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Ddl Aprea: “tagli” per i rappresentanti degli studenti e le assemblee scolastiche
Mentre illustri commentatori scolastici dibattono appassionatamente sulla finta rivoluzione digitale di Profumo, con libri misti che in verità sono cartacei e tablet solo per pochi, la Commissione Cultura della Camera dei Deputati prosegue l’esame di un disegno di legge che, se approvato, modificherebbe sostanzialmente gli organi collegiali della scuola e le modalità democratiche di partecipazione di studenti e famiglie.
Sto parlando del famoso progetto di legge 953 ex-Aprea (“Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali”), di cui ho pubblicato l’ultima versione che comprende gli emendamenti fino al 19 settembre 2012. Ho già analizzato in più occasioni il ddl: qui voglio raccontarvi che cosa prevede l’ultima versione del ddl.
Il punto cardine del provvedimento è l’autonomia statutaria delle scuole: tramite lo statuto esse potranno regolare la composizione e il funzionamento dei propri organi di gestione. Non vi sarebbe più una regolamentazione unica nazionale di organi come il Consiglio di Istituto (che diventa Consiglio dell’Autonomia), il Consiglio dei Docenti o i Consigli di Classe: tutto verrebbe rimesso ai singoli istituti scolastici.
Consiglio dell’Autonomia (ex Consiglio di Istituto)
Il Consiglio dell’Autonomia è l’organo collegiale più importante della scuola perché raccoglie le rappresentanze di tutte le componenti. Con gli ultimi emendamenti, l’impostazione base del CdA è pressapoco quella attuale, salve alcune differenze nella composizione. Riporto di seguito il passo più significativo.
1. Il Consiglio dell’autonomia è composto da un numero di membri compreso fra nove e tredici. La sua composizione è fissata dallo Statuto, nel rispetto dei seguenti criteri:
a) il dirigente scolastico è membro di diritto;
b) nelle scuole del primo ciclo la rappresentanza eletta dai genitori è paritetica con quella eletta dai
docenti;
c) nelle scuole secondarie di secondo grado la rappresentanza eletta dai genitori e dagli studenti – in numero pari per ciascuna delle due componenti – è complessivamente paritetica con quella eletta dai docenti;
d) del consiglio fa parte un rappresentante eletto dal personale amministrativo, tecnico e ausiliare;
e) il consiglio può essere integrato, con il voto favorevole di almeno i 2/3 dei componenti del consiglio stesso, da ulteriori membri esterni, scelti fra le realtà di cui all’articolo 1 comma 2, in numero non superiore a due, che non hanno diritto di voto.2. Le modalità di costituzione delle rappresentanze dei docenti, dei genitori e degli studenti sono stabilite dal regolamento di cui all’articolo 3, comma 1, lettera b). I membri esterni sono scelti dal consiglio secondo modalità stabilite dal suddetto regolamento.
3. Il Consiglio dell’autonomia è presieduto da un genitore, eletto nel suo seno. Il presidente convoca il Consiglio dell’autonomia e ne fissa l’ordine del giorno. Il Consiglio si riunisce, altresì, su richiesta del dirigente scolastico o di almeno la metà dei suoi componenti.
4. Il direttore dei servizi generali e amministrativi fa parte del Consiglio dell’autonomia senza diritto di voto con funzioni di supporto tecnico-amministrativo e svolge le funzioni di segretario del consiglio.
Gli emendamenti migliorano alcune “spigolosità” delle versioni precedenti: in particolare, ritorna la rappresentanza del personale ATA e si stabiliscono delle proporzioni precise nella rappresentanza delle componenti, che in pratica restano quelle attuali, se non si considera il fatto che diminuendo il numero dei consiglieri aumenta il peso del voto del dirigente scolastico, che è membro di diritto.
Ecco una composizione plausibile del CdA per una generica scuola superiore:
- Dirigente scolastico
- Direttore dei servizi generali e amministrativi (senza diritto di voto)
- 4 docenti
- 2 studenti
- 2 genitori (di cui uno è presidente)
- 1 ATA
- 2 eventuali membri esterni (senza diritto di voto)
Il CdA sarebbe composto così da 11 membri (12 o 13 con i componenti esterni). Se le rappresentanze dei docenti, studenti e genitori fossero invece dimezzate (2-1-1), il CdA si potrebbe costituire solo con la partecipazione obbligatoria di 2 membri esterni, per raggiungere il numero minimo di 9 membri: nella pratica, reputo improbabile che ciò avvenga.
Attualmente nelle scuole con più di 500 alunni il Consiglio di Istituto arriva fino a 19 membri. Si può discutere se sia meglio un Consiglio di Istituto “grande” o “piccolo”. Riducendo la rappresentanza delle componenti, non si risparmia niente: infatti nessun consigliere percepisce emolumenti per il proprio ruolo. Con le nuove regole sul dimensionamento scolastico, poi, una scuola può arrivare a contenere tranquillamente 1000 o 2000 studenti, con il doppio dei genitori e più di un centinaio di docenti. È giusto che 1000 studenti abbiano solo due rappresentanti di istituto? Secondo me, no.
Il Consiglio dei Docenti (ex Collegio Docenti) non subisce variazioni significative, a parte il fatto che il suo funzionamento, come quello di tutti gli organi, è rimesso allo Statuto della scuola.
Partecipazione di studenti e famiglie
Qui la situazione si fa molto fumosa e purtroppo il ddl rimane fortemente peggiorativo per i diritti di studenti e genitori. La normativa attuale dà ampi spazi di partecipazione alle due componenti e prevede le assemblee (che sono un diritto ben definito anche nei tempi) negli orari di lezione.
Il ddl Aprea abroga (art. 12) gli articoli del Testo Unico sulla scuola che sanciscono il diritto di assemblea di studenti e genitori. Con che cosa li sostituisce?
Resta innanzitutto il Consiglio di Classe, non più come organo partecipativo, ma come articolazione del Consiglio dei Docenti. Il ddl rasenta il paradosso con i commi 3 e 4 dell’art. 6, che si contraddicono in successione:
3. L’attività didattica di ogni classe è programmata e attuata dai docenti che ne sono responsabili, nella piena responsabilità e libertà di docenza e nel quadro delle linee educative e culturali della scuola e delle indicazioni e
standard nazionali per il curricolo.
4. Lo statuto disciplina la composizione, le modalità della necessaria partecipazione degli alunni e dei genitori alla definizione e raggiungimento degli obiettivi educativi di ogni singola classe.
Prima si dice che i docenti sono pienamente responsabili dell’attività didattica della classe, salvo poi dire che gli studenti e i genitori partecipano “necessariamente” alla “definizione e raggiungimento degli obiettivi educativi di ogni singola classe”, e quindi “interferiscono” per forza con l’attività didattica! Ma non erano i docenti ad essere responsabili di ciò? Boh!
Non si dice neppure se questa “necessaria partecipazione” si svolgerà attraverso la democratica elezione di rappresentanti di classe, o meno. Tutto dipende dagli Statuti. Studenti e genitori avranno diritto di voto nel Consiglio di Classe? Non lo sappiamo.
Il diritto di assemblea è eliminato e sostituito dal vago art. 7:
Le istituzioni scolastiche, nell’ambito dell’autonomia organizzativa e didattica riconosciuta dalla legge, prevedono forme di partecipazione alle attività della scuola degli studenti e delle famiglie, di cui garantiscono l’esercizio dei diritti di riunione, di associazione e di rappresentanza.
Lo Statuto potrebbe per esempio dire che gli studenti hanno diritto ad un’ora di assemblea di classe al quadrimestre. E sarebbe pienamente legittimo!
In conclusione, anche dopo gli ultimi emendamenti questo resta un provvedimento fortemente negativo per gli studenti, che dovrebbero contrastarlo in ogni modo per evitare che la loro voce negli organi istituzionali scolastici venga messa a tacere una volta per tutte.
Oops!… I Did It Again: caro libri al liceo Einstein di Milano
Ancora una volta il Liceo Scientifico Einstein supera i tetti di spesa stabiliti dal Ministero dell’Istruzione sui libri di testo: spese fuori controllo per le famiglie degli studenti. I docenti trasgrediscono impunemente il budget di spesa imposto loro dal Ministero dell’Istruzione, senza che la dirigenza glielo impedisca. Nessuna notizia nemmeno dal fronte dei rappresentanti dei genitori e degli studenti.
La prima segnalazione del problema caro-libri (insieme alla denuncia del Dirigente Scolastico all’Ufficio Scolastico Regionale) sortì effetti molto positivi nell’anno successivo, ma l’effetto deterrente non è durato.
I tetti di spesa stabiliti annualmente dal Ministero dell’Istruzione per i libri di testo di ogni tipologia di scuola sono “elastici”: possono essere superati fino al 10%, ma in questo caso il Collegio dei Docenti deve fornire un’opportuna motivazione e farla approvare dal Consiglio di Istituto (D.M. 43/2012). Il Consiglio di Istituto non ha, ad oggi, approvato alcuna deroga. Comunque, due classi superano il limite ben oltre il 10% di tolleranza.
Di seguito è riportata la tabella con il costo complessivo dei libri segnalati come “da acquistare” per ogni sezione, confrontati con quelli massimi previsti dal Decreto Ministeriale. Le classi che superano il limite entro il 10% sono colorate di grigio, quelle che lo superano oltre il 10% sono colorate di rosso. Il noioso lavoro di scaricamento delle liste e di calcolo è stato effettuato da Simone Fiorentino e successivamente ricontrollato da me.
| Classe | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |
| Max | € 320,00 | € 223,00 | € 320,00 | € 288,00 | € 310,00 |
| A | € 275,90 | € 129,55 | € 244,85 | € 204,75 | € 318,15 |
| B | € 252,75 | € 85,75 | € 282,85 | € 178,60 | € 286,15 |
| C | € 339,15 | € 134,55 | € 319,85 | € 204,35 | € 334,00 |
| D | € 348,75 | € 172,30 | € 290,05 | € 237,40 | € 320,00 |
| E | € 393,60 | € 130,95 | € 314,45 | € 277,95 | € 331,80 |
| F | € 353,95 | € 119,00 | € 268,45 | € 178,65 | € 277,30 |
| G | € 348,75 | € 108,85 | € 259,25 | € 222,05 | € 283,80 |
| H | € 340,40 | € 129,55 | |||
| I | € 337,25 | € 100,95 | |||
| L | € 111,75 | ||||
| M | € 106,85 |
11 classi superano complessivamente il limite di spesa; di queste, 2 prime lo superano di oltre il 10%. Le classi interessate sono solo prime e quinte.
La maggior parte degli sforamenti avviene nelle classi prime: questa è una bella vigliaccheria perché i “primini” e i loro genitori sono generalmente – senza offesa – quelli meno informati e che hanno meno strumenti per difendersi dagli abusi della scuola.
È così difficile capire che le disposizioni ministeriali vanno rispettate? Dinanzi a quest’ostinata e recidiva aggressione ai portafogli delle famiglie, ho denunciato oggi stesso la situazione all’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, come feci due anni fa.
Avanzai in Consiglio di Istituto, tempo fa, una proposta per la soluzione finale del problema caro-libri. Inutile dire che fu respinta.
Ddl Aprea 2: il porcellum scolastico
Il disegno di legge per la riforma degli organi collegiali della scuola continua la sua corsa alla Commissione Cultura della Camera. Avevo già parlato, a gennaio, del ddl Aprea, il disegno di legge all’esame della Camera che avrebbe rappresentato una seria minaccia per la democrazia scolastica.
Valentina Aprea (PdL), presidente della Commissione Cultura della Camera e relatrice del ddl, mantiene abusivamente il proprio posto da deputato: infatti dovrebbe dimettersi per incompatibilità con la carica di membro della giunta regionale della Lombardia. (Aggiornamento: si è dimessa dalla Camera con qualche mese di ritardo.)
La Commissione Cultura e Istruzione della Camera ha elaborato un nuovo testo unificato che mitiga alcuni aspetti dell’originale ddl Aprea, mantenendo purtroppo la stessa impostazione di fondo. È stata completamente eliminata la parte sulla chiamata diretta dei docenti da parte delle scuole, che aveva agitato i sindacati.
L’origine di tutti i mali del ddl è l’autonomia statutaria delle scuole. Continua a leggere…
Verifiche all’Einstein (for dummies)
Verifiche e interrogazioni: cosa possono e non possono fare gli studenti e i professori? Più volte degli studenti mi hanno chiesto cosa dicesse in merito Regolamento d’Istituto, e mi sono ritrovato a dare sempre le stesse risposte: ecco il perché di questo articolo. Consiglio caldamente di leggere con attenzione tutto il Regolamento, che si può trovare sul sito della scuola. Ho deciso di riportare integralmente gli articoli (che parlano abbastanza da soli) e un mio breve successivo commento.
Prenderli per sfinimento
Il Comitato degli Studenti (l’assemblea dei rappresentanti di classe e di istituto) del 21 dicembre 2011 ha deciso, all’unanimità, di riproporre al Collegio dei Docenti l’installazione dei distributori di preservativi ed assorbenti nei bagni della scuola.
Se da una parte giudico modeste le possibilità di successo dell’iniziativa dopo la recente bocciatura del Consiglio di Istituto, dall’altra sono favorevolmente sorpreso dalla decisione degli studenti, e credo che sia stata una mossa intelligente. In primis, fa sempre piacere sapere che la mia battaglia sia sostenuta anche dagli altri studenti.
Un secondo passaggio in Collegio Docenti (dopo quello dell’8 febbraio 2011, che ha respinto la proposta con 34 voti favorevoli, 16 a favore e 13 astenuti) potrebbe avere effetti diversi dal primo, per alcuni motivi.
- Il corpo docente è in parte cambiato: alcuni sono andati in pensione, altri sono arrivati e molti hanno cambiato scuola (e gioverebbe chiedersi il perché).
- È possibile che gli elementi più ostili alla nostra proposta non siano più attivi o nemmeno presenti.
- L’enorme esposizione e pubblicità che ha avuto il precedente caso e lo strappo istituzionale consapevolmente operato dal Dirigente Scolastico nei confronti del Consiglio di Istituto potrebbero aver fatto cambiare idea ad alcune persone.
- Ho ragionevoli motivi per supporre che siano in atto tensioni interne alla scuola, non trascurabili: i voti di “ripicca” potrebbero giocare a nostro favore.
- Gli organi collegiali si comportano in modo abbastanza strano; le persone possono accettare un argomento fallace oppure respingerne uno perfettamente corretto, votare in base a ciò che fanno i propri amici o semplicemente a caso. È anche accaduto (true story) che qualcuno, argomentando a favore di una propria posizione, l’abbia irrimediabilmente affossata a causa delle antipatie personali nei propri confronti. Del resto anche il Consiglio di Istituto, dopo aver votato per ben due volte a favore della famosa delibera, l’ha poi respinta (per motivi a me ancora oscuri): non posso escludere che un giorno questa volubilità volga a nostro favore.
Pertanto, starò a vedere. Non ho più la voglia, né per fortuna la responsabilità, di intervenire ancora sulla questione. È probabile (ma vorrei leggere quel verbale, un giorno) che il Consiglio di Istituto, annullando la delibera, abbia tentato una goffa azione di distensione nei confronti del Dirigente Scolastico. Insomma, ha accettato una tregua sfavorevole da una controparte che è nel torto. Questo atteggiamento è pericoloso, oltre che inutile. Ora che su quella delibera non c’è più nulla da perdere, conviene intraprendere la linea dura, arrivando anche alla rottura, in modo da rendere inutile l’azione del Consiglio di Istituto ed evidenziare tutte le scorrettezze che sono state compiute dal maggio 2010 fino al dicembre 2011.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Caro-libri: una soluzione concreta
Come risolvere l’annoso problema del caro-libri nelle scuole? Da anni il prezzo della dotazione libraria in alcune classi è esagerato. A mio modesto parere la colpa è attribuibile anche ad un vergognoso cartello tra gli editori, che approfittando delle “riforme epocali” pubblicano a raffica nuove edizioni (non troppo dissimili una dall’altra) costringendo le famiglie a ricomprare i libri.
Ovviamente i soliti benpensanti si stracciano le vesti: le famiglie spendono migliaia di euro, per motorini, telefonini, vestiti di Prada, scarpe, in fondo 500€ per i libri di scuola cosa saranno mai, la cultura è un investimento e mi fermo qui per pietà. A questi sfugge il concetto di legalità: se il Ministero emana un provvedimento che dice che io non devo spendere più di 300€ per i libri di scuola, io ho diritto e pretendo di non spendere più di 300€ per i libri di scuola. Delle considerazioni filosofiche e culturali sull’importanza dei libri di testo non me ne può importare di meno (in questo contesto): le regole si rispettano. Punto.
Lasciamo stare la buffonata dei libri online (che in sé non sono una buffonata): secondo la legge 133/08 avrebbero dovuto essere obbligatori da quest’anno, ovviamente editori e insegnanti non sono pronti (ma va?), il termine è stato prorogato e con tutte le probabilità un libro digitale nelle aule italiane non lo vedremo mai. Le cosiddette “edizioni miste” sono un libro cartaceo abbinato ad un codice che in teoria dovrebbe essere utilizzabile per consultare del materiale presente in rete; in pratica questo materiale è spesso inaccessibile. Ci si chiede se questo non sia solo un espediente per mettersi in regola, o peggio, per alzare il prezzo del prodotto. La soluzione è lasciata al lettore come esercizio.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha cercato di mettere una pezza, dai tempi di Fioroni, imponendo dei tetti di spesa sui libri di scuola: in altre parole calmierando i prezzi. Una decisione sensata; del resto una soluzione di stampo liberista non sarebbe adottabile sul mercato dei libri di testo, che per sua natura è distorto: chi sceglie i libri non li compra, chi li compra non li sceglie.
Bene, problema risolto, no? No. Evidentemente i tecnici del Ministero non conoscono il malcostume italiano. È risaputo che se si istituisce una norma senza prevedere pene per i trasgressori, non c’è speranza che questa venga rispettata. E così molti consigli di classe, collegi docenti e presidi hanno continuato ad adottare libri senza premurarsi di stare nei tetti di spesa. Come è successo nella nostra scuola lo scorso anno. O peggio, i consigli di classe rispettano formalmente i tetti di spesa, mettendo in lista alcuni libri come consigliati e non come da acquistare; di fatto l’acquisto di tali libri è poi richiesto. Manovre da furbetti der quartierino, insomma.
Non si vuole fare di tutta l’erba un fascio: ovviamente esistono docenti e dirigenti che, conoscendo le norme della scuola, si premurano di farle rispettare. Ma non si può basare il funzionamento di una pubblica amministrazione solamente sulla buona volontà dei dipendenti (spesso encomiabile, talvolta carente). Insomma, bisogna “rinforzare” il provvedimento ministeriale.
Ovviamente né io né nessuno nella mia scuola ha il potere di farlo agendo “a monte”, ma solo il Ministero. Ma non mi sembra un buon motivo per stare con le mani in mano e lamentarsi del governo.
Ho dunque elaborato una proposta di delibera del Consiglio di Istituto, che nei suoi limiti può costituire una soluzione concreta. Primo, la scuola deve rispettare i tetti di spesa (ovvio); secondo, gli studenti sono tenuti ad acquistare solo i libri segnalati come “da acquistare” (ai limiti della tautologia); terzo, se i prezzi dei libri sforano i tetti la scuola rimborsa a ciascuna famiglia la differenza, ovviamente non coi soldi delle famiglie stesse; quarto, online vedi subito chi sfora e chi no.
Innanzitutto questa sarebbe una forma di garanzia forte per le famiglie, che vedrebbero riconosciuto un loro diritto in ogni caso. Dall’altro lato si responsabilizzerebbero docenti e dirigenti: se tu non rispetti le regole, sprechi soldi pubblici e gravi sulla collettività. L’obiettivo non è quello di dissanguare la scuola ogni anno a furia di rimborsi, ma quello di convincere (o costringere, in caso di penuria di risorse) docenti e dirigenti a rispettare una sacrosanta regola, se non altro per non essere di peso all’istituzione scolastica di cui fanno parte.
Bozza di delibera del Consiglio di Istituto sul prezzo dei libri di testo
- La scuola si impegna a rispettare i tetti di spesa, riferiti sia alla versione a stampa che a quella on line e mista, entro cui i docenti sono tenuti a mantenere il costo dell’intera dotazione libraria di ciascuna classe, fissati annualmente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con suo decreto.
- Come “dotazione libraria” si intendono, per ciascuna classe, i libri di testo esplicitamente segnalati come “da acquistare”. Gli studenti sono tenuti ad acquistare i soli libri di testo segnalati come “da acquistare” nella lista dei libri di testo della propria classe.
- A partire dall’anno scolastico 2012-2013, in caso di superamento dei predetti tetti di spesa, eventualmente maggiorati nei soli casi previsti dalla legge, la scuola si impegna a rimborsare a ciascuna famiglia la differenza tra il costo effettivo dell’intera dotazione libraria e il tetto di spesa relativo alla classe in corso, eventualmente maggiorato nei soli casi previsti dalla legge.
- Per il rimborso di cui al comma 3, la scuola non può attingere ai contributi versati dalle famiglie degli studenti.
- Sul sito web della scuola sono pubblicate le liste dei libri di testo per ciascuna classe, unitamente al costo totale di ciascuna dotazione libraria e al tetto di spesa riferito a ciascuna classe.
Aggiornamento: la proposta è stata respinta dal Consiglio di Istituto del Liceo Scientifico “Albert Einstein” il 29 settembre 2011, con il voto favorevole dei soli studenti.
Caro-libri all’Einstein: la situazione migliora
Come feci l’anno scorso, anche quest’anno ho scaricato le liste di tutti i libri di testo adottati nelle classi del Liceo Einstein per l’anno scolastico 2011/2012, ho sommato i prezzi dei libri segnalati come “da acquistare” per ciascuna classe (sperando di non aver fatto errori) e conseguentemente ho confrontato queste somme con i tetti di spesa massimi stabiliti dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con Decreto Ministeriale 10 maggio 2011, n. 43, per le classi a vecchio (terze, quarte e quinte) e nuovo ordinamento (prime e seconde). I tetti di spesa sono riportati nella riga “Max”. Il decreto ministeriale stabilisce che tali tetti possono essere superati fino al 10% previa delibera del Collegio Docenti e del Consiglio d’Istituto, per gli istituti in cui sono previsti indirizzi sperimentali. Il Consiglio di Istituto non ha ancora ricevuto richieste in questo senso.
Sono sottolineate le somme che superano i tetti ministeriali non oltre il 10% (quindi potenzialmente “derogabili”). Nessuna classe supera il limite di più del 10%.
| Classe | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |
|---|---|---|---|---|---|
| Max | € 315,00 | € 220,00 | € 315,00 | € 284,00 | € 305,00 |
| A | € 296,40 | € 132,20 | € 207,80 | € 247,50 | € 333,30 |
| B | € 305,70 | € 154,30 | € 248,05 | € 216,45 | € 298,55 |
| C | € 308,40 | € 181,80 | € 277,60 | € 245,90 | € 303,25 |
| D | € 316,50 | € 121,60 | € 207,60 | € 182,55 | € 243,20 |
| E | € 344,60 | € 172,50 | € 303,30 | € 243,15 | € 306,55 |
| F | € 312,65 | € 117,80 | € 256,50 | € 195,90 | € 250,35 |
| G | € 339,75 | € 126,30 | € 244,20 | € 221,50 | € 267,05 |
| H | € 311,65 | € 170,05 | |||
| I | € 312,65 | ||||
| L | € 312,65 | ||||
| M | € 312,65 |
5 classi su 40, tre prime e due quinte, superano il tetto di spesa. la 1D e la 5E lo superano rispettivamente di 1,50 € e 1,55 € soltanto (spiccioli). La 1E è un bel po’ fuori, ma bisogna considerare che la E è la sezione con il francese, quindi c’è un libro in più da acquistare. Gli unici sforamenti sensibili e ingiustificati (almeno così appaiono) sono quelli della 1G e della 5A.
C’è anche da dire che il Ministero ha ritoccato verso l’alto i tetti di spesa per le classi riformate e non. Per le classi riformate, ciò è stato fatto perché ci sono delle materie in più: scienze e fisica sin dal primo anno. Per le classi non riformate, immagino che il Ministero abbia adeguato i tetti all’inflazione.
Comunque appare evidente la apprezzabile volontà della scuola di rispettare le norme vigenti e di tutelare gli interessi delle famiglie. La situazione è molto migliorata rispetto all’anno scorso, infatti ora solo 5 classi su 40 sforano di meno del 10%, mentre l’anno scorso 11 classi su 38 sforavano, e 7 di oltre il 10% della soglia prevista. L’anno scorso mi ero piuttosto arrabbiato e avevo scritto all’Ufficio Scolastico Regionale. Evidentemente è servito a qualcosa!
La situazione non è ancora del tutto regolare: questi sforamenti, anche se piccoli, devono essere approvati dal Consiglio di Istituto e dal Collegio dei Docenti. Emerge però un segnale positivo: il controllo ripetuto e puntuale degli studenti sugli atti della scuola è utile e può cambiare davvero qualcosa.
Come ho trovato il verbale del Collegio Docenti
Qualcuno mi ha chiesto come abbia fatto, nella cronaca della guerra dei profilattici e nella lettera all’USR, a linkare il verbale del Collegio Docenti dal sito della scuola. Nel modo più semplice.
Google:
verbale collegio docenti liceo einstein milano lila (link)
La guerra dei profilattici 2 – La cronaca
Credo che sia opportuno dare un resoconto ordinato e coerente dell’iter della famosa proposta di installazione di alcuni distributori di preservativi ed assorbenti nei bagni del Liceo Scientifico “Albert Einstein” di Milano. È un conflitto che ha coinvolto me, gli studenti, i docenti, i genitori, il Preside, il Consiglio di Istituto, l’Ufficio Scolastico Regionale e ora anche la stampa. La questione si è trascinata per quasi un anno e ha comportato reazioni spropositate rispetto all’importanza della proposta, trasformandosi in un vero conflitto di competenza istituzionale tra Preside, Consiglio di Istituto e Collegio Docenti.
Come ho sempre sostenuto, questo dramma collettivo che occupa inutilmente le nostre energie potrebbe essere risolto semplicemente rispettando la volontà della maggioranza, anche se legittimamente sgradita da altri.
Ecco dunque i fatti. Ho linkato tutti i documenti ufficiali pubblici, in modo che la maggior parte delle affermazioni siano verificabili.
- Maggio 2010: gli studenti rappresentanti in Consiglio di Istituto (tra cui me) propongono l’«installazione di alcune distributrici di preservativi e di assorbenti nei bagni degli studenti all’interno dell’Istituto, chiarendo che rientra in una campagna promossa dalla LILA (Lega italiana per la lotta contro l’Aids), che si tratterebbe di un servizio gratuito (le distributrici sono del tutto meccaniche e non hanno bisogno quindi di alimentazione elettrica) e che lo scopo della proposta è contribuire all’educazione dei giovani alla propria e altrui sicurezza.» (Dalla delibera del Consiglio di Istituto). Niente costi per la scuola, niente energia elettrica necessaria, recesso possibile in qualsiasi momento.
- 22 maggio 2010: il Comitato Genitori (l’assemblea dei rappresentanti di classe) «è favorevole a tale iniziativa che ritiene rientri nella funzione formativa della scuola nell’ambito del progetto salute/educazione sessuale» (dal verbale del Comitato Genitori).
- 25 maggio 2010: La proposta è esaminata in Consiglio di Istituto; i consiglieri si esprimono variamente. «Il Ds dichiara che, nel caso la proposta della LILA venga approvata dal CdI, sospenderà l’esecuzione della delibera fino a quando non avrà acquisito il parere dell’avvocatura dello Stato ovvero fino a quando non avrà ottenuto l’autorizzazione da parte dei competenti organi superiori. Al termine della discussione, il presidente sottopone alla votazione la proposta di installare 3 distributori di preservativi e assorbenti al 1°, 2° e 3° piano del Liceo. La proposta è approvata con 10 voti a favore e 4 contrari.» (Sempre dalla delibera del Consiglio di Istituto). Con l’approvazione del Consiglio di Istituto, organo di indirizzo politico della scuola, la questione parrebbe conclusa. In verità, è appena cominciata.
- 29 maggio 2010: parte dal Dirigente Scolastico una richiesta all’Ufficio Legale dell’Ufficio Scolastico Regionale sulla legittimità della delibera del Consiglio.
- 7 ottobre 2010: la risposta dell’USR arriva al Dirigente Scolastico, ma sarà resa nota al Consiglio solo il 27 gennaio 2011 (più di 3 mesi dopo).
- 17 gennaio 2011: Il Comitato degli Studenti (l’assemblea dei rappresentanti di classe) richiede esplicitamente al Dirigente Scolastico l’esecuzione di alcune delibere del Consiglio di Istituto, tra cui l’installazione dei distributori.
- 27 gennaio 2011: in Consiglio di Istituto (verbale) sono all’Ordine del Giorno le “delibere pregresse”, su richiesta degli studenti. Il Dirigente Scolastico legge la risposta dell’USR. Essa dice, tra l’altro, che «la determinazione assunta dal Consiglio d’Istituto non parrebbe contraria a disposizioni sostanziali e procedimentali talché possa ritenersi palesemente illegittima» e che essa è stata «assunta dall’Organo collegiale nell’ambito delle sue proprie competenze e nell’esercizio delle facoltà allo stesso attribuite dalla vigente normativa». Seguono dei consigli e delle indicazioni di merito affinché l’installazione sia accompagnata da un’opportuna campagna di informazione (ma come vedremo, il Collegio Docenti non recepirà quest’indicazione).
- 8 febbraio 2011: il Collegio dei Docenti esprime (9 mesi dopo la delibera del Consiglio di Istituto) parere contrario sull’iniziativa. «La proposta di adesione alla campagna della LILA viene posta in votazione e respinta con 34 voti contrari, 16 a favore e 13 astenuti» (dal verbale del Collegio Docenti). Come si deduce da sopra, tale parere non è affatto vincolante perché la competenza sulla questione è del Consiglio di Istituto (lo dice l’USR).
- 16 aprile 2011: il Comitato Genitori discute nuovamente della questione, riflettendo sul conflitto apertosi, e «accetta la proposta del consigliere Zambetti di presentare in Cdi una nuova delibera sulla questione, facendo riferimento alla mancata adesione del Collegio Docenti al progetto come motivazione per la non installazione dei distributori» (dal verbale del Comitato Genitori).
- 17 aprile 2011: dopo aver invano tentato di convincere il Preside ad applicare la delibera, per sbloccare la situazione invio un’email all’Ufficio Scolastico Provinciale, all’Ufficio Scolastico Regionale e al Ministero dell’Istruzione (nella speranza che almeno uno di questi mi risponda) segnalando l’inadempienza del Preside. Per conoscenza invio la mail anche al Preside stesso e al Consiglio di Istituto.
- 19 aprile 2011: la Giunta Esecutiva (senza che io abbia nemmeno dovuto chiederlo) mette all’Ordine del Giorno del successivo Consiglio di Istituto l’esecuzione della delibera del 25 maggio 2010.
- 2 maggio 2011: seduta del Consiglio di Istituto. Il Preside legge in Consiglio un suo Decreto Dirigenziale che illustra le motivazioni della disapplicazione della delibera: (in sintesi) l’installazione dei distributori rientra nella programmazione didattica nella scuola e come tale deve essere inclusa nel POF; ma solo il Collegio Docenti può scrivere e approvare il POF. Faccio notare che la delibera originaria non prevedeva alcuna modifica al POF, ma la semplice installazione di tali distributori. Alcune attività, come l’educazione sessuale per le seconde (Edusex) non sono incluse nel POF e vengono comunque effettuate. Alcuni consiglieri fanno notare che la delibera è stata assunta da un precedente Consiglio di Istituto, che poi si è rinnovato; essa potrebbe non esprimere il parere degli attuali consiglieri. Altri consiglieri ritengono inutile votare di nuovo, altri ritengono che il parere del Collegio sia comunque vincolante; perciò annunciano la loro astensione. Si procede dunque ad una votazione per abrogare la delibera del 25 maggio 2010. La proposta di abrogazione è respinta con 2 favorevoli, 8 contrari e 8 astenuti. La delibera è confermata e ancora valida.
- 3 maggio 2011: arriva dall’USR la risposta alla mia email del 19 aprile (non so se posso pubblicarla integralmente, quindi non lo faccio). La risposta cita l’art. 14, comma 7, del D.P.R. 275/1999: «I provvedimenti adottati dalle istituzioni scolastiche, fatte salve le specifiche disposizioni in materia di disciplina del personale e degli studenti, divengono definitivi il quindicesimo giorno dalla data della loro pubblicazione nell’albo della scuola. Entro tale termine, chiunque abbia interesse può proporre reclamo all’organo che ha adottato l’atto, che deve pronunciarsi sul reclamo stesso nel termine di trenta giorni, decorso il quale l’atto diviene definitivo. Gli atti divengono altresì definitivi a seguito della decisione sul reclamo.» Aggiunge che, una volta definitiva, la delibera del Consiglio può essere impugnata con ricorso giurisdizionale al TAR o con ricorso straordinario al Capo di Stato rispettivamente entro 60 e 120 giorni. Tali termini sono evidentemente scaduti per la delibera del 25 maggio 2010: quindi essa è definitiva. Evidentemente l’USR mi dà ragione.
- 4 maggio 2011: City (senza che io abbia contattato alcun giornalista) pubblica un articolo sulla questione preservativi, in modo piuttosto preciso e accurato.
Continua…
La guerra dei profilattici 1 – È la stampa, bellezza!
All’Einstein vietati i distributori di profilattici
Niente da fare. Il direttore scolastico quei distributori di profilattici nella sua scuola non li vuole proprio. Liceo scientifico Einstein, periferia sud-est. Con una delibera del Consiglio d’Istituto si approva l’introduzione di tre distributori nei bagni dei ragazzi: era il 25 maggio 2010. Ad installarli ci avrebbe pensato gratis la Lila, Lega italiana per la lotta contro l’Aids. Ma il direttore scolastico, Edgardo Pansoni, non ci sta. E invoca la risposta di organi competenti superiori. Così arriva la risposta dell’ufficio legale dell’Ufficio scolastico regionale: la decisione del Consiglio d’Istituto non può “ritenersi palesemente illegittima”. Ma poi arriva il Collegio dei docenti che l’8 febbraio 2011 blocca di nuovo tutto. Ora il rappresentante degli studenti, Pietro De Nicolao, ha inviato una lettera al ministero dell’Istruzione. E attende una risposta.
(da City, 4 maggio 2011)
Lodevole, nella sua brevità, l’esattezza e la precisione dell’articolo, a differenza di altri.
Ovviamente ci sono aggiornamenti rispetto alla situazione descritta dall’articolo, che non mancherò di pubblicare, insieme ad una cronaca completa del conflitto.




