendere parte della ricchezza privata dei cittadini per erogare dei servizi alla collettività, non è una cosa da prendere alla leggera: ha delle importanti implicazioni giuridiche, filosofiche, economiche e sociali. Nessuno si deve arrogare il diritto di imporre tributi, se non è autorizzato dalla legge.
La gravità del fatto, più che nell’entità delle somme estorte (che è pure abbastanza elevata: si arriva ai 200€ a testa), sta nell’abuso della fiducia che gli studenti e le loro famiglie ripongono nell’istituzione scuola. Una persona normale di solito non sta a chiedersi se ciò che fa la scuola sia legale o no, ma lo dà per scontato: se neppure la scuola si comporta secondo le leggi, chi diavolo dovrebbe farlo? La scuola deve essere autorevole, ma non lo è se abusa della propria autorità.
Non serve inventare nulla
Per essere un bravo rappresentante degli studenti spesso non serve inventarsi nulla. Basta trovare qualche norma favorevole e ostinarsi a farla applicare.
Questo è una delle cose che ho imparato nei due anni in cui ho avuto l’impegnativo incarico di rappresentare in Consiglio di Istituto gli studenti del mio liceo. Il punto è che gli studenti, di per sé, hanno poco potere rispetto alle altre componenti che rappresentano interessi contrapposti (docenti, preside). Difficilmente uno studente ha titoli per:
- giudicare la didattica dei docenti;
- fare critiche di merito sulle scelte di amministrazione della scuola.
È inutile tirare fuori dal cappello proposte velleitarie (risposta tipica: «chi sei tu per… ?»), ma occorre stare con i piedi per terra. È buona abitudine studiare la normativa e trarne fuori qualcosa di vantaggioso per sé. La maggior parte dei diritti degli studenti è già codificata in qualche testo normativo: basta saperlo trovare. La scuola – con tutti i suoi dipendenti – deve adeguarsi a tutte le leggi, i decreti, i regolamenti emessi dall’apparato statale. Ce n’è davvero per tutti i gusti: pensate che esiste una circolare ministeriale che impedisce di dare i compiti per il lunedì.
Contributo volontario: avevamo ragione (lo dice il MIUR)
È sempre un piacere sapere che qualcuno sostiene la tua battaglia sul contributo volontario delle scuole (1, 2, 3, 4). Alcune scuole usano veri e propri strumenti intimidatori per pretendere un contributo che non potrebbero imporre. Il contributo è peraltro utile, se non essenziale, al funzionamento degli istituti, ma la scuola non può minacciare azioni disciplinari contro chi decida di non pagare un contributo volontario!
Una circolare del Ministero dell’Istruzione del 21 marzo 2012 finalmente ribadisce la volontarietà dei contributi scolastici, che devono essere distinti dalle tasse scolastiche che invece sono dovute. I contributi non possono essere usati per l’ordinaria gestione della scuola, ma solo per l’arricchimento dell’offerta formativa. Le scuole devono poi indicare in modo trasparente come spendono i soldi delle famiglie. Insomma, cose risapute dagli addetti ai lavori, ma volutamente ignorate da molti istituti.
Il Ministero dell’Istruzione biasima ora la stessa situazione che i rappresentanti degli studenti dell’Einstein avevano denunciato più di due anni fa in Consiglio di Istituto.
Era infatti il 10 febbraio 2010 quando intervenivo in CdI segnalando per la prima volta il fatto, assolutamente disonesto e vergognoso, che il contributo di 120€ venisse fatto passare come obbligatorio ai fini dell’iscrizione (la circolare recitava: Verranno accettate solo le domande complete in ogni loro parte, firmate da entrambi i genitori e corredate di tutti i bollettini di versamento). Ricordo anche interventi di risposta piuttosto duri di alcuni docenti, che mi accusavano di boicottare finanziariamente la scuola. Come se fossimo stati degli evasori fiscali… ma l’onestà viene sempre prima delle esigenze finanziarie (almeno nella mia scala di valori). Il Consiglio di Istituto votò infine per specificare la volontarietà del contributo.
Il 15 febbraio 2011, cioè l’anno dopo, nonostante il voto di Consiglio la situazione non era granché migliorata, così scrissi una lettera all’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia segnalando la ripetuta scorrettezza nei confronti delle famiglie. Il 18 febbraio ecco pronta una circolare di rettifica!
Il nostro contributo volontario è di 120€, ma certe soddisfazioni non hanno prezzo…
Il contributo scolastico volontario (mani in alto e fuori la grana)
Continua la rapina gentile richiesta da parte delle scuole del “contributo volontario”, una generosa donazione delle famiglie per far funzionare gli istituti.
All’istituto tecnico Fazzini Mercantini (NA) la dirigenza ha accoratamente invitato le famiglie a compiere un volontario e – soprattutto – spontaneo gesto di cristiana carità: dare un contributo di 80€. Dalla loro circolare:
“la mancata presentazione entro il detto termine del 20.02.2012 di quanto sopra richiesto sarà considerata un’infrazione disciplinare a tutti gli effetti, con ripercussioni sulla valutazione del comportamento e quindi, sulla media dei voti e sull’ammissione alla classe successiva”
Più volontario e spontaneo di così…
Contributi volontari: aggiornamento
Un aggiornamento sul fronte contributi volontari: il Dirigente Scolastico, in seguito ad una mia richiesta indirizzata al Consiglio di Istituto, ha scritto in data 18 febbraio una nuova circolare che esplicita la volontarietà del contributo di 120€.
Contributo volontario di 120€: precisazioni
Avevo già scritto un articolo sul contributo volontario e su quanto fosse importante per il buon funzionamento della scuola, sperando che la situazione fosse ormai risolta. Ma per la sesta volta (dopo gli anni 2006, 2007, 2008, 2009, 2010) anche nel 2011 (circolare n. 228 del 10 febbraio 2011) il Liceo Scientifico “Albert Einstein” di Milano continua a richiedere un contributo di 120€ alle famiglie senza specificare che esso è volontario, in sprezzo delle indicazioni ministeriali e ad una delibera del Consiglio di Istituto del 10 febbraio 2010, caldeggiata dagli studenti.
In verità la scuola può richiedere obbligatoriamente una quota per coprire le spese sostenute direttamente dagli studenti. Ciò però non trova riscontro nei documenti ufficiali della scuola; tale quota informalmente si quantifica in 20€, ma in mancanza di indicazioni l’intero importo è da intendersi come volontario.
La delibera del Consiglio di Istituto è molto esplicita e non passibile di fantasiose interpretazioni:
Delibera n. 25: Contributo volontario iscrizioni a.s. 2010/2011
Tale contributo ammonta a Euro 120. Si precisa che la sua volontarietà dovrà essere esplicitata specificando che, alla fine di ogni esercizio finanziario, saranno rese note alle famiglie le spese coperte con tali contributi. Viene ribadito altresì che tali contributi sono destinati specificamente all’arricchimento dell’offerta formativa, all’innovazione tecnologica e al miglioramento dell’edilizia scolastica.
(Il Consiglio di Istituto approva all’unanimità)
Cosa dice invece la circolare sulle iscrizioni?
Il C.d.C. ha deliberato, nella seduta del 09/02 u.s., di richiedere un contributo di € 120,00 da versare sul c/c n. 22136204 (allegato) utile a supportare le spese per: il rinnovo dell’assicurazione contro gli infortuni e la R.C., l’acquisto di materiale didattico ad uso dei laboratori esistenti, le spese di funzionamento.
La circolare presenta innanzitutto un errore: non è possibile spendere i contributi volontari per le spese di funzionamento, ma solo per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni. Omette poi di dire che tale contributo è da intendersi su base volontaria. La cosa positiva è che sul sito abbiamo pubblicato come vengono spesi i contributi degli studenti.
Lo stesso Giovanni Biondi, uno degli alti dirigenti del Ministero dell’Istruzione, afferma che è illegittimo che una scuola chieda un contributo obbligatorio alle famiglie. Il contributo non è da confondersi con le tasse scolastiche che sono invece obbligatorie e vengono versate direttamente allo Stato.
Mi mobiliterò perché venga data applicazione alla delibera del Consiglio (presa peraltro all’unanimità!) e sia dunque esplicitato che il contributo volontario è volontario.
Aggiornamento: il DS ha scritto una nuova circolare specificando la volontarietà di tale contributo: tutto OK!



