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Sfilata di moda al Liceo Parini di Milano: modernità o aberrazione?

27 settembre 2011 8 commenti

Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità. (Ec 1, 2)

Sfilata di moda al Liceo Classico "Giuseppe Parini" di MilanoLo storico Liceo Classico “Giuseppe Parini”, in pieno centro di Milano, ha ospitato ieri (Corriere) una vera e propria sfilata di moda. L’iniziativa è stata della stilista Chiara Boni. Sono state scelte venti “modelle” pariniane più altre 10 esterne.

Ora 18, inizia la sfilata. Accompagnamento musicale a cura dei «Kaiserfall», band della scuola. Le ragazze scendono un po’ tese (ma si sciolgono poco a poco), come intermezzi ci sono i brani (tratti dal «Piacere» di D’Annunzio, da Goldoni, dal «Manifesto futurista», da una lettera di Pietro Verri alla figlia) recitati dai compagni. In cortile, il resto del liceo assiste allo show da due schermi al plasma.

Sarò uno zotico, ma non comprendo appieno il collegamento con la letteratura. Andiamo avanti.

Pare che l’iniziativa sia stata approvata con una maggioranza risicatissima sia dal Consiglio di Istituto, sia dai genitori. I dati vanno presi con le pinze perché non sono riuscito a trovare i verbali, e come è noto non ci si può fidare del Corriere quando parla di scuola. Cosa vuol dire “nulla osta dei genitori”? Del Comitato genitori, dell’Assemblea dei genitori, dei genitori in Consiglio di Istituto? Non è dato saperlo; ma non è questo il punto.

«Una piccola manifestazione di buon gusto e cultura», commenta il preside Carlo Arrigo Pedretti, visibilmente soddisfatto. «Ma questo è il Parini» e racconta di aver accettato la proposta di Chiara Boni perché «volevo svecchiare l’immagine del liceo classico e del mio in particolare». Analisi finale: «Questa iniziativa è un esempio della vita che va avanti, una proposta di riflessione sulla moda e sull’estetica».

Quando ho letto la notizia, sono inorridito. Chiunque mi conosca sa che non ho mai preso posizioni “bacchettone”. Ma la sola idea di trasformare una scuola in una passerella per sfilate di moda mi turba nel mio intimo. Non accetterei mai che l’Einstein promuovesse una sfilata di moda tra le studentesse mie coetanee, con l’approvazione del Consiglio di Istituto, del preside e dei genitori. Mi vergognerei a votare una cosa del genere. A proposito, i rappresentanti degli studenti in Consiglio di Istituto che cosa dicono?

Per non parlare degli “illustri” ospiti. Daniela Santanché? Salvatore Ligresti? Ci rendiamo conto di che personaggi siano costoro!?

Secondo il preside, la sfilata sarebbe un’idea per svecchiare la scuola. Posto che effettivamente la scuola è in molti suoi aspetti anacronistica, per “svecchiarla” bisogna intervenire pesantemente sulla didattica di tutti i giorni, proponendo dei nuovi metodi di insegnamento che integrino e sostituiscano almeno in parte la lezione frontale, che mostra gravi limiti. Gli studenti dell’Einstein hanno per due anni proposto la cogestione: per tre giorni all’anno studenti ed insegnanti insieme propongono delle idee per avvicinare la scuola al mondo della cultura, della scienza e della società civile in modo diverso dalle consuete lezioni curricolari. È certamente più difficile innovare la scuola che organizzare una sfilata di moda per una sera, ma presidi e insegnanti sono professionisti pagati anche per questo. Se questa è l’idea di modernità proposta dal prof. Pedretti, io mi tengo volentieri il vecchiume, grazie.

Quali sono i valori (parola abusatissima) che trasmette questo modello di scuola? È giusto essere disposti a tutto pur di guadagnare un articolo sulle pagine del Corriere di Milano, ad utilizzare le studentesse per un’operazione di marketing? È più importante per la scuola apparire o fare qualcosa di veramente importante per i propri studenti, magari ignorati dalla stampa?

La scuola deve essere “alla moda” per avvicinarsi ai giovani? No, questa è una solenne idiozia. La scuola deve essere giusta, sincera, onesta e umile. L’essere conta più dell’apparire.

Voi che cosa ne pensate?

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